Oceani che ti circondano, spazi infiniti in
cui a trecentosessanta gradi non vedi altro che una liquida distesa azzurra,
che ti dà smarrimento e che ti costringe a fare i conti con i tuoi limiti, con
la tua solitudine, con la tua precarietà.
Oceani
in cui navighi, spesso a vista, guidato dall’istinto, altre volte con l’ausilio
delle bussole o delle stelle che la vita ti mette a disposizione, bussole che
sono persone che ti stanno vicine coi loro consigli e stelle che sono saggi che
ti orientano da lontano, nel tempo e nello spazio, con il loro esempio, con le
loro parole.
Oceani
di gente, in mezzo a cui sei immerso, che fluidamente sfiorano il tuo scafo
senza che tu riesca a trattenerne che poche gocce sul palmo della mano, senza
che tu possa berne la vicinanza e la compagnia.
Oceani
di carta, in cui sei abbracciato da frasi, pagine, che ti fanno pensare
suggerendoti cose che non sapevi, nuove idee con cui confrontarti, emozioni e
sentimenti da altri provati e in cui puoi specchiarti.
Oceani di sogni, in cui nuoti o forse annaspi
avendo davanti la profondità dell’inconscio che si rivela ad occhi chiusi e
l’immensità dell’immaginazione che puoi cavalcare ad occhi aperti.