sabato 8 agosto 2026

Forse piangerò domani


Ho reagito alla notizia della morte di Francesco Guccini con una commozione tosco-emiliana, montanara: granitica, con le lacrime intrappolate nel marmo dell’affetto e della gratitudine. Quando morì la mia nonna paterna Anna Maria, di Villa Minozzo (nell’Appennino reggiano), dopo il funerale la mia zia più giovane, Ines, continuava a piangere disperatamente; a un certo punto il suo fratello maggiore, lo zio Ennio, le disse con fermezza: ‘Adesso basta, smettila di piangere; la mamma non c’è più e dobbiamo continuare a vivere anche senza di lei’. E non era insensibilità la sua: il giorno prima, Ennio scoppiò a piangere davanti al feretro ancora aperto della nonnina; fu l’unica volta che lo vidi piangere.

Ecco, quando ho saputo che Francesco Guccini aveva raggiunto il Cielo dei Poeti (dove Borges e il Persiano non gli hanno di sicuro fatto avere un posto da genio minore), ho reagito con la stessa forza del mio padrino: tanta gratitudine e poche lacrime per il Maestrone. Sono addolorato per la persona, per quello che può aver sofferto e per i suoi cari ma tutto quello che ci ha dato rimarrà in noi e per noi. E darà frutti anche in futuro, con le prossime generazioni.

Questo per me è il tempo di ricordarlo col sorriso; forse per lui piangerò domani. È una questione di radici, di DNA montanaro.

E poi, da anni io materialmente scrivo su di lui. Ritorno a uno dei periodi strazianti della mia vita. Poche settimane di morire, mio padre soffriva talmente tanto che urlava in continuazione. Mai e poi mai avrei immaginato che sarei dovuto andare a chiudermi per un po’ in camera mia perché sentirlo soffrire così mi era diventato insopportabile. Una volta, per la disperazione diedi un pugno alla tastiera del pc e ne ruppi gli appoggi anteriori. Per poterla continuare ad usare con la dovuta inclinazione per le mani, ci misi sotto un libro. Naturalmente ne scelsi uno di Guccini, una raccolta dei testi delle sue canzoni. Da allora la prima di copertina si è quasi completamente sbiadita ma il contenuto è e rimarrà intatto.


lunedì 3 agosto 2026

Rughe

Quando l'estate tornerà, inonderà di sole anche le tue rughe, che in tal modo perderanno la consistenza di ferite inferte dal passato e assumeranno l'essere parti consolidate di una vita che vale la pena di essere vissuta.

Le rughe altro non sono che solchi con dolore inferti dall'aratro della vita: solchi aperti per ricevere nel presente i semi di ulteriore futuro. 

martedì 28 luglio 2026

Rose

Rosa della politica: i petali rossi sfolgoranti della società perfetta, senza ingiustizie; le spine del totalitarismo che fanno scoppiare il palloncino d’aria dell’utopia.

Rosa della religione: i petali celesti dal profumo inebriante della vicinanza di Dio, del contatto con Dio, del dialogo con Dio; le spine del fondamentalismo e dell’intolleranza che, tradendo Dio, opprimono, violentano, uccidono.

Rosa dell’amore: i petali rosa del sentimento più dolce e i petali rossi della passione più travolgente; le spine che, inaspettate o annunciate, fanno sanguinare il cuore anche molto tempo dopo essere state staccate dalla carne.

Rosa dell’amicizia: i petali gialli della vivacità dello scambio di aiuti, idee, confidenze e spensieratezze; le spine dello svanire all’improvviso, del dileguarsi in un nulla che sa di tradimento, dell’impegno a far durare un legame che dovrebbe essere un bastone su cui potersi sempre appoggiare.


domenica 26 luglio 2026

Rosa tranciata

Rosa tranciata dalle forbici della vita, che spesso si rivela giardiniere crudele.

Petali vermigli precocemente appassiscono, non per naturale declino ma per la perdita di linfa dal mutilato gambo.

Speranza che svanisce dal vetro d'una finestra all'improvviso andato in frantumi e che speditamente evapora, lasciando entrare nella stanza della gioventù l'acre odore della realtà.

Sogno che sparisce, privando di una soave visione chi l'aveva ospitato e alimentato con rapidi movimenti delle palpebre: la lama affilata della veglia non sempre incubi tronca, a volte fine pone a dorate prigioni da cui uscir non si vuole.

Ma forse non sempre una rosa spezzata ingrigisce il roseo color del futuro; a volte impedisce all'anima di impugnare il gambo spinoso, provocando ferite che, indelebili, avrebbero segnato la terrena esistenza ben più di un sogno svanito.


martedì 23 giugno 2026

Rivoli

Rivoli che s’ingrossano, diventando torrenti e poi fiumi che trascinano a valle umane vite.

Rivoli alimentati da infiniti occhi che come sorgenti gettano nei loro letti lacrime come ultimo saluto.

Rivoli su cui galleggiano persone care portate via come fuscelli e dalla corrente della morte sospinte verso l’eternità. 

venerdì 19 giugno 2026

Rive

Rive dal pendio dolce, lungo il quale si scende lentamente verso il mare, verso il blu infinito, per fermarsi a un metro dall’acqua a respirare a pieni polmoni e a contemplare la distesa azzurra increspata dalle onde.

Rive ripide o rocciose, che si interrompono bruscamente davanti allo scorrere di un fiume nel suo letto, lungo il quale passano rami secchi, foglie staccate e fiori appassiti, oltre a detriti di terra erosi dalla forza della corrente.

Rive compatte, solide, protette da massi, su cui l’aria e l’acqua esercitano per secoli, per millenni, la loro lenta azione smussante.

Rive franose, su cui anche un rovescio temporalesco può provocare voragini, su cui anche la pressione di un piede umano può causare piccole crepe.

Rive alte, che separano di metri e metri l’osservatore dall’acqua, facendogli intuire quanto profondo può essere il fondo del mare ma anche quanto facile sia inabissarsi in esso.

Rive basse, la cui battigia è zona franca, confine incerto fra terra ed acqua, passaggio senza frontiere che conduce alla rilassante immersione nella culla del mare.