Nuvole
che vagano libere nel cielo senza confini, metafora del nostro navigare
nell’Universo.
Nuvole
che a volte annunciano la tempesta, come un fato nemico che concentra su di noi
eventi che portano la targa della sfortuna.
Nuvole
che a volte vengono ad attenuare il caldo torrido indotto dal sole e a
preannunciare la benedizione della pioggia, che recherà sollievo alla terra
increspata dalla siccità.
Nuvole
dell’umiltà, di cui abbiamo bisogno per essere riparati dai raggi accecanti e
inaridenti della vanità, della presunzione e dell’arroganza.
Nuvole
che col loro contrasto rendono più dolce la luce del sole e ce la fanno godere
di più.
Nuvole
che vengono e che vanno, inafferrabili come un sogno, ma che ci lasciano con la
promessa che altre nuvole, altri sogni, verranno presto a portare conforto
nella nostra vita.
Nuvole
che vengono e che vanno, come gli amici che hanno rallegrato con la loro
presenza un giorno della nostra vita e che hanno proseguito nel loro cammino,
mentre noi ci siamo fermati alla nostra meta o abbiamo rallentato vedendoli
allontanarsi: amici che hanno ripreso a vagare nella prateria dell’esistenza,
scomparendo dal nostro orizzonte e lasciando dentro di noi la persistente
dolcezza dei ricordi e la quieta ma insieme amara malinconia di saperli ormai
distanti da noi.
Nuvole che impediscono all’anima di vedere Dio e obbligano a camminare
lungo un cammino terreno poco illuminato e disseminato di occasioni di peccato:
nuvole che solo la fede e la preghiera possono diradare; peccati che solo il
pentimento e l’espiazione possono essere almeno in parte smacchiati consentendo
di vedere meglio quel sole che è il Padre di tutti, di sentire accanto a sé il
Figlio e la Beata Vergine Maria, e di essere investiti da quel rinvigorente
vento che è lo Spirito Santo.