La mente
è occupata da mille pensieri: gioiosi od opprimenti che siano, essi ostruiscono
il flusso che dall’inconscio fa sorgere le idee, le parole, le frasi.
Un tempo
ti sforzavi invano di forzare quel granitico blocco. L’età ora ti infonde saggezza
e ti fa capire che l’ostinazione non paga.
Cerchi
di liberare la mente affinché la scrittura che senti hai fatto nei meandri del
tuo inconscio possa emergere sotto forma di parola.
Ma la
pagina bianca non ti fa più paura: se non riesci scalfirne il candore con i
tratti scritti di penna o tastiera, vuol dire che non sei abbastanza sereno
oppure che dentro di te le frasi non hanno ancora preso la giusta forma.
E allora
non insisti: riponi il foglio o spegni il pc, conscio che il tuo inconscio continua
ad elaborare scrittura, a scolpire il blocco di marmo dentro cui il tuo libro è
ancora prigioniero.
Ti metti
a far altro: azioni quotidiane oppure ascolto di musica o lettura o persino
scrittura di altri testi. Chi lo sa? Magari ricevendo nuove informazioni
dall’esterno, la parte inconscia di te riuscirà a fornirti l’output che ancora
non vedi.
Devi
solo aspettare, sereno: prima o poi l’output, l’idea, l’illuminazione ti dirà
che è giunta l’ora di riempire di parole la pagina bianca.
Ispirata dalla teoria decostruzionista di
Jacques Derrida, secondo cui la “scrittura” precede la “parola”.