Visualizzazione post con etichetta solitudine. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta solitudine. Mostra tutti i post

martedì 2 giugno 2026

Rifletti

Rifletti, assaporando nella protettiva ombra il fresco ricordo del sole che nelle anime ha infuso la luce del giorno.

Rifletti sul senso profondo delle cose, la cui ricerca forse viene favorita dall'oscurità notturna, che però può anche confondere, usufruendo sì di silenziosa solitudine ma minacciata da incubi e sogni, da ancestrali paure.

Rifletti, scoprendo infine che questo tuo meditare, scavare, indagare, dà senso alla tua umanità, è base fondante del tuo essere nel mondo.


Riflessione ispiratami dall’indimenticabile Renata Di Leo.


domenica 26 aprile 2026

Qual è l'odore della notte?

Qual è l'odore della notte, quando il sole non inonda più l'aria coi suoi profumi di luce e di attività?

Qual è l'odore della notte, quando il fresco effonde la sua fragranza su tutto ciò che è all'aperto, su tutto ciò che non è chiuso?

Qual è l'odore della notte, quando ti affacci alla finestra per respirare una quiete che forse non riesci a trovare dentro di te?

Qual è l'odore della notte, quando cerchi in essa e nel suo profondo respiro quella pace che non hai, quella serenità che la tristezza ti riempie di lacrimose coppelle, quel balsamo alle tue ferite che il tuo riflettere non amalgama per spalmarlo ma diluisce nell'acqua corrente dello strazio e della nostalgia?

Qual è l'odore della notte, quando le strade sfumano nel silenzio, quando i colori sfumano nell'oscurità, quando la tua presenza nel mondo sfuma in una muta solitudine?

Qual è l'odore della notte, che tu aspiri coi polmoni del corpo e con quelli dell'anima, per rinvigorire le tue membra e per tonificare il tuo essere vivo?

lunedì 29 dicembre 2025

Nei giardini di pietra

Nei giardini di pietra respiri una pace serena, anche se galleggia su lacrime di rimpianto uscite all’aperto o trattenute nell’anima.

Mentre cammini sulla ghiaia dei sentieri, la morte ti appare dolce madrina, parte integrante seppur finale del percorso della vita.

Chi silente riposa sotto o dietro un litico manto non ti sembra perduto ma solo allontanato lungo una via che prima o poi percorrerai anche tu.

Di colpo la pace svanisce: ti trovi di fronte a due date troppo ravvicinate fra loro. Una struggente tristezza ti prende di fronte al sepolcro di un bambino e, che tu abbia fede o no, ti prende l’irrazionale e ingiusto sospetto sulla crudeltà di Dio.

Sopra una tomba sdraiato è un cane: i suoi occhi dolenti rivelano la sua ferma volontà di non separarsi da chi gli ha dato cibo e carezze.

A questa commovente e sublime prova di amore assoluto fanno da amaro contrasto decine di tombe abbandonate all’incuria, che ospitano i corpi di persone dimenticate in fretta da parenti ed amici, da quelli che solo di nome possono essere definiti “i loro cari”.

Ma altri sarcofagi dimostrano invece ben altro atteggiarsi: scritte traboccanti d’amore nel ricordo e freschi fiori provano che non tutti sono caduti nell’oblio dell’ingratitudine.

In fondo, i giardini di pietra sono lo specchio fedele della città dei vivi, in cui trovi di tutto: dall’amore all’insensibilità, dall’affetto alla solitudine.


giovedì 27 novembre 2025

Mare

Mare fluido come la vita, dolce come la vita, amaro come la vita, crudele come la vita.

Mare in cui ti culli al caldo del sole o sotto un cielo stellato, abbandonandoti alle stesse sensazioni di pace, di sicurezza e di protezione, provate agli albori della vita nel liquido amniotico, liquido primordiale squarciato di colpo dal "big bang" del parto, dal tuo "big bang".

Mare in cui allegramente sguazzi credendoti inaffondabile e ignorando che basta un'ondata improvvisa o un istante di stanchezza o di distrazione per mandarti a fondo, perché nel letto del fiume della tua vita può sempre abbattersi a tempesta fulminante che tutto travolge, che tutto rimescola.

Mare in cui il navigare sembra placido e certo ma in cui non basta tendere lo sguardo al cielo per vedere le nubi messaggere di venti, e in cui bisogna volgere gli occhi alla superficie piana dell'acqua, perché anche gli scogli possono causare il naufragio: metafora dei tuoi sentieri, nelle cui pietre puoi anche inciampare.

Mare in cui tutto può cambiare, tutto può assumere il ruolo opposto a quello avuto fino ad allora; ed ecco dunque le placide acque, apparente sinonimo di rotta sicura, trasformarsi all’improvviso in leoni che emettono il ruggito dei venti; ed ecco invece gli scogli, apparenti o reali trappole per lo scafo della tua nave, trasformarsi in appigli, in ancore a cui aggrapparti se la tua imbarcazione sta colando a picco.

Mare che ti lambisce, che ti accarezza i piedi quando cammini sulla spiaggia, e che è dunque vicino, mare che tocchi, mare concreto, ma anche mare che spalanca davanti a te la sua immensa distesa: metafora dell'Infinito e dell’Ignoto.

Mare che tocchi con i tuoi piedi oppure, chinandoti, con le tue mani, e che sfugge immediatamente dai tuoi arti, come la sabbia che ti illudi di trattenere, come i sogni e le speranze, che il più delle volte scivolano via dalla tua vita.

Mare che ti sembra luogo di libertà, perché sulle sue onde non ci sono confini.

Mare che ti tiene prigioniero, sradicato dalla tua terra e dai tuoi cari, e che fa dunque di te un esule smarrito.

Mare nel quale ti immergi assaporando momenti di solitudine, al riparo dal rumore incessante della spiaggia del mondo.

Mare in cui non puoi sopravvivere a lungo e che devi presto lasciare per tornare alla terra, per tornare ai tuoi simili, per tornare alla vita, che da solitario non vale la pena di essere vissuta.


venerdì 24 ottobre 2025

La solitudine di un faro



La notte marina avvolge la pelle e l'anima in un abbraccio col brivido.

Pallida eco di luce dalle stelle del firmamento proviene.

La solitudine del buio viene scalfita ad intermittenza dalla luce d'un faro, solitario come te, viandante lungo sentieri che di salsedine odorano.

Ti attrae, ti ammalia, l'inquieta torre, obelisco di Poseidon, e non sai se ti osserva con animo protettivo o minaccioso.


Scritto ispiratomi dal pensiero di Paolo Stefano Riccadonna: “Lasciarmi affascinare dall’inquietante solitudine di un faro”.


giovedì 4 settembre 2025

Che cosa nasconde un'onda?


Che cosa nasconde un'onda coperta dall'ombra di un albero che s'affaccia sul mare?

Echi di lamenti, di male di vivere, di solitudine, di vuoti incolmabili, urla straziate ridotte a sussurro dal tempo, dal vento, sussurro dissoltosi poi in silenzio disperso sulla superficie increspata dell'acqua salata?

Oppure soltanto lo stato d'animo di chi guarda l'offuscata onda senza sapere che in essa si riflette i tristi pensieri d'un osservatore solitario?

Che cosa nasconde un'onda sovrastata da un albero se non la muta metafora di chi guarda dentro se stesso? 

domenica 29 giugno 2025

È notte / 1

È notte: dormono i fiori, dormono gli alberi, dormono i gatti randagi respinti dal mondo; il sonno non viene a placare benigno la mia solitudine.

È notte: contemplo con gli occhi appannati da lacrime trattenute i vuoti che lo scorrer del tempo mi ha regalato, il dolore per pratiche d'affetto che si riapriranno, l'amarezza per occasioni di futuro che nel silenzio sono svanite.

È notte: mi domando a che serve aspettare una nuova alba se la mia vita è ormai diretta verso un tramonto che ancora non vedo, se mi trovo di nuovo costretto a far abortire, a castrare i miei sogni e le mie speranze perché sempre mi recano l'amarezza di porte sbattute in faccia o nemmeno aperte.

È notte: tristezza non provo ma non so se sia per raggiunta saggezza o per un nuovo strato di ghiaccio che di nuovo avvolge il mio cuore stanco di troppe ferite riportate sui campi di battaglia della vita.

È notte: nessuno mi vede, nessuno mi sente, nessuno mi legge; potrei lasciarmi andare ad un lenitivo pianto liberatore, che però non viene; forse non desidero più soffrire, forse l'ultima speme s'è dissolta ripulendomi il cuore e l'anima dalle radici della pianta che fa guardare al domani con gioia ed entusiasmo.

È notte: non amo, non odio, non tremo per la paura di perdere chi m'ha voltato le spalle, non fremo più per un pensiero di dolcezza e d'amore.

È notte: in me vive soltanto la consapevolezza di non saper dove andare nei giorni che m'aspettano ancora, di dover trascinare i miei passi senza una meta precisa, cercata, voluta, sperata; sono una nave con le vele non più spiegate e al mare m'affido indifferente, senza più provare differenze tra vento e bonaccia.

È notte: non è il silenzio di queste ore all'assopimento deputate ad avermi fatto distogliere lo sguardo verso l'avvenire ma un altro silenzio, che continua a farmi male nonostante io abbia chiuso le finestre per non cercare più echi che non verranno.

È notte: ore 1.31, smetto di scrivere, come ho già smesso di sperare nelle aurore di giorni felici.


13 febbraio 2019.

sabato 10 maggio 2025

Serenata per un giorno qualunque

Lenta è scesa la sera su uno dei miei già tanti giorni. Come sabbia che scorre dall'imbuto del tempo, ha coperto un altro tratto del mio futuro, che ora appartiene al mantello dei giorni passati che mi trascino dietro, forse con un po' più di fatica ma certo con equilibrio maggiore.

Intorno a me continuano dolorosi declini, piccoli sassolini che scivolano lungo la scarpata dell'irrefrenabile, dell'inevitabile.

Che senso ha spargere lacrime asciutte quando prima o poi esse dovranno, umide, cadere dai miei occhi lungo gote dal dolore scolpite?

Che senso aveva gioire, godere del settimo giorno, quando è per me uguale agli altri sei, quando è un giorno qualunque, in cui lottare contro i fantasmi dell'avvenire, contro i fantasmi del distacco, contro i fantasmi della solitudine?

È calata la notte e i suoni che nella mia anima porta si assemblano sul muto spartito d'una triste serenata, in cui non c'è speranza per l'ampio aprirsi d'una baia di gioia ma solo la mite preghiera al futuro affinché rallenti, rallenti al massimo, la discesa verso la foce del pianto.

Serenata per un giorno qualunque, perché esso si moltiplichi in un reiterato domani, in tanti altri giorni qualunque.