mercoledì 20 maggio 2026

Madre Gea

Ridi, Madre Gea, per l'acquea manna che dal cielo giunta è ad assorbire le tue rughe e a ricomporre il tuo volto in una morbida distesa di suolo.

Ridi, Madre Gea, ancora per un attimo: il sole, che come cristalli brillare fa le gocce da te non assorbite, presto le farà evaporare e tornerà sul tuo viso ad incidere solchi, crepe, rughe.

Ridi, Madre Gea, perché anche nell’ora in cui Febo coi suoi raggi più ti surriscalderà, allegro conforto ti darà la certezza che la notte presto verrà con la sua frescura a rinfrancarti.

Sorridi, Madre Gea, perché chi riconosce in te una dea lo fa per proteggerti e non per cercare aiuti da te.

Sorridi, Madre Gea, perché in questo minuscolo punto dell’Universo c’è ancora qualcuno che mira a tutelarti e non a distruggerti.

Sorridi, Madre Gea, perché chi ti è devoto respira con te, ride con te, piange con te, sorride con te.


A Mary Hanne Porcu, in occasione del suo 47° compleanno.

domenica 17 maggio 2026

Ricordi vestiti di spine

Ricordi vestiti di spine: l’assenza non li rende meno dolci ma è una dolcezza che punge e lacera l’anima di chi li accarezza specchiandosi nell’abissale vuoto che si è aperto in lui.

Ricordi vestiti di spine: aculei che sono rimorsi e rimpianti per non avere riempito abbastanza d’amore, premure e attenzioni la vita di chi vita non ha più.

Ricordi vestiti di spine: sorrisi grati e commossi, che chi è rimasto a piangere rivolge a chi l’ha lasciato dopo avergli tanto donato; mesti sorrisi accompagnati da lacrime amare, zampillanti dagli occhi, riganti le gote e increspanti la bocca; sorrisi che non rivelano più gioia ma solo dolente tristezza.

Ricordi vestiti di spine: grani di un rosario da recitare fino alla fine dei giorni terreni, fino all’Amen finale.

giovedì 14 maggio 2026

Ricordi

Sedimenti che non pesano, non pietre tombali ma humus in cui presente e futuro affondano le loro radici.

Frammenti di vita, non spettri che incutono il terrore dell'irreversibilmente andato e perduto ma angeli che col loro battito d'ali infondono la confortante essenza della presenza nel cuore.

Letture di vita sempre ripetibili, non pagine di opuscoli finiti in soffitte o al macero ma nitidi caratteri di libri sempre aperti da cui possiamo anche scoprire particolari un tempo sfuggiti e fare i conti con essi o trarne conforto

Epitaffi di esistenza, non memorie di morte ma vincoli di vita che ci danno sostegno nel nostro proseguire nel mondo. 

lunedì 11 maggio 2026

Regalare al mondo

Regalare al mondo gioielli preziosi significa donargli caduca materia che in fondo il mondo aveva già.

Regalare al mondo il nostro estro significa donargli solo vanità, di cui in fondo non sa che farsene.

Regalare al mondo i nostri dolori significa donargli lacrime ed urla che nell'indifferenza si dissolveranno.

Regalare al mondo un'emozione significa donargli un che di contagioso che forse un po' lo migliorerà. 

venerdì 8 maggio 2026

Radici

Radici che vincono la resistenza del suolo, a volte soffice e generoso, a volte arido o pietroso.

Radici che prendono acqua, nutrimento, da strati di terra nascosti al sole, da geologici magazzini preservatori di cibo.

Radici che portano vita a tronchi, rami, foglie, che traggono da questi canali l’energia necessaria a produrre frutti.

Radici vegetali: fondamenta di piante, in quel meraviglioso cantiere che è la Natura.

Radici umane: cromosomi che si tramandano nell’atto del concepimento; educazione di madri e padri; racconti di nonne e nonni; testimonianze del passato, monumenti e libri.

Radici dell’acqua: fonti, sorgenti, da cui scaturisce il flusso iniziale che dà vita a ruscelli, a fiumi, a laghi, mari oceani.

Radici come fonti, da cui tutti veniamo, a cui tutti, prima o poi, attingiamo. 

mercoledì 6 maggio 2026

Raccontare noi stessi

Raccontare noi stessi, il nostro scorrere nel tempo, il nostro saltare da un giorno all'altro come da una zattera all'altra nel mare della vita: giorni che sono granelli di sabbia, che scorrono, scorrono, scorrono.

Raccontare noi stessi su pagine e pagine, anch'esse granelli di sabbia, che scorrono, scorrono, scorrono.

Raccontare noi stessi ricorrendo a teorie di frasi che intrecciamo in filamenti che sono frammenti, molecole di memoria che vogliamo affidare a quell'abisso oscuro che chiamiamo Eternità: frammenti di scritti o di affabulazione che sono proiezione del nostro desiderio di sopravvivere oltre l'Oltre.

Raccontare noi stessi, fissare su carta o su hard disk le nostre idee e le nostre azioni, i nostri sentimenti e le nostre riflessioni, col rischio sempre incombente di mentire a noi stessi per presentarci migliori di quanto siamo stati o siamo all'incerto appuntamento coi posteri o con l'oblio.



lunedì 4 maggio 2026

Quando un vecchio

Quando un vecchio cade, incurvato dal peso degli anni, lungo il sentiero della vita nel punto che per lui significa la parola "fine", è come un albero che s'accascia al suolo dopo aver dispensato al mondo frutti e semi.

Quando un vecchio chiude i suoi occhi stanchi per l'ultima volta, dopo essersi lasciato inondare dalla per lui ultima luce terrena, è come una lanterna che si spegne e che non potrà più indicare la rotta a passanti spesso distratti, che non sanno dove vanno, che non vogliono sapere dove andare.

Quando un vecchio cede all'inevitabile ciclo della Natura e lascia il posto a chi ha ancora della strada da fare, a chi si è appena incamminato su quella strada, l'Umanità indifferente viene privata di un'altra fonte di esperienze, di un altro libro da cui apprendere elementi di vita: che pochi saggi e illuminati ne preservino nel ricordo azioni e racconti, veri e propri semi da immettere con grato amore del loro terreno della loro vita e da far crescere e germogliare sotto forma di lezioni da cui si è imparato ad essere migliori.


mercoledì 29 aprile 2026

Quando la spiaggia scotta

Quando la spiaggia scotta, arroventata dal sole, i granelli di sabbia sono aghi arroventati sotto le palme dei piedi.

Ma le onde che a due passi spumeggiando offrono la salvezza dal rovente tappeto.

Con la loro spuma sommergono dita e talloni, offrendo rifugio e refrigerio mentre orme si imprimono sulla molle e fresca battigia: calco che il disco solare non cuocerà trasformandolo in naturale scultura; calco che l’alta marea livellatrice farà presto sparire ripristinando sul lieve pendio la tabula rasa di sabbia compatta, che altri piedi calpesteranno, inconsapevoli di tracce destinate a sparire.

Quando la spiaggia scotta, diventa di dolore metafora: dolore dove si posano i passi nei tristi giorni di lutto.

L’ombrellone dell’affetto e della vicinanza di persone a te care ti ripara dal sole dello strazio ma non rende meno infuocata la sabbia che ormai sarà il tuo camminamento.

Puoi solo rifugiarti nella battigia dei ricordi in cui posare i tuoi piedi, con le onde che lambiscono le tue caviglie; imprimi nell’umida sabbia delle orme che forse l’alta marea cancellerà ma il tuo sguardo verso profondità che raggiungere non puoi, non puoi ancora, riesce a vedere orme indelebili, che il flusso e il riflusso del mare non cancelleranno, orme di chi ti ha lasciato dopo averti tanto amato.

domenica 26 aprile 2026

Qual è l'odore della notte?

Qual è l'odore della notte, quando il sole non inonda più l'aria coi suoi profumi di luce e di attività?

Qual è l'odore della notte, quando il fresco effonde la sua fragranza su tutto ciò che è all'aperto, su tutto ciò che non è chiuso?

Qual è l'odore della notte, quando ti affacci alla finestra per respirare una quiete che forse non riesci a trovare dentro di te?

Qual è l'odore della notte, quando cerchi in essa e nel suo profondo respiro quella pace che non hai, quella serenità che la tristezza ti riempie di lacrimose coppelle, quel balsamo alle tue ferite che il tuo riflettere non amalgama per spalmarlo ma diluisce nell'acqua corrente dello strazio e della nostalgia?

Qual è l'odore della notte, quando le strade sfumano nel silenzio, quando i colori sfumano nell'oscurità, quando la tua presenza nel mondo sfuma in una muta solitudine?

Qual è l'odore della notte, che tu aspiri coi polmoni del corpo e con quelli dell'anima, per rinvigorire le tue membra e per tonificare il tuo essere vivo?

mercoledì 22 aprile 2026

Quale forma ha l'acqua?

Quale forma ha l'acqua? Quale veste indossa nella danza del mondo?

Forma di pace, di quiete, di leggero movimento, pronta a mutarsi in tempesta, in gorghi, in mulinelli, per poi ritornare quiete, dal rastrello del mondo appianata in placida distesa, come un sonno consolatore che dopo un incubo restituisce all'anima la tranquillità.

È mutevole come la vita, inafferrabile come la speranza, penetrabile come la cosa più fragile ma indistruttibile come la cosa più robusta.

La spazzi via e resistenza non oppone ma quando scorre ha la meglio sugli elementi più spigolosi e duri, e pian piano li smussa, li erode, li scava.

Evapora, sparisce al calore del tempo, come la vita svanisce al passare del Tempo, ma ritorna nel cielo una volta ricondensatasi in nuvole, come la vita migra nel passaggio al Cielo.

È culla di vita, è metafora di Vita. 

lunedì 20 aprile 2026

Ponti

Ponti che accorciano le distanze, che annullano le barriere, che avvicinano realtà prima separate.

Ponti di legno che evitano guadi insidiosi; ponti di pietra che sovrastano fiumi impetuosi; ponti di corde che sorvolano abissi vertiginosi.

Ponti che mettono in comunicazione persone, a volte portando amici, altre volte facendo penetrare nemici.

Ponti che sono il presente e che mettono in contatto il passato con l’avvenire.

Ponti che siamo diventati noi, dopo essere passati su altri ponti; su di noi passeranno le generazioni future, che a loro volta diverranno ponti, componenti di una staffetta che continueranno a passarsi il testimone della vita e della civiltà

Ponti che siamo noi: sotto le nostre campate sono passate persone che il tempo ci ha portato via o che hanno voluto allontanarsi da noi; le abbiamo viste scorrere via con un dolore o con una delusione che non abbiamo provato nel vedere da un ponte di pietra l’acqua di un fiume dirigersi verso il mare o da un ponte di cemento una fiumana di automobili dirigersi verso l’estuario delle loro molteplici mete.

Ponti che, una volta passati, non ci consentiranno più di tornare indietro e ci volgeremo verso di essi, a volte con malinconia, a volte con sollievo.

Ponti che ci stanno conducendo all’ultimo di loro, oltre il quale ci sarà il Nulla o il Tutto, la disperazione eterna o la beatitudine infinita.


domenica 19 aprile 2026

Cala il tramonto

Cala il tramonto, offuscando i colori illuminati dal sole, confondendo i colori dando loro tinte sempre più cupe e indistinte, offendendo i colori.

Cala il tramonto, cancellando il rosa dei fenicotteri appoggiati sulla quasi inesistente profondità di uno stagno o di un lago, per scurire il loro manto fino a confonderlo col buio della notte, rendendo ancora più indifesa oppure proteggendola dai predatori diurni la loro gracile corporatura.

Lo sguardo si intristisce pensando alla dolcezza e alla tenerezza del rosa svanito e richiama alla memoria altre dolcezze e tenerezze perdute o rifiutate.

Cala il tramonto ma effimero è il buio che porta: passata la notte, il sole illuminerà di nuovo il rosa dei fenicotteri.


Riflessione ispiratami dalla visione dell’acquerello su cartoncino "Fenicotteri al tramonto" dell'Artista Patrizia Bonazelli.


martedì 14 aprile 2026

Arcani

Maggiori o minori, grandi o piccole speranze, grandi o piccole paure: futuro forse da svelare nel buio dell’imprevedibile o del non ancora visto.

Pretesa di conoscere un destino che forse destino non è ma solo tendenza su cui si potranno, si dovranno far scelte per recar cambiamenti alla rotta della vita, per aggirare o superare massi che ancor non sappiamo se troveremo davanti a noi.

Pericolo di confondere destino o fato col disegno che Dio ha fatto per noi, che possiamo capire senza avere la presunzione di conoscerne gli sviluppi.

Perché avere paura del futuro? Perché cercare nella lettura di variopinte figure ciò che Dio prima o poi ci farà vedere, ciò su cui ci metterà alla prova senza mai abbandonarci?

Di sicuro la carta della Morte non indica la fine di tutto ma solo in cambiamento radicale, spesso già in questa vita terrena. Perché averne terrore?

Di sicuro la morte stessa, corporea, non è una fine ma un nuovo inizio, è l’entrata in una nuova vita, eterna e celeste? Perché temerla anziché considerarla l’ultimo dono terreno di Dio?

In questa vita, fatta di età, di stagioni, di dodici mesi, abbiamo tante mani dei tarocchi che dobbiamo saper giocare per guadagnarci l’accesso alla Gerusalemme Celeste.


Riflessione ispiratami dalla visione del dipinto "Arcani", tempera su tavoletta in legno, dell'Artista Patrizia Bonazelli.

Il finale è chiaramente gucciniano.


domenica 12 aprile 2026

Veliero

Vele spiegate, spinte da un vento diventato burrasca.

Marosi fendono la prua, nella vana speranza di avere la meglio.

Visione da lontano, offuscata dagli scrosci di pioggia.

In che direzione navighi, veliero? Qual è la tua rotta?

Mai lo sapremo, perché questa domanda rimarrà senza risposta.

Come me, navighi verso l’ignoto, che non è privo di progetti e di mete ma che ci nasconde l’esito di sogni e speranze.

Sarà il futuro a decidere se approderemo al tanto ambito porto sicuro o se naufragheremo diventando ombre d’Averno.


Riflessione ispiratami dalla visione dell’acquerello su cartoncino "Veliero" dell'Artista Patrizia Bonazelli.


sabato 11 aprile 2026

Piantine sui resti di una vita

Nei giardini di pietra, consacrati al ricordo intriso di strazio e di dolore, puoi trovare, sopra litiche lastre, piantine che crescono sopra i resti di vite, sopra amate salme consegnate alla Natura.

Metafora della vita che non cade nell’oblio, del ricordo che non si scolora e che continua a produrre sorrisi, gratitudine, vuoto e pianto.

Vite ormai consegnate al passato, e innaffiate dalla pioggia che cade dal cielo e dalle lacrime che cadono dagli occhi di cari dolenti.

Fiori che sbocciano rendendo omaggio al defunto e ravvivandone il ricordo; fiori che in una stagione sbucano da rami verdi e sottili e che in un’altra cadono, coi petali che vanno a coprire con dolce e calda tenerezza il giaciglio dove riposano le amate spoglie.

Piantine che l’anno successivo daranno altri fiori, in una perenne alternanza fra sguardi che mantengono saldo il legame con chi non c’è più e sguardi proiettati al futuro, un futuro di vuoti incolmabili ma anche di cose da costruire.


venerdì 10 aprile 2026

Petalo stanco

Petalo stanco,

      passano i giorni e il tuo colore svanisce.


Petalo stanco,

      ormai su di te il bianco della morte ha soppiantato il rosso, il rosa o il giallo della vita.


Petalo stanco,

      fra un po' ti staccherai e con leggerezza planerai sulla terra accogliente d'un vaso o d'un campo.


Petalo stanco,

      la tua agonia strazia l'anima e la riempie del ricordo in cui la tua pienezza cromatica era stimolo e inno di speranza e di vita, e questo contrasto ancor più straziante rende il tuo scivolare lungo il declino fatale, come se il tuo colore ti fosse strappato da artigli rapaci, senza che tu abbia la forza neppure di proferire un acuminante lamento.

martedì 7 aprile 2026

Perdite

Siamo noi che perdiamo il tempo oppure è il tempo che perde noi, in quanto non rallenta per sincronizzare il suo cammino con noi?

Siamo noi che perdiamo le opportunità della vita oppure è la vita che perde noi, in quanto non si ferma ad aspettarci?

Siamo noi che perdiamo la persona amata oppure è la persona amata che perde noi, in quanto guarda solo alle sue esigenze?

Siamo noi che perdiamo gli amici oppure sono gli amici che perdono noi, in quanto si dimenticano presto che l’amicizia è un cammino da percorrere insieme e non una corsa che si può fare da soli seminando nel passato persone che hanno bisogno di fermarsi e che non vengono aspettate?

Domande forse retoriche, forse senza risposta.

lunedì 6 aprile 2026

Perché la notte?

Perché la notte ispira cupi o tristi pensieri?

Perché la notte ispira canzoni di riflessioni profonde?

Perché la notte ha ispirato più di una canzone del Maestrone?

Perché la notte è buio, è silenzio, e costringe l'essere pensante a fare i conti con se stesso e con la sua presenza nel mondo.

Perché la notte è ricerca del senso della vita, del senso della Verità, del senso di tante malinconie che sgorgano dai ricordi e dei tanti pianti che sgorgano dai rimorsi.

sabato 4 aprile 2026

Perché avere paura di Ade?

Perché avere paura di Ade, temuto custode d’anime che tutti noi inesorabile attende, quando spesso gli Inferi li viviamo in questa vita?

Perché avere paura di Ade e del suo cavernoso regno, quando l'assenza di persone care che a noi più non torneranno riempie le nostre ore di vuoti ancora più oscuri?

Perché avere paura di Ade, che misterioso è appostato oltre la porta finale del nostro terreno cammino, quando l'orizzonte del domani cela scenari di vita ugualmente oscuri?

Perché avere paura di Ade e immaginarcelo come monarca del regno di dolore e di espiazione, quando forse altro non è che albergatore di stanze adibite al sereno ed eterno riposo per noi che, liberati dal corpo, diventeremo puro spirito, anime libere che solo la letteratura antica ha dipinto come ombre tristi? Che tristezza ci può mai essere nel ritrovare i cari che abbiamo perduto?

Perché avere paura di Ade e immaginarcelo come monarca dell’inghiottente abisso dentro cui tutto perderemo, quando potrebbe essere il giardiniere del celeste prato illuminato dall'alba eterna, dove ritroveremo tutto e, soprattutto, tutti?

venerdì 3 aprile 2026

Perché avere paura?

Perché avere paura della notte, quando il giorno è pieno di insidie?

Perché avere paura del buio, quando le trappole si nascondono anche alla luce del sole?

Perché avere paura degli sconosciuti, quando le persone note si apprestano a pugnalarti alla schiena?

Perché avere paura della morte, quando spesso è la vita a ucciderti? 


giovedì 2 aprile 2026

Pensieri dalle fiamme eterne

Pensieri dalle fiamme eterne, che si alimentano nel ricordo: ribellione al fato, rifiuto di arrendersi alla ragionevolezza dell’accettazione dell’inevitabile. Forse è una lotta contro i mulini a vento ma vivere senza lottare, senza ribellarsi, non è vivere: è morire anzitempo.

Pensieri dalle fiamme eterne, la cui luce accecante, bassa come quella del sole in un tramonto d’estate, ostacolerà sempre i nostri passi lungo il sentiero della pace. Nessuna battaglia, del resto, va combattuta in carrozza: bisogna pugnare, soffrire, rischiare, forse anche morire.

Pensieri dalle fiamme eterne, che ustionano l’anima, che nel suo ribollire continua disperata a chiedere giustizia e riparazione, a patire rimpianti e rimorsi.

Pensieri dalle fiamme eterne, che non è però detto che siano anticipo d’Inferno ma discesa su di noi dello Spirito Santo.


martedì 31 marzo 2026

Pensare all'Eternità guardando al vissuto

Pensare all'Eternità guardando al vissuto, in cui persone conosciute, emozioni provate e azioni compiute sono i mattoni di ciò che siamo.

Procedere nell'irrefrenabile corrente della vita costruendo esperienze, conoscenze, ricordi, che ci saranno di conforto quando davanti a noi si apriranno le cateratte dell'Infinito.

Se avremo vissuto bene, se potremo portare con noi le dolci carezze degli affetti ricevuti e di quelli dati, se nei ricordi persone e fatti riusciranno anche in quell'ora a strapparci un sorriso, sereno sarà il nostro andare incontro alla Fine.

È una consolazione morire vestiti del Bene donato e ricevuto, solida corazza che protegge dalla paura dell’ignoto.

È una maledizione partire per l’ultimo viaggio con la nudità dell’egoismo.


giovedì 26 marzo 2026

Cerbiatto, cerbiatto

Cerbiatto, cerbiatto,

      la tua tenerezza di cucciolo è la stessa dell’Agnello di Dio.


Cerbiatto, cerbiatto,

      quanto amore susciti nei bambini che di vedono in foto o dal vivo!


      Mentre magari i loro genitori hanno già con una doppietta ucciso i tuoi genitori.


Cerbiatto, cerbiatto,

      crescerai e rimarrai buono, innocente e indifeso come adesso.


      Mentre molti bambini, crescendo, diventeranno egoisti, cattivi e crudeli.


Cerbiatto, cerbiatto,

      forse da adulto sarai ucciso da uno di quei bambini che ora vorrebbero averti come compagno di gioco e che da grande avrà un fucile come mezzo di divertimento.


mercoledì 25 marzo 2026

Passato e futuro

I giorni passano lenti; le settimane, i mesi, gli anni volano, come barche sospinte dalla corrente impetuosa e impietosa di un fiume in piena.

La prateria del passato si espande e l'orizzonte del futuro si accorcia.

I ricordi prendono silenziosamente il posto delle speranze che non possiamo più urlare al vento.

Il vento si placa, lasciando sul terreno le foglie morte delle illusioni e le spine dei rimorsi.

Il futuro non è altro che un cammino disseminato di pietre aguzze che dovremo percorrere a piedi nudi.


domenica 22 marzo 2026

Passano i giorni

Passano i giorni, a volte sotto forma di corsa sfrenata lungo strade che i nostri piedi non sentono nemmeno e che i nostri occhi non vedono nemmeno, accecati dal dolore o dal rincorrere sogni sempre lontani, sempre irraggiungibili.

Passano i giorni, a volte lungo un tunnel di ore che sembra non finire mai, forse per la nebbia che dentro di noi ci impedisce di muovere passi timorosi, forse perché preferiamo non avanzare lungo percorsi che ci sono indifferenti per difenderci dal dolore delle disillusioni.

Passano i giorni: pagine bianche da riempire con l'inchiostro della vita che affrontiamo o da cui fuggiamo con la mina della matita indelebile dei nostri ricordi, fino a giungere, sereni o stremati, a scrivere la parola "fine" al nostro libro terreno.


martedì 17 marzo 2026

Passa il tempo

Passa il tempo, è inutile fermarlo o corrergli dietro: ci illudiamo di afferrarlo ma è sabbia che scorre via dalle nostre dita.

Ci restano i ricordi, che in parte riempiono i vuoti e in parte li acuiscono.

Ci resta la via che si dipana tracciata dal tempo e che ci avvicina alla foce finale, dove la scia della vita terrena svanirà in silenzio nell'immenso mare dell'eternità.


mercoledì 4 marzo 2026

Parte del Tutto

Se siamo parte del Tutto, il nostro essere, il nostro pensare astraente è manifestazione parziale del Tutto oppure è ribellione al Tutto?

E il demiurgo che creò l'Universo, foss'anche scintilla imprevista e inconsapevole nell'immane concentrazione che precedette il Big Bang, è un datore d'amore oppure un creatore di disordine?

E il Silenzio cui prima o poi torneremo è ripristino di Armonia o punizione per avere osato turbarla? 

sabato 21 febbraio 2026

Parole e silenzio

Parole che mentono o che sono inadeguate ad esprimere gli stati dell'anima, i moti dell'anima.

Parole destinate a perdersi, forse con qualche effimera eco, che farà scemare nel vento l’urlo disperato o la rassegnata amarezza di chi le ha pronunciate.

Parole sorte dal silenzio e destinate ad essere assorbite dal silenzio, nell’indifferenza di chi dovrebbe ascoltare o con la gratitudine di chi ha voluto sentirle.

Un silenzio che ha i suoi suoni, dolci come quelli dell'armonia e della beatitudine o acuti, striduli come quelli dello strazio e dell'incomunicabilità.

Un silenzio che è metafora della notte, illuminata o meno dalla luna e dalle stelle.

Che le nuvole della cupezza e della freddezza altrui non entrino mai nel silenzio a frapporsi fra noi e la nostra luna, fra noi e le nostre stelle.


martedì 17 febbraio 2026

Pagina bianca

La mente è occupata da mille pensieri: gioiosi od opprimenti che siano, essi ostruiscono il flusso che dall’inconscio fa sorgere le idee, le parole, le frasi.

Un tempo ti sforzavi invano di forzare quel granitico blocco. L’età ora ti infonde saggezza e ti fa capire che l’ostinazione non paga.

Cerchi di liberare la mente affinché la scrittura che senti hai fatto nei meandri del tuo inconscio possa emergere sotto forma di parola.

Ma la pagina bianca non ti fa più paura: se non riesci scalfirne il candore con i tratti scritti di penna o tastiera, vuol dire che non sei abbastanza sereno oppure che dentro di te le frasi non hanno ancora preso la giusta forma.

E allora non insisti: riponi il foglio o spegni il pc, conscio che il tuo inconscio continua ad elaborare scrittura, a scolpire il blocco di marmo dentro cui il tuo libro è ancora prigioniero.

Ti metti a far altro: azioni quotidiane oppure ascolto di musica o lettura o persino scrittura di altri testi. Chi lo sa? Magari ricevendo nuove informazioni dall’esterno, la parte inconscia di te riuscirà a fornirti l’output che ancora non vedi.

Devi solo aspettare, sereno: prima o poi l’output, l’idea, l’illuminazione ti dirà che è giunta l’ora di riempire di parole la pagina bianca.


Ispirata dalla teoria decostruzionista di Jacques Derrida, secondo cui la “scrittura” precede la “parola”.


giovedì 5 febbraio 2026

Oscure nubi dal cielo incombono

Oscure nubi dal cielo incombono: tetri presagi di morte si presentano all'anima si presentano, nonostante la loro realtà di fenomeno fisico.

Oscure nubi dal cielo incombono: non scaturirà dalle loro cateratte  un rinfrancante stillare di morbide gocce ma un’acida pioggia che l'anima corroderà con nuovi dolori o facendo crescere strazi già presenti in essa.

Oscure nubi dal cielo incombono: emettono un muto rumore, scricchiolanti gemiti di diga pronta a cedere e a travolgere fragili spemi.

Oscure nubi dal cielo incombono: angoscioso e spesso sipario che col suo pesante silenzio impedisce all'udito dell'anima di percepire l'allegro gorgogliare dei raggi del sole e che, prima o poi, prenderà il loro posto.

Oscure nubi dal cielo incombono: peccati commessi che Dio potrà anche perdonare ma che peseranno per sempre sull’anima del peccatore veramente pentito.

lunedì 26 gennaio 2026

Oltre l'orizzonte

Oltre l’orizzonte dev'esserci qualcosa, che noi non riusciamo a immaginare.

Qualcosa che con la forza della speranza o della disperazione desideriamo ci sia.

Qualcosa che non vediamo con gli occhi della fredda Ragione ma sentiamo nel caldo cuore dell’anima.

Qualcosa che ci porterà a scrutare un altro orizzonte. formulando la stessa speranza e la stessa ipotesi ammantata dell'imperativo categorico: dovrà esserci qualcosa anche oltre quel nuovo orizzonte.

Oltre l’orizzonte troveremo alla fine la certezza di trovare Dio.


giovedì 22 gennaio 2026

Oggetti

Oggetti fabbricati dall’uomo per esigenze quotidiane della vita che scorre o per dare forma a un pensiero, a un’idea, a un sentimento, a un’emozione, forma che rimanga oltre la vita che scorre.

Oggetti intagliati, assemblati, ottenuti da fusione, per aiutare o per ostacolare, per salvare o per uccidere, per soddisfare chi li fa o per regalare ad altri un momento di gioia.

Oggetti diventati tali da materia modificata, trasformata, trasfigurata, che ha acquisito in sé la spiritualità di chi li ha fatti o donati, che ha assorbito in sé tutto l’amore di chi di qualcosa s’è privato per dare felicità ad una persona cara.

Oggetti custoditi con amore e riconoscenza immutati per ricordare i gesti d’affetto che ne furono all’origine oppure dimenticati, trascurati, gettati via, con un’indifferenza che è specchio veritiero dell’ingratitudine. 

sabato 17 gennaio 2026

Oceani

Oceani che ti circondano, spazi infiniti in cui a trecentosessanta gradi non vedi altro che una liquida distesa azzurra, che ti dà smarrimento e che ti costringe a fare i conti con i tuoi limiti, con la tua solitudine, con la tua precarietà.

Oceani in cui navighi, spesso a vista, guidato dall’istinto, altre volte con l’ausilio delle bussole o delle stelle che la vita ti mette a disposizione, bussole che sono persone che ti stanno vicine coi loro consigli e stelle che sono saggi che ti orientano da lontano, nel tempo e nello spazio, con il loro esempio, con le loro parole.

Oceani di gente, in mezzo a cui sei immerso, che fluidamente sfiorano il tuo scafo senza che tu riesca a trattenerne che poche gocce sul palmo della mano, senza che tu possa berne la vicinanza e la compagnia.

Oceani di carta, in cui sei abbracciato da frasi, pagine, che ti fanno pensare suggerendoti cose che non sapevi, nuove idee con cui confrontarti, emozioni e sentimenti da altri provati e in cui puoi specchiarti.

Oceani di sogni, in cui nuoti o forse annaspi avendo davanti la profondità dell’inconscio che si rivela ad occhi chiusi e l’immensità dell’immaginazione che puoi cavalcare ad occhi aperti.


giovedì 15 gennaio 2026

Occhi

Occhi neri: il buio che seduce, l’ignoto che attira, la sete di conoscenza e di esperienze che ti attira verso il non ancora conosciuto, verso il non ancora provato.

Occhi azzurri: la tensione verso il cielo, verso la leggerezza, verso la libertà, il fascino del mare, della profondità, dell’immersione in mondi diversi dal tuo, la serenità che sopra di te e sul mondo sta vegliando Dio.

Occhi verdi: il tuffo nella vita, nella prodigiosa architettura vegetale, nella Natura, il germogliare di pensieri, idee, progetti, all’insegna della speranza.

Occhi castani: la maturità delle piante ormai adulte, la serenità di chi accetta il proprio tramonto, la dolce tristezza delle cose passate e ormai proiettate in un tempo breve.

Occhi grigi: l’amarezza di una vita segnata dagli acidi solchi del dolore e delle delusioni, la perdita della speranza ormai assente lungo la teoria di giorni da consegnare alla noia e alla solitudine, l’offuscarsi del futuro ormai proiettato verso la parola “fine”.

Occhi arrossati: effetto del pianto, ustione dei rimorsi per i peccati che hai commesso, fiamme che ti danno le amate immagini dei tuoi cari perduti con la consapevolezza che rimani scottato dal vuoto che hanno lasciato in te.

martedì 13 gennaio 2026

Nuvole

Nuvole che vagano libere nel cielo senza confini, metafora del nostro navigare nell’Universo.

Nuvole che a volte annunciano la tempesta, come un fato nemico che concentra su di noi eventi che portano la targa della sfortuna.

Nuvole che a volte vengono ad attenuare il caldo torrido indotto dal sole e a preannunciare la benedizione della pioggia, che recherà sollievo alla terra increspata dalla siccità.

Nuvole dell’umiltà, di cui abbiamo bisogno per essere riparati dai raggi accecanti e inaridenti della vanità, della presunzione e dell’arroganza.

Nuvole che col loro contrasto rendono più dolce la luce del sole e ce la fanno godere di più.

Nuvole che vengono e che vanno, inafferrabili come un sogno, ma che ci lasciano con la promessa che altre nuvole, altri sogni, verranno presto a portare conforto nella nostra vita.

Nuvole che vengono e che vanno, come gli amici che hanno rallegrato con la loro presenza un giorno della nostra vita e che hanno proseguito nel loro cammino, mentre noi ci siamo fermati alla nostra meta o abbiamo rallentato vedendoli allontanarsi: amici che hanno ripreso a vagare nella prateria dell’esistenza, scomparendo dal nostro orizzonte e lasciando dentro di noi la persistente dolcezza dei ricordi e la quieta ma insieme amara malinconia di saperli ormai distanti da noi.

Nuvole che impediscono all’anima di vedere Dio e obbligano a camminare lungo un cammino terreno poco illuminato e disseminato di occasioni di peccato: nuvole che solo la fede e la preghiera possono diradare; peccati che solo il pentimento e l’espiazione possono essere almeno in parte smacchiati consentendo di vedere meglio quel sole che è il Padre di tutti, di sentire accanto a sé il Figlio e la Beata Vergine Maria, e di essere investiti da quel rinvigorente vento che è lo Spirito Santo.


sabato 10 gennaio 2026

Notti

Notti in cui le stelle sono gocce di luce, che cade leggera come calda pioggia.

Notti in cui la luna ci induce a nostalgie che il giorno poi sloggia.

Notti in cui il respiro rallenta, diventando sereno e profondo,

Notti in cui nell'anima aumenta il disio del sacro, del silenzioso ascolto di Dio.

Notti che puoi dedicare all'ascolto di quello ch'è stato  il tuo passato: un ricordo che hai appena raccolto può riportarti ad un tempo andato, in cui qualcuno affetto t'ha tolto, in cui qualcuno amore t'ha dato.

Notti in cui il male che hai compiuto in pensieri, parole, opere ed egoistiche omissioni ti assale, ti strazia, ti artiglia, ti dilania e solo il sonno ti reca sollievo annunciandosi col suo benigno torpore e facendoti sprofondare in qualche ora di pace.


giovedì 8 gennaio 2026

Non spalancare

Non spalancare i tuoi occhi in una cascata di lacrime destinate a disperdersi nella palude dell’indifferenza, che le sofferenze altrui ingoia senza fermarsi ad assaporarne l’urticante e acido gusto.

Non spalancare i tuoi occhi se non per vedere un fiore o per rimirare un tramonto.

Non spalancare la tua bocca in una cascata d’urla di dolore destinate a non trovare eco in un mondo sempre più sordo, in cui esse si dissolverebbero senza nemmeno toccare terra, senza nemmeno trovare un sepolcro negli altrui ricordi.

Non spalancare la tua bocca se non per dare conforto o per infondere coraggio.

Non spalancare le tue orecchie in una cascata d’attese fatte di ascolti destinate a non trovare risposte alle tue richieste, d’aiuto o d’amore, senza spesso trovare nemmeno la schiettezza del rifiuto ma soltanto la crudeltà del silenzio.

Non spalancare le tue orecchie se non per sentire un soave canto d’uccello o per farti cassa di risonanza delle onde del mare.

Non spalancare le tue mani in una cascata di dita distese destinate a farti perdere la preziosa sabbia di ciò che hai dalla vita ricevuto o conquistato, senza spesso trovare nemmeno qualcuno pronto ad aiutarti a superare l’ostacolo che avevi davanti.

Non spalancare le tue mani se non per offrire un disinteressato aiuto o per elargire un gioioso saluto.

Non spalancare lo scrigno delle tue sofferenze, delle tue amarezze, dei tuoi rimpianti, dei tuoi rimorsi: triste forziere destinato a non essere alleggerito dei dolenti monili che contiene, anzi, a raccoglierne sempre di nuovi.

Non spalancare al mondo se non la tua dura scorza di anima che non s’arrende e che, nonostante tutto, continua ad inoltrarsi nel cammino della vita.

 

Scritto ispiratomi dalla lettura del post “Non piangere piccola mia” di mio cugino Luca Gambarelli.

Luchetto carissimo, è orgogliosa gioia per me, torrente che da tempo scorre nella prateria dei versi, specchiarmi nella fonte limpida e fresca della tua grande vena poetica.

 


lunedì 5 gennaio 2026

Nel sole che tramonta

Nel sole che tramonta c'è l'addio di un giorno, granello di vita che passa oltre le porte del Passato.

Nel sole che tramonta ci sono sorrisi cari che più non si volgono verso il tuo viso e che con gratitudine rincorri lungo le profonde scale dei ricordi.

Nel sole che tramonta ci sono lacrime che scivolano lungo le gote del cielo, briciole di dolore che il buio della notte può asciugare ma non cancellare.

Nel sole che tramonta c'è la promessa del ritorno e la consolazione che la separazione è solo una pausa di riposo, in attesa del definitivo ricongiungimento.