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lunedì 20 aprile 2026

Ponti

Ponti che accorciano le distanze, che annullano le barriere, che avvicinano realtà prima separate.

Ponti di legno che evitano guadi insidiosi; ponti di pietra che sovrastano fiumi impetuosi; ponti di corde che sorvolano abissi vertiginosi.

Ponti che mettono in comunicazione persone, a volte portando amici, altre volte facendo penetrare nemici.

Ponti che sono il presente e che mettono in contatto il passato con l’avvenire.

Ponti che siamo diventati noi, dopo essere passati su altri ponti; su di noi passeranno le generazioni future, che a loro volta diverranno ponti, componenti di una staffetta che continueranno a passarsi il testimone della vita e della civiltà

Ponti che siamo noi: sotto le nostre campate sono passate persone che il tempo ci ha portato via o che hanno voluto allontanarsi da noi; le abbiamo viste scorrere via con un dolore o con una delusione che non abbiamo provato nel vedere da un ponte di pietra l’acqua di un fiume dirigersi verso il mare o da un ponte di cemento una fiumana di automobili dirigersi verso l’estuario delle loro molteplici mete.

Ponti che, una volta passati, non ci consentiranno più di tornare indietro e ci volgeremo verso di essi, a volte con malinconia, a volte con sollievo.

Ponti che ci stanno conducendo all’ultimo di loro, oltre il quale ci sarà il Nulla o il Tutto, la disperazione eterna o la beatitudine infinita.


sabato 10 gennaio 2026

Notti

Notti in cui le stelle sono gocce di luce, che cade leggera come calda pioggia.

Notti in cui la luna ci induce a nostalgie che il giorno poi sloggia.

Notti in cui il respiro rallenta, diventando sereno e profondo,

Notti in cui nell'anima aumenta il disio del sacro, del silenzioso ascolto di Dio.

Notti che puoi dedicare all'ascolto di quello ch'è stato  il tuo passato: un ricordo che hai appena raccolto può riportarti ad un tempo andato, in cui qualcuno affetto t'ha tolto, in cui qualcuno amore t'ha dato.

Notti in cui il male che hai compiuto in pensieri, parole, opere ed egoistiche omissioni ti assale, ti strazia, ti artiglia, ti dilania e solo il sonno ti reca sollievo annunciandosi col suo benigno torpore e facendoti sprofondare in qualche ora di pace.


giovedì 13 novembre 2025

Macchie


Macchie sporche e macchie pulite; macchie cattive e macchie buone.

Macchie che rompono la monotona fissità dell’apparenza, provocando dolore o arrecando sollievo, portando amarezza o regalando momenti di gioia.

Macchie cattive che sporcano l’anima: macchie che noi ci facciamo con la presunzione, con la prepotenza, con l’insofferenza, con l’indifferenza, con l’egoismo, con la mancanza di volontà di capire i drammi e le sofferenze altrui, e che solo il pentimento può far sbiadire.

Macchie buone che puliscono l’anima: macchie di colore sul grembiule di un imbianchino; macchie di sangue sul vestito di chi soccorre un ferito; macchie di sudore prodotto dalla fatica di un lavoro onesto o dalla generosità di chi aiuta il prossimo; macchie che un po’ di sapone fa svanire dalla materia ma che rimangono solidi mattoni nell’esistenza di ognuno di noi.

Macchie sporche e invisibili che deturpano il più candido degli ambienti, la più asettica delle comunità umane, dove a regnare sono l’aridità e l’indifferenza: è difficile che in una pietraia una pianta possa mettere radici.

Macchie pulite e vistose che abbelliscono e ingentiliscono il più degradato dei paesaggi, il più disprezzato dei gruppi umani: in mezzo al fango può nascere un fiore.

Macchie amare, che produciamo ogni volta che vogliamo imporre le nostre ambizioni sui diritti degli altri, e che è fin troppo facile apporre nell’interno della nostra anima e nell’esistenza degli altri.

Macchie dolci, che stemperano il dolore e che spesso costa fatica e sacrifici apporle contro il muro della pigrizia e dell’egoismo.

Macchie invisibili, di un libro riposto in libreria, sempre spolverato ma mai aperto, mai letto.

Macchie evidenti, di inchiostro sulle maniche di chi impiega il tempo libero per prendere appunti, per studiare, per acculturarsi.