mercoledì 22 aprile 2026

Quale forma ha l'acqua?

Quale forma ha l'acqua? Quale veste indossa nella danza del mondo?

Forma di pace, di quiete, di leggero movimento, pronta a mutarsi in tempesta, in gorghi, in mulinelli, per poi ritornare quiete, dal rastrello del mondo appianata in placida distesa, come un sonno consolatore che dopo un incubo restituisce all'anima la tranquillità.

È mutevole come la vita, inafferrabile come la speranza, penetrabile come la cosa più fragile ma indistruttibile come la cosa più robusta.

La spazzi via e resistenza non oppone ma quando scorre ha la meglio sugli elementi più spigolosi e duri, e pian piano li smussa, li erode, li scava.

Evapora, sparisce al calore del tempo, come la vita svanisce al passare del Tempo, ma ritorna nel cielo una volta ricondensatasi in nuvole, come la vita migra nel passaggio al Cielo.

È culla di vita, è metafora di Vita. 

lunedì 20 aprile 2026

Ponti

Ponti che accorciano le distanze, che annullano le barriere, che avvicinano realtà prima separate.

Ponti di legno che evitano guadi insidiosi; ponti di pietra che sovrastano fiumi impetuosi; ponti di corde che sorvolano abissi vertiginosi.

Ponti che mettono in comunicazione persone, a volte portando amici, altre volte facendo penetrare nemici.

Ponti che sono il presente e che mettono in contatto il passato con l’avvenire.

Ponti che siamo diventati noi, dopo essere passati su altri ponti; su di noi passeranno le generazioni future, che a loro volta diverranno ponti, componenti di una staffetta che continueranno a passarsi il testimone della vita e della civiltà

Ponti che siamo noi: sotto le nostre campate sono passate persone che il tempo ci ha portato via o che hanno voluto allontanarsi da noi; le abbiamo viste scorrere via con un dolore o con una delusione che non abbiamo provato nel vedere da un ponte di pietra l’acqua di un fiume dirigersi verso il mare o da un ponte di cemento una fiumana di automobili dirigersi verso l’estuario delle loro molteplici mete.

Ponti che, una volta passati, non ci consentiranno più di tornare indietro e ci volgeremo verso di essi, a volte con malinconia, a volte con sollievo.

Ponti che ci stanno conducendo all’ultimo di loro, oltre il quale ci sarà il Nulla o il Tutto, la disperazione eterna o la beatitudine infinita.


domenica 19 aprile 2026

Cala il tramonto

Cala il tramonto, offuscando i colori illuminati dal sole, confondendo i colori dando loro tinte sempre più cupe e indistinte, offendendo i colori.

Cala il tramonto, cancellando il rosa dei fenicotteri appoggiati sulla quasi inesistente profondità di uno stagno o di un lago, per scurire il loro manto fino a confonderlo col buio della notte, rendendo ancora più indifesa oppure proteggendola dai predatori diurni la loro gracile corporatura.

Lo sguardo si intristisce pensando alla dolcezza e alla tenerezza del rosa svanito e richiama alla memoria altre dolcezze e tenerezze perdute o rifiutate.

Cala il tramonto ma effimero è il buio che porta: passata la notte, il sole illuminerà di nuovo il rosa dei fenicotteri.


Riflessione ispiratami dalla visione dell’acquerello su cartoncino "Fenicotteri al tramonto" dell'Artista Patrizia Bonazelli.


martedì 14 aprile 2026

Arcani

Maggiori o minori, grandi o piccole speranze, grandi o piccole paure: futuro forse da svelare nel buio dell’imprevedibile o del non ancora visto.

Pretesa di conoscere un destino che forse destino non è ma solo tendenza su cui si potranno, si dovranno far scelte per recar cambiamenti alla rotta della vita, per aggirare o superare massi che ancor non sappiamo se troveremo davanti a noi.

Pericolo di confondere destino o fato col disegno che Dio ha fatto per noi, che possiamo capire senza avere la presunzione di conoscerne gli sviluppi.

Perché avere paura del futuro? Perché cercare nella lettura di variopinte figure ciò che Dio prima o poi ci farà vedere, ciò su cui ci metterà alla prova senza mai abbandonarci?

Di sicuro la carta della Morte non indica la fine di tutto ma solo in cambiamento radicale, spesso già in questa vita terrena. Perché averne terrore?

Di sicuro la morte stessa, corporea, non è una fine ma un nuovo inizio, è l’entrata in una nuova vita, eterna e celeste? Perché temerla anziché considerarla l’ultimo dono terreno di Dio?

In questa vita, fatta di età, di stagioni, di dodici mesi, abbiamo tante mani dei tarocchi che dobbiamo saper giocare per guadagnarci l’accesso alla Gerusalemme Celeste.


Riflessione ispiratami dalla visione del dipinto "Arcani", tempera su tavoletta in legno, dell'Artista Patrizia Bonazelli.

Il finale è chiaramente gucciniano.


domenica 12 aprile 2026

Veliero

Vele spiegate, spinte da un vento diventato burrasca.

Marosi fendono la prua, nella vana speranza di avere la meglio.

Visione da lontano, offuscata dagli scrosci di pioggia.

In che direzione navighi, veliero? Qual è la tua rotta?

Mai lo sapremo, perché questa domanda rimarrà senza risposta.

Come me, navighi verso l’ignoto, che non è privo di progetti e di mete ma che ci nasconde l’esito di sogni e speranze.

Sarà il futuro a decidere se approderemo al tanto ambito porto sicuro o se naufragheremo diventando ombre d’Averno.


Riflessione ispiratami dalla visione dell’acquerello su cartoncino "Veliero" dell'Artista Patrizia Bonazelli.


sabato 11 aprile 2026

Piantine sui resti di una vita

Nei giardini di pietra, consacrati al ricordo intriso di strazio e di dolore, puoi trovare, sopra litiche lastre, piantine che crescono sopra i resti di vite, sopra amate salme consegnate alla Natura.

Metafora della vita che non cade nell’oblio, del ricordo che non si scolora e che continua a produrre sorrisi, gratitudine, vuoto e pianto.

Vite ormai consegnate al passato, e innaffiate dalla pioggia che cade dal cielo e dalle lacrime che cadono dagli occhi di cari dolenti.

Fiori che sbocciano rendendo omaggio al defunto e ravvivandone il ricordo; fiori che in una stagione sbucano da rami verdi e sottili e che in un’altra cadono, coi petali che vanno a coprire con dolce e calda tenerezza il giaciglio dove riposano le amate spoglie.

Piantine che l’anno successivo daranno altri fiori, in una perenne alternanza fra sguardi che mantengono saldo il legame con chi non c’è più e sguardi proiettati al futuro, un futuro di vuoti incolmabili ma anche di cose da costruire.


venerdì 10 aprile 2026

Petalo stanco

Petalo stanco,

      passano i giorni e il tuo colore svanisce.


Petalo stanco,

      ormai su di te il bianco della morte ha soppiantato il rosso, il rosa o il giallo della vita.


Petalo stanco,

      fra un po' ti staccherai e con leggerezza planerai sulla terra accogliente d'un vaso o d'un campo.


Petalo stanco,

      la tua agonia strazia l'anima e la riempie del ricordo in cui la tua pienezza cromatica era stimolo e inno di speranza e di vita, e questo contrasto ancor più straziante rende il tuo scivolare lungo il declino fatale, come se il tuo colore ti fosse strappato da artigli rapaci, senza che tu abbia la forza neppure di proferire un acuminante lamento.