Rive dal pendio dolce, lungo il quale si scende lentamente verso il mare, verso il blu infinito, per fermarsi a un metro dall’acqua a respirare a pieni polmoni e a contemplare la distesa azzurra increspata dalle onde.
Rive ripide o rocciose, che si interrompono bruscamente davanti allo scorrere di un fiume nel suo letto, lungo il quale passano rami secchi, foglie staccate e fiori appassiti, oltre a detriti di terra erosi dalla forza della corrente.
Rive compatte, solide, protette da massi, su cui l’aria e l’acqua esercitano per secoli, per millenni, la loro lenta azione smussante.
Rive franose, su cui anche un rovescio temporalesco può provocare voragini, su cui anche la pressione di un piede umano può causare piccole crepe.
Rive alte, che separano di metri e metri l’osservatore dall’acqua, facendogli intuire quanto profondo può essere il fondo del mare ma anche quanto facile sia inabissarsi in esso.
Rive basse, la cui battigia è zona franca, confine incerto fra terra ed acqua, passaggio senza frontiere che conduce alla rilassante immersione nella culla del mare.
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