lunedì 26 gennaio 2026

Oltre l'orizzonte

Oltre l’orizzonte dev'esserci qualcosa, che noi non riusciamo a immaginare.

Qualcosa che con la forza della speranza o della disperazione desideriamo ci sia.

Qualcosa che non vediamo con gli occhi della fredda Ragione ma sentiamo nel caldo cuore dell’anima.

Qualcosa che ci porterà a scrutare un altro orizzonte. formulando la stessa speranza e la stessa ipotesi ammantata dell'imperativo categorico: dovrà esserci qualcosa anche oltre quel nuovo orizzonte.

Oltre l’orizzonte troveremo alla fine la certezza di trovare Dio.


giovedì 22 gennaio 2026

Oggetti

Oggetti fabbricati dall’uomo per esigenze quotidiane della vita che scorre o per dare forma a un pensiero, a un’idea, a un sentimento, a un’emozione, forma che rimanga oltre la vita che scorre.

Oggetti intagliati, assemblati, ottenuti da fusione, per aiutare o per ostacolare, per salvare o per uccidere, per soddisfare chi li fa o per regalare ad altri un momento di gioia.

Oggetti diventati tali da materia modificata, trasformata, trasfigurata, che ha acquisito in sé la spiritualità di chi li ha fatti o donati, che ha assorbito in sé tutto l’amore di chi di qualcosa s’è privato per dare felicità ad una persona cara.

Oggetti custoditi con amore e riconoscenza immutati per ricordare i gesti d’affetto che ne furono all’origine oppure dimenticati, trascurati, gettati via, con un’indifferenza che è specchio veritiero dell’ingratitudine. 

sabato 17 gennaio 2026

Oceani

Oceani che ti circondano, spazi infiniti in cui a trecentosessanta gradi non vedi altro che una liquida distesa azzurra, che ti dà smarrimento e che ti costringe a fare i conti con i tuoi limiti, con la tua solitudine, con la tua precarietà.

Oceani in cui navighi, spesso a vista, guidato dall’istinto, altre volte con l’ausilio delle bussole o delle stelle che la vita ti mette a disposizione, bussole che sono persone che ti stanno vicine coi loro consigli e stelle che sono saggi che ti orientano da lontano, nel tempo e nello spazio, con il loro esempio, con le loro parole.

Oceani di gente, in mezzo a cui sei immerso, che fluidamente sfiorano il tuo scafo senza che tu riesca a trattenerne che poche gocce sul palmo della mano, senza che tu possa berne la vicinanza e la compagnia.

Oceani di carta, in cui sei abbracciato da frasi, pagine, che ti fanno pensare suggerendoti cose che non sapevi, nuove idee con cui confrontarti, emozioni e sentimenti da altri provati e in cui puoi specchiarti.

Oceani di sogni, in cui nuoti o forse annaspi avendo davanti la profondità dell’inconscio che si rivela ad occhi chiusi e l’immensità dell’immaginazione che puoi cavalcare ad occhi aperti.


giovedì 15 gennaio 2026

Occhi

Occhi neri: il buio che seduce, l’ignoto che attira, la sete di conoscenza e di esperienze che ti attira verso il non ancora conosciuto, verso il non ancora provato.

Occhi azzurri: la tensione verso il cielo, verso la leggerezza, verso la libertà, il fascino del mare, della profondità, dell’immersione in mondi diversi dal tuo, la serenità che sopra di te e sul mondo sta vegliando Dio.

Occhi verdi: il tuffo nella vita, nella prodigiosa architettura vegetale, nella Natura, il germogliare di pensieri, idee, progetti, all’insegna della speranza.

Occhi castani: la maturità delle piante ormai adulte, la serenità di chi accetta il proprio tramonto, la dolce tristezza delle cose passate e ormai proiettate in un tempo breve.

Occhi grigi: l’amarezza di una vita segnata dagli acidi solchi del dolore e delle delusioni, la perdita della speranza ormai assente lungo la teoria di giorni da consegnare alla noia e alla solitudine, l’offuscarsi del futuro ormai proiettato verso la parola “fine”.

Occhi arrossati: effetto del pianto, ustione dei rimorsi per i peccati che hai commesso, fiamme che ti danno le amate immagini dei tuoi cari perduti con la consapevolezza che rimani scottato dal vuoto che hanno lasciato in te.

martedì 13 gennaio 2026

Nuvole

Nuvole che vagano libere nel cielo senza confini, metafora del nostro navigare nell’Universo.

Nuvole che a volte annunciano la tempesta, come un fato nemico che concentra su di noi eventi che portano la targa della sfortuna.

Nuvole che a volte vengono ad attenuare il caldo torrido indotto dal sole e a preannunciare la benedizione della pioggia, che recherà sollievo alla terra increspata dalla siccità.

Nuvole dell’umiltà, di cui abbiamo bisogno per essere riparati dai raggi accecanti e inaridenti della vanità, della presunzione e dell’arroganza.

Nuvole che col loro contrasto rendono più dolce la luce del sole e ce la fanno godere di più.

Nuvole che vengono e che vanno, inafferrabili come un sogno, ma che ci lasciano con la promessa che altre nuvole, altri sogni, verranno presto a portare conforto nella nostra vita.

Nuvole che vengono e che vanno, come gli amici che hanno rallegrato con la loro presenza un giorno della nostra vita e che hanno proseguito nel loro cammino, mentre noi ci siamo fermati alla nostra meta o abbiamo rallentato vedendoli allontanarsi: amici che hanno ripreso a vagare nella prateria dell’esistenza, scomparendo dal nostro orizzonte e lasciando dentro di noi la persistente dolcezza dei ricordi e la quieta ma insieme amara malinconia di saperli ormai distanti da noi.

Nuvole che impediscono all’anima di vedere Dio e obbligano a camminare lungo un cammino terreno poco illuminato e disseminato di occasioni di peccato: nuvole che solo la fede e la preghiera possono diradare; peccati che solo il pentimento e l’espiazione possono essere almeno in parte smacchiati consentendo di vedere meglio quel sole che è il Padre di tutti, di sentire accanto a sé il Figlio e la Beata Vergine Maria, e di essere investiti da quel rinvigorente vento che è lo Spirito Santo.


sabato 10 gennaio 2026

Notti

Notti in cui le stelle sono gocce di luce, che cade leggera come calda pioggia.

Notti in cui la luna ci induce a nostalgie che il giorno poi sloggia.

Notti in cui il respiro rallenta, diventando sereno e profondo,

Notti in cui nell'anima aumenta il disio del sacro, del silenzioso ascolto di Dio.

Notti che puoi dedicare all'ascolto di quello ch'è stato  il tuo passato: un ricordo che hai appena raccolto può riportarti ad un tempo andato, in cui qualcuno affetto t'ha tolto, in cui qualcuno amore t'ha dato.

Notti in cui il male che hai compiuto in pensieri, parole, opere ed egoistiche omissioni ti assale, ti strazia, ti artiglia, ti dilania e solo il sonno ti reca sollievo annunciandosi col suo benigno torpore e facendoti sprofondare in qualche ora di pace.


giovedì 8 gennaio 2026

Non spalancare

Non spalancare i tuoi occhi in una cascata di lacrime destinate a disperdersi nella palude dell’indifferenza, che le sofferenze altrui ingoia senza fermarsi ad assaporarne l’urticante e acido gusto.

Non spalancare i tuoi occhi se non per vedere un fiore o per rimirare un tramonto.

Non spalancare la tua bocca in una cascata d’urla di dolore destinate a non trovare eco in un mondo sempre più sordo, in cui esse si dissolverebbero senza nemmeno toccare terra, senza nemmeno trovare un sepolcro negli altrui ricordi.

Non spalancare la tua bocca se non per dare conforto o per infondere coraggio.

Non spalancare le tue orecchie in una cascata d’attese fatte di ascolti destinate a non trovare risposte alle tue richieste, d’aiuto o d’amore, senza spesso trovare nemmeno la schiettezza del rifiuto ma soltanto la crudeltà del silenzio.

Non spalancare le tue orecchie se non per sentire un soave canto d’uccello o per farti cassa di risonanza delle onde del mare.

Non spalancare le tue mani in una cascata di dita distese destinate a farti perdere la preziosa sabbia di ciò che hai dalla vita ricevuto o conquistato, senza spesso trovare nemmeno qualcuno pronto ad aiutarti a superare l’ostacolo che avevi davanti.

Non spalancare le tue mani se non per offrire un disinteressato aiuto o per elargire un gioioso saluto.

Non spalancare lo scrigno delle tue sofferenze, delle tue amarezze, dei tuoi rimpianti, dei tuoi rimorsi: triste forziere destinato a non essere alleggerito dei dolenti monili che contiene, anzi, a raccoglierne sempre di nuovi.

Non spalancare al mondo se non la tua dura scorza di anima che non s’arrende e che, nonostante tutto, continua ad inoltrarsi nel cammino della vita.

 

Scritto ispiratomi dalla lettura del post “Non piangere piccola mia” di mio cugino Luca Gambarelli.

Luchetto carissimo, è orgogliosa gioia per me, torrente che da tempo scorre nella prateria dei versi, specchiarmi nella fonte limpida e fresca della tua grande vena poetica.