martedì 31 marzo 2026

Pensare all'Eternità guardando al vissuto

Pensare all'Eternità guardando al vissuto, in cui persone conosciute, emozioni provate e azioni compiute sono i mattoni di ciò che siamo.

Procedere nell'irrefrenabile corrente della vita costruendo esperienze, conoscenze, ricordi, che ci saranno di conforto quando davanti a noi si apriranno le cateratte dell'Infinito.

Se avremo vissuto bene, se potremo portare con noi le dolci carezze degli affetti ricevuti e di quelli dati, se nei ricordi persone e fatti riusciranno anche in quell'ora a strapparci un sorriso, sereno sarà il nostro andare incontro alla Fine.

È una consolazione morire vestiti del Bene donato e ricevuto, solida corazza che protegge dalla paura dell’ignoto.

È una maledizione partire per l’ultimo viaggio con la nudità dell’egoismo.


giovedì 26 marzo 2026

Cerbiatto, cerbiatto

Cerbiatto, cerbiatto,

      la tua tenerezza di cucciolo è la stessa dell’Agnello di Dio.


Cerbiatto, cerbiatto,

      quanto amore susciti nei bambini che di vedono in foto o dal vivo!


      Mentre magari i loro genitori hanno già con una doppietta ucciso i tuoi genitori.


Cerbiatto, cerbiatto,

      crescerai e rimarrai buono, innocente e indifeso come adesso.


      Mentre molti bambini, crescendo, diventeranno egoisti, cattivi e crudeli.


Cerbiatto, cerbiatto,

      forse da adulto sarai ucciso da uno di quei bambini che ora vorrebbero averti come compagno di gioco e che da grande avrà un fucile come mezzo di divertimento.


mercoledì 25 marzo 2026

Passato e futuro

I giorni passano lenti; le settimane, i mesi, gli anni volano, come barche sospinte dalla corrente impetuosa e impietosa di un fiume in piena.

La prateria del passato si espande e l'orizzonte del futuro si accorcia.

I ricordi prendono silenziosamente il posto delle speranze che non possiamo più urlare al vento.

Il vento si placa, lasciando sul terreno le foglie morte delle illusioni e le spine dei rimorsi.

Il futuro non è altro che un cammino disseminato di pietre aguzze che dovremo percorrere a piedi nudi.


domenica 22 marzo 2026

Passano i giorni

Passano i giorni, a volte sotto forma di corsa sfrenata lungo strade che i nostri piedi non sentono nemmeno e che i nostri occhi non vedono nemmeno, accecati dal dolore o dal rincorrere sogni sempre lontani, sempre irraggiungibili.

Passano i giorni, a volte lungo un tunnel di ore che sembra non finire mai, forse per la nebbia che dentro di noi ci impedisce di muovere passi timorosi, forse perché preferiamo non avanzare lungo percorsi che ci sono indifferenti per difenderci dal dolore delle disillusioni.

Passano i giorni: pagine bianche da riempire con l'inchiostro della vita che affrontiamo o da cui fuggiamo con la mina della matita indelebile dei nostri ricordi, fino a giungere, sereni o stremati, a scrivere la parola "fine" al nostro libro terreno.


martedì 17 marzo 2026

Passa il tempo

Passa il tempo, è inutile fermarlo o corrergli dietro: ci illudiamo di afferrarlo ma è sabbia che scorre via dalle nostre dita.

Ci restano i ricordi, che in parte riempiono i vuoti e in parte li acuiscono.

Ci resta la via che si dipana tracciata dal tempo e che ci avvicina alla foce finale, dove la scia della vita terrena svanirà in silenzio nell'immenso mare dell'eternità.


mercoledì 4 marzo 2026

Parte del Tutto

Se siamo parte del Tutto, il nostro essere, il nostro pensare astraente è manifestazione parziale del Tutto oppure è ribellione al Tutto?

E il demiurgo che creò l'Universo, foss'anche scintilla imprevista e inconsapevole nell'immane concentrazione che precedette il Big Bang, è un datore d'amore oppure un creatore di disordine?

E il Silenzio cui prima o poi torneremo è ripristino di Armonia o punizione per avere osato turbarla? 

sabato 21 febbraio 2026

Parole e silenzio

Parole che mentono o che sono inadeguate ad esprimere gli stati dell'anima, i moti dell'anima.

Parole destinate a perdersi, forse con qualche effimera eco, che farà scemare nel vento l’urlo disperato o la rassegnata amarezza di chi le ha pronunciate.

Parole sorte dal silenzio e destinate ad essere assorbite dal silenzio, nell’indifferenza di chi dovrebbe ascoltare o con la gratitudine di chi ha voluto sentirle.

Un silenzio che ha i suoi suoni, dolci come quelli dell'armonia e della beatitudine o acuti, striduli come quelli dello strazio e dell'incomunicabilità.

Un silenzio che è metafora della notte, illuminata o meno dalla luna e dalle stelle.

Che le nuvole della cupezza e della freddezza altrui non entrino mai nel silenzio a frapporsi fra noi e la nostra luna, fra noi e le nostre stelle.