Parole che mentono o che sono inadeguate ad esprimere gli stati dell'anima, i moti dell'anima.
Parole destinate a perdersi, forse con qualche effimera eco, che farà scemare nel vento l’urlo disperato o la rassegnata amarezza di chi le ha pronunciate.
Parole sorte dal silenzio e destinate ad essere assorbite dal silenzio, nell’indifferenza di chi dovrebbe ascoltare o con la gratitudine di chi ha voluto sentirle.
Un silenzio che ha i suoi suoni, dolci come quelli dell'armonia e della beatitudine o acuti, striduli come quelli dello strazio e dell'incomunicabilità.
Un silenzio che è metafora della notte, illuminata o meno dalla luna e dalle stelle.
Che le nuvole della cupezza e della freddezza altrui non entrino mai nel silenzio a frapporsi fra noi e la nostra luna, fra noi e le nostre stelle.