lunedì 11 maggio 2026

Regalare al mondo

Regalare al mondo gioielli preziosi significa donargli caduca materia che in fondo il mondo aveva già.

Regalare al mondo il nostro estro significa donargli solo vanità, di cui in fondo non sa che farsene.

Regalare al mondo i nostri dolori significa donargli lacrime ed urla che nell'indifferenza si dissolveranno.

Regalare al mondo un'emozione significa donargli un che di contagioso che forse un po' lo migliorerà. 

venerdì 8 maggio 2026

Radici

Radici che vincono la resistenza del suolo, a volte soffice e generoso, a volte arido o pietroso.

Radici che prendono acqua, nutrimento, da strati di terra nascosti al sole, da geologici magazzini preservatori di cibo.

Radici che portano vita a tronchi, rami, foglie, che traggono da questi canali l’energia necessaria a produrre frutti.

Radici vegetali: fondamenta di piante, in quel meraviglioso cantiere che è la Natura.

Radici umane: cromosomi che si tramandano nell’atto del concepimento; educazione di madri e padri; racconti di nonne e nonni; testimonianze del passato, monumenti e libri.

Radici dell’acqua: fonti, sorgenti, da cui scaturisce il flusso iniziale che dà vita a ruscelli, a fiumi, a laghi, mari oceani.

Radici come fonti, da cui tutti veniamo, a cui tutti, prima o poi, attingiamo. 

mercoledì 6 maggio 2026

Raccontare noi stessi

Raccontare noi stessi, il nostro scorrere nel tempo, il nostro saltare da un giorno all'altro come da una zattera all'altra nel mare della vita: giorni che sono granelli di sabbia, che scorrono, scorrono, scorrono.

Raccontare noi stessi su pagine e pagine, anch'esse granelli di sabbia, che scorrono, scorrono, scorrono.

Raccontare noi stessi ricorrendo a teorie di frasi che intrecciamo in filamenti che sono frammenti, molecole di memoria che vogliamo affidare a quell'abisso oscuro che chiamiamo Eternità: frammenti di scritti o di affabulazione che sono proiezione del nostro desiderio di sopravvivere oltre l'Oltre.

Raccontare noi stessi, fissare su carta o su hard disk le nostre idee e le nostre azioni, i nostri sentimenti e le nostre riflessioni, col rischio sempre incombente di mentire a noi stessi per presentarci migliori di quanto siamo stati o siamo all'incerto appuntamento coi posteri o con l'oblio.



lunedì 4 maggio 2026

Quando un vecchio

Quando un vecchio cade, incurvato dal peso degli anni, lungo il sentiero della vita nel punto che per lui significa la parola "fine", è come un albero che s'accascia al suolo dopo aver dispensato al mondo frutti e semi.

Quando un vecchio chiude i suoi occhi stanchi per l'ultima volta, dopo essersi lasciato inondare dalla per lui ultima luce terrena, è come una lanterna che si spegne e che non potrà più indicare la rotta a passanti spesso distratti, che non sanno dove vanno, che non vogliono sapere dove andare.

Quando un vecchio cede all'inevitabile ciclo della Natura e lascia il posto a chi ha ancora della strada da fare, a chi si è appena incamminato su quella strada, l'Umanità indifferente viene privata di un'altra fonte di esperienze, di un altro libro da cui apprendere elementi di vita: che pochi saggi e illuminati ne preservino nel ricordo azioni e racconti, veri e propri semi da immettere con grato amore del loro terreno della loro vita e da far crescere e germogliare sotto forma di lezioni da cui si è imparato ad essere migliori.


mercoledì 29 aprile 2026

Quando la spiaggia scotta

Quando la spiaggia scotta, arroventata dal sole, i granelli di sabbia sono aghi arroventati sotto le palme dei piedi.

Ma le onde che a due passi spumeggiando offrono la salvezza dal rovente tappeto.

Con la loro spuma sommergono dita e talloni, offrendo rifugio e refrigerio mentre orme si imprimono sulla molle e fresca battigia: calco che il disco solare non cuocerà trasformandolo in naturale scultura; calco che l’alta marea livellatrice farà presto sparire ripristinando sul lieve pendio la tabula rasa di sabbia compatta, che altri piedi calpesteranno, inconsapevoli di tracce destinate a sparire.

Quando la spiaggia scotta, diventa di dolore metafora: dolore dove si posano i passi nei tristi giorni di lutto.

L’ombrellone dell’affetto e della vicinanza di persone a te care ti ripara dal sole dello strazio ma non rende meno infuocata la sabbia che ormai sarà il tuo camminamento.

Puoi solo rifugiarti nella battigia dei ricordi in cui posare i tuoi piedi, con le onde che lambiscono le tue caviglie; imprimi nell’umida sabbia delle orme che forse l’alta marea cancellerà ma il tuo sguardo verso profondità che raggiungere non puoi, non puoi ancora, riesce a vedere orme indelebili, che il flusso e il riflusso del mare non cancelleranno, orme di chi ti ha lasciato dopo averti tanto amato.

domenica 26 aprile 2026

Qual è l'odore della notte?

Qual è l'odore della notte, quando il sole non inonda più l'aria coi suoi profumi di luce e di attività?

Qual è l'odore della notte, quando il fresco effonde la sua fragranza su tutto ciò che è all'aperto, su tutto ciò che non è chiuso?

Qual è l'odore della notte, quando ti affacci alla finestra per respirare una quiete che forse non riesci a trovare dentro di te?

Qual è l'odore della notte, quando cerchi in essa e nel suo profondo respiro quella pace che non hai, quella serenità che la tristezza ti riempie di lacrimose coppelle, quel balsamo alle tue ferite che il tuo riflettere non amalgama per spalmarlo ma diluisce nell'acqua corrente dello strazio e della nostalgia?

Qual è l'odore della notte, quando le strade sfumano nel silenzio, quando i colori sfumano nell'oscurità, quando la tua presenza nel mondo sfuma in una muta solitudine?

Qual è l'odore della notte, che tu aspiri coi polmoni del corpo e con quelli dell'anima, per rinvigorire le tue membra e per tonificare il tuo essere vivo?

mercoledì 22 aprile 2026

Quale forma ha l'acqua?

Quale forma ha l'acqua? Quale veste indossa nella danza del mondo?

Forma di pace, di quiete, di leggero movimento, pronta a mutarsi in tempesta, in gorghi, in mulinelli, per poi ritornare quiete, dal rastrello del mondo appianata in placida distesa, come un sonno consolatore che dopo un incubo restituisce all'anima la tranquillità.

È mutevole come la vita, inafferrabile come la speranza, penetrabile come la cosa più fragile ma indistruttibile come la cosa più robusta.

La spazzi via e resistenza non oppone ma quando scorre ha la meglio sugli elementi più spigolosi e duri, e pian piano li smussa, li erode, li scava.

Evapora, sparisce al calore del tempo, come la vita svanisce al passare del Tempo, ma ritorna nel cielo una volta ricondensatasi in nuvole, come la vita migra nel passaggio al Cielo.

È culla di vita, è metafora di Vita.