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venerdì 19 giugno 2026

Rive

Rive dal pendio dolce, lungo il quale si scende lentamente verso il mare, verso il blu infinito, per fermarsi a un metro dall’acqua a respirare a pieni polmoni e a contemplare la distesa azzurra increspata dalle onde.

Rive ripide o rocciose, che si interrompono bruscamente davanti allo scorrere di un fiume nel suo letto, lungo il quale passano rami secchi, foglie staccate e fiori appassiti, oltre a detriti di terra erosi dalla forza della corrente.

Rive compatte, solide, protette da massi, su cui l’aria e l’acqua esercitano per secoli, per millenni, la loro lenta azione smussante.

Rive franose, su cui anche un rovescio temporalesco può provocare voragini, su cui anche la pressione di un piede umano può causare piccole crepe.

Rive alte, che separano di metri e metri l’osservatore dall’acqua, facendogli intuire quanto profondo può essere il fondo del mare ma anche quanto facile sia inabissarsi in esso.

Rive basse, la cui battigia è zona franca, confine incerto fra terra ed acqua, passaggio senza frontiere che conduce alla rilassante immersione nella culla del mare.

mercoledì 20 maggio 2026

Madre Gea

Ridi, Madre Gea, per l'acquea manna che dal cielo giunta è ad assorbire le tue rughe e a ricomporre il tuo volto in una morbida distesa di suolo.

Ridi, Madre Gea, ancora per un attimo: il sole, che come cristalli brillare fa le gocce da te non assorbite, presto le farà evaporare e tornerà sul tuo viso ad incidere solchi, crepe, rughe.

Ridi, Madre Gea, perché anche nell’ora in cui Febo coi suoi raggi più ti surriscalderà, allegro conforto ti darà la certezza che la notte presto verrà con la sua frescura a rinfrancarti.

Sorridi, Madre Gea, perché chi riconosce in te una dea lo fa per proteggerti e non per cercare aiuti da te.

Sorridi, Madre Gea, perché in questo minuscolo punto dell’Universo c’è ancora qualcuno che mira a tutelarti e non a distruggerti.

Sorridi, Madre Gea, perché chi ti è devoto respira con te, ride con te, piange con te, sorride con te.


A Mary Hanne Porcu, in occasione del suo 47° compleanno.

venerdì 8 maggio 2026

Radici

Radici che vincono la resistenza del suolo, a volte soffice e generoso, a volte arido o pietroso.

Radici che prendono acqua, nutrimento, da strati di terra nascosti al sole, da geologici magazzini preservatori di cibo.

Radici che portano vita a tronchi, rami, foglie, che traggono da questi canali l’energia necessaria a produrre frutti.

Radici vegetali: fondamenta di piante, in quel meraviglioso cantiere che è la Natura.

Radici umane: cromosomi che si tramandano nell’atto del concepimento; educazione di madri e padri; racconti di nonne e nonni; testimonianze del passato, monumenti e libri.

Radici dell’acqua: fonti, sorgenti, da cui scaturisce il flusso iniziale che dà vita a ruscelli, a fiumi, a laghi, mari oceani.

Radici come fonti, da cui tutti veniamo, a cui tutti, prima o poi, attingiamo. 

mercoledì 22 aprile 2026

Quale forma ha l'acqua?

Quale forma ha l'acqua? Quale veste indossa nella danza del mondo?

Forma di pace, di quiete, di leggero movimento, pronta a mutarsi in tempesta, in gorghi, in mulinelli, per poi ritornare quiete, dal rastrello del mondo appianata in placida distesa, come un sonno consolatore che dopo un incubo restituisce all'anima la tranquillità.

È mutevole come la vita, inafferrabile come la speranza, penetrabile come la cosa più fragile ma indistruttibile come la cosa più robusta.

La spazzi via e resistenza non oppone ma quando scorre ha la meglio sugli elementi più spigolosi e duri, e pian piano li smussa, li erode, li scava.

Evapora, sparisce al calore del tempo, come la vita svanisce al passare del Tempo, ma ritorna nel cielo una volta ricondensatasi in nuvole, come la vita migra nel passaggio al Cielo.

È culla di vita, è metafora di Vita. 

giovedì 4 dicembre 2025

Mesta quiete



Masserizie e rottami beneficiano ormai della quiete dell'acqua, che ha smesso di ribollire la rabbia di Poseidon.

Nave che osasti sfidare il dio del mare, di te ormai non restano alla superficie dell'onde che residui brandelli sfuggiti agli abissi.

Mesta è la quiete di chi li raccoglie per portarli a una vedova o a un orfano, a una madre o a un padre, come conforto di un ricordo da serbare nell'inconsolabile dolore dei giorni e delle notti che verranno.


giovedì 27 novembre 2025

Mare

Mare fluido come la vita, dolce come la vita, amaro come la vita, crudele come la vita.

Mare in cui ti culli al caldo del sole o sotto un cielo stellato, abbandonandoti alle stesse sensazioni di pace, di sicurezza e di protezione, provate agli albori della vita nel liquido amniotico, liquido primordiale squarciato di colpo dal "big bang" del parto, dal tuo "big bang".

Mare in cui allegramente sguazzi credendoti inaffondabile e ignorando che basta un'ondata improvvisa o un istante di stanchezza o di distrazione per mandarti a fondo, perché nel letto del fiume della tua vita può sempre abbattersi a tempesta fulminante che tutto travolge, che tutto rimescola.

Mare in cui il navigare sembra placido e certo ma in cui non basta tendere lo sguardo al cielo per vedere le nubi messaggere di venti, e in cui bisogna volgere gli occhi alla superficie piana dell'acqua, perché anche gli scogli possono causare il naufragio: metafora dei tuoi sentieri, nelle cui pietre puoi anche inciampare.

Mare in cui tutto può cambiare, tutto può assumere il ruolo opposto a quello avuto fino ad allora; ed ecco dunque le placide acque, apparente sinonimo di rotta sicura, trasformarsi all’improvviso in leoni che emettono il ruggito dei venti; ed ecco invece gli scogli, apparenti o reali trappole per lo scafo della tua nave, trasformarsi in appigli, in ancore a cui aggrapparti se la tua imbarcazione sta colando a picco.

Mare che ti lambisce, che ti accarezza i piedi quando cammini sulla spiaggia, e che è dunque vicino, mare che tocchi, mare concreto, ma anche mare che spalanca davanti a te la sua immensa distesa: metafora dell'Infinito e dell’Ignoto.

Mare che tocchi con i tuoi piedi oppure, chinandoti, con le tue mani, e che sfugge immediatamente dai tuoi arti, come la sabbia che ti illudi di trattenere, come i sogni e le speranze, che il più delle volte scivolano via dalla tua vita.

Mare che ti sembra luogo di libertà, perché sulle sue onde non ci sono confini.

Mare che ti tiene prigioniero, sradicato dalla tua terra e dai tuoi cari, e che fa dunque di te un esule smarrito.

Mare nel quale ti immergi assaporando momenti di solitudine, al riparo dal rumore incessante della spiaggia del mondo.

Mare in cui non puoi sopravvivere a lungo e che devi presto lasciare per tornare alla terra, per tornare ai tuoi simili, per tornare alla vita, che da solitario non vale la pena di essere vissuta.