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domenica 16 agosto 2026

Rumori lontani


Rumori lontani echeggiano dal pozzo profondo della mente: ribollire di gioia e di tristezza, di amore e di dolore.

Sono passato che non ritorna ma che come un fiume continua a scorrerti dentro: ti chini, tendi invano la mano, che non riesce a sfiorarli, ma il loro ribollire rimane nel tuo cuore.

Rumori lontani, ridotti a sussurri, che l'anima riascolta provando dolcezza o strazio.

Il tempo, crudele o benigno, da te li allontana ma essi per sempre continueranno a parlarti di cose e persone che non torneranno.

lunedì 8 giugno 2026

Rinascita

Dalle macerie d’una pianta abbattuta spuntano gemme che diventeranno nuovi alberi lungo la filiera della vita.

Dai sedimenti d’un dolore accumulato prima o poi sbocceranno i fiori d’una nuova gioia.

Da tutto quello che odora di triste fine si spanderà il profumo fragrante d’una nuova felicità.

Da tutto quello che muore, prima o poi sbocciano nuove vite.

Bisogna morire per rinascere. 

domenica 17 maggio 2026

Ricordi vestiti di spine

Ricordi vestiti di spine: l’assenza non li rende meno dolci ma è una dolcezza che punge e lacera l’anima di chi li accarezza specchiandosi nell’abissale vuoto che si è aperto in lui.

Ricordi vestiti di spine: aculei che sono rimorsi e rimpianti per non avere riempito abbastanza d’amore, premure e attenzioni la vita di chi vita non ha più.

Ricordi vestiti di spine: sorrisi grati e commossi, che chi è rimasto a piangere rivolge a chi l’ha lasciato dopo avergli tanto donato; mesti sorrisi accompagnati da lacrime amare, zampillanti dagli occhi, riganti le gote e increspanti la bocca; sorrisi che non rivelano più gioia ma solo dolente tristezza.

Ricordi vestiti di spine: grani di un rosario da recitare fino alla fine dei giorni terreni, fino all’Amen finale.

giovedì 22 gennaio 2026

Oggetti

Oggetti fabbricati dall’uomo per esigenze quotidiane della vita che scorre o per dare forma a un pensiero, a un’idea, a un sentimento, a un’emozione, forma che rimanga oltre la vita che scorre.

Oggetti intagliati, assemblati, ottenuti da fusione, per aiutare o per ostacolare, per salvare o per uccidere, per soddisfare chi li fa o per regalare ad altri un momento di gioia.

Oggetti diventati tali da materia modificata, trasformata, trasfigurata, che ha acquisito in sé la spiritualità di chi li ha fatti o donati, che ha assorbito in sé tutto l’amore di chi di qualcosa s’è privato per dare felicità ad una persona cara.

Oggetti custoditi con amore e riconoscenza immutati per ricordare i gesti d’affetto che ne furono all’origine oppure dimenticati, trascurati, gettati via, con un’indifferenza che è specchio veritiero dell’ingratitudine. 

giovedì 13 novembre 2025

Macchie


Macchie sporche e macchie pulite; macchie cattive e macchie buone.

Macchie che rompono la monotona fissità dell’apparenza, provocando dolore o arrecando sollievo, portando amarezza o regalando momenti di gioia.

Macchie cattive che sporcano l’anima: macchie che noi ci facciamo con la presunzione, con la prepotenza, con l’insofferenza, con l’indifferenza, con l’egoismo, con la mancanza di volontà di capire i drammi e le sofferenze altrui, e che solo il pentimento può far sbiadire.

Macchie buone che puliscono l’anima: macchie di colore sul grembiule di un imbianchino; macchie di sangue sul vestito di chi soccorre un ferito; macchie di sudore prodotto dalla fatica di un lavoro onesto o dalla generosità di chi aiuta il prossimo; macchie che un po’ di sapone fa svanire dalla materia ma che rimangono solidi mattoni nell’esistenza di ognuno di noi.

Macchie sporche e invisibili che deturpano il più candido degli ambienti, la più asettica delle comunità umane, dove a regnare sono l’aridità e l’indifferenza: è difficile che in una pietraia una pianta possa mettere radici.

Macchie pulite e vistose che abbelliscono e ingentiliscono il più degradato dei paesaggi, il più disprezzato dei gruppi umani: in mezzo al fango può nascere un fiore.

Macchie amare, che produciamo ogni volta che vogliamo imporre le nostre ambizioni sui diritti degli altri, e che è fin troppo facile apporre nell’interno della nostra anima e nell’esistenza degli altri.

Macchie dolci, che stemperano il dolore e che spesso costa fatica e sacrifici apporle contro il muro della pigrizia e dell’egoismo.

Macchie invisibili, di un libro riposto in libreria, sempre spolverato ma mai aperto, mai letto.

Macchie evidenti, di inchiostro sulle maniche di chi impiega il tempo libero per prendere appunti, per studiare, per acculturarsi.


lunedì 3 novembre 2025

Le strade sono bagnate


Le strade sono bagnate, in questo crepuscolo mattutino in cui il buio notturno non vuole cedere il posto alla luce del giorno, il cui il dolore non vuole cedere il posto alla gioia di vivere.

Le strade sono bagnate, in questa mattina d’autunno quasi invernale in cui non sai se al suolo s’è depositata una rugiada annunciante la primavera oppure la consueta gelata invernale, in cui non sai ancora se il sipario della cupa cupola sopra di te nasconde un sole che l’animo riscalderà oppure grigie nuvole che la loro triste ombra sul tuo capo chino proietteranno.

Le strade sono bagnate e ancora non sai se Febo le asciugherà oppure se un siderale vento trasformerà il sottilissimo acqueo strato in infida lastra.

Di sicuro, il gelido vento che dalla lontana valle sul tuo balcone soffia ti schiaffeggia la faccia come il ricordo dei tuoi peccati ti schiaffeggia l’anima e lo strazio la artiglia come inizio di espiazione, come anticipo di Purgatorio. 

sabato 13 settembre 2025

Dona


Dona: il materiale di cui ti privi ti rende più leggero e meno faticoso sarà il tuo cammino lungo il sentiero della vita.

Dona: lo spirituale che dai non ti viene tolto, è un copia/incolla che raddoppia il bene.

Dona: la gratuità del tuo gesto è misericordiosa forbice che recide il legame col tuo egoismo.

Dona: non pretendere gratitudine, spera soltanto che chi riceve qualcosa da te ricavi dal tuo piccolo gesto la spinta all’emulazione.

Dona: la gioia che vedi nel sorriso di chi riceve ciò che dai è un decimo di quella che provi dentro di te.

Dona: è la più bella concretizzazione dell’Amore.

sabato 17 maggio 2025

Tendi, anima mia

Tendi, anima mia, verso un futuro fatto di passato che rimane e rimarrà, e di presente che guida verso l'Alto.

Mantieni, anima mia, i tuoi piedi ben saldi nel mio corpo terreno e non farlo precipitare nel mondo materiale su cui poggia i suoi, di piedi, ma aiutalo a farsi strumento del mio tendere verso l'Eterno.

Fa', anima mia, che il tuo bacino rimanga baricentro della mia fede e la rafforzi, come una bussola rende più sicura la rotta verso la Diritta Via.

Mantieni, anima mia, il tuo sguardo rivolto a Dio e continua a cercarLo anche quando le nuvole del mondo materiale sembrano nasconderLo ai miei occhi.

Tendi, anima mia, le tue braccia verso il Cielo e rendile frecce segnaletiche per guidare il mio tendere al Signore.

Distendi, anima mia, le dita delle tue mani verso l'Infinito:  dove i vuoti spalancatisi nel mondo terrestre saranno colmati da presenze ripristinate; dove le zolle del mio campo già rese brulle dal sole torrido del dolore ospiteranno nuovi prati di serenità e nuovi fiori di gioia; dove l'incontro con Dio riallaccerà legami che sono stati recisi dalla vita terrena, dal corrosivo scorrere del Tempo.


lunedì 5 maggio 2025

Se fossi un albero

Se fossi un albero, farei di tutto per far scorrere dentro di me la linfa del donarmi e dell’ascoltare per produrre i frutti di buone azioni.

Se fossi un albero, mi farei un taglio nella corteccia per far uscire fuori la linfa dell’egoismo affinché non mi faccia produrre frutti secchi o avvelenati.

Se fossi un albero, benedirei grato e commosso le mie radici per avermi consentito di spuntare fuori negli spazi aperti della vita.

Se fossi un albero, curerei i miei rami, le mie gemme, le mie foglie, che da qualche anno hanno ripreso a tendere verso l’alto, verso Dio.

Se fossi un albero, vedrei con gioia i miei frutti venire raccolti, ancora su di me o già caduti a terra, perché ciò che facciamo nella vita ha un senso solo se viene dato agli altri. E non li tratterrei sui miei rami per tenerli con me, perché seccherebbero senza nutrire né me né gli altri.


martedì 1 aprile 2025

Tempo, raccontami

Tempo, raccontami ciò che le sofferenze da me provate impedisce di far uscire limpido dalla mia bocca, riducendo la mia voce a brandelli inudibili, a rantoli soffocati da un dolore quasi sempre smorzato dalla quotidianità ma sempre vivo, sempre acceso.

Declina per me il canto multiplo delle mie amarezze e dei miei fallimenti.

Regalami scampoli di luce, di libertà, di condivisione con altri, di speranza, di gioia, che la vita mi ha negato facendomi scontrare contro le sue scogliere.

Tempo, raccontami e regalami queste cose, prima che nella tua circolarità lineare tu fugga da me: per non tornare più o per ripresentarti in un altro tempo, in un’altra vita, in un altro mondo, in un'altra forma.