mercoledì 29 aprile 2026

Quando la spiaggia scotta

Quando la spiaggia scotta, arroventata dal sole, i granelli di sabbia sono aghi arroventati sotto le palme dei piedi.

Ma le onde che a due passi spumeggiando offrono la salvezza dal rovente tappeto.

Con la loro spuma sommergono dita e talloni, offrendo rifugio e refrigerio mentre orme si imprimono sulla molle e fresca battigia: calco che il disco solare non cuocerà trasformandolo in naturale scultura; calco che l’alta marea livellatrice farà presto sparire ripristinando sul lieve pendio la tabula rasa di sabbia compatta, che altri piedi calpesteranno, inconsapevoli di tracce destinate a sparire.

Quando la spiaggia scotta, diventa di dolore metafora: dolore dove si posano i passi nei tristi giorni di lutto.

L’ombrellone dell’affetto e della vicinanza di persone a te care ti ripara dal sole dello strazio ma non rende meno infuocata la sabbia che ormai sarà il tuo camminamento.

Puoi solo rifugiarti nella battigia dei ricordi in cui posare i tuoi piedi, con le onde che lambiscono le tue caviglie; imprimi nell’umida sabbia delle orme che forse l’alta marea cancellerà ma il tuo sguardo verso profondità che raggiungere non puoi, non puoi ancora, riesce a vedere orme indelebili, che il flusso e il riflusso del mare non cancelleranno, orme di chi ti ha lasciato dopo averti tanto amato.

domenica 26 aprile 2026

Qual è l'odore della notte?

Qual è l'odore della notte, quando il sole non inonda più l'aria coi suoi profumi di luce e di attività?

Qual è l'odore della notte, quando il fresco effonde la sua fragranza su tutto ciò che è all'aperto, su tutto ciò che non è chiuso?

Qual è l'odore della notte, quando ti affacci alla finestra per respirare una quiete che forse non riesci a trovare dentro di te?

Qual è l'odore della notte, quando cerchi in essa e nel suo profondo respiro quella pace che non hai, quella serenità che la tristezza ti riempie di lacrimose coppelle, quel balsamo alle tue ferite che il tuo riflettere non amalgama per spalmarlo ma diluisce nell'acqua corrente dello strazio e della nostalgia?

Qual è l'odore della notte, quando le strade sfumano nel silenzio, quando i colori sfumano nell'oscurità, quando la tua presenza nel mondo sfuma in una muta solitudine?

Qual è l'odore della notte, che tu aspiri coi polmoni del corpo e con quelli dell'anima, per rinvigorire le tue membra e per tonificare il tuo essere vivo?

mercoledì 22 aprile 2026

Quale forma ha l'acqua?

Quale forma ha l'acqua? Quale veste indossa nella danza del mondo?

Forma di pace, di quiete, di leggero movimento, pronta a mutarsi in tempesta, in gorghi, in mulinelli, per poi ritornare quiete, dal rastrello del mondo appianata in placida distesa, come un sonno consolatore che dopo un incubo restituisce all'anima la tranquillità.

È mutevole come la vita, inafferrabile come la speranza, penetrabile come la cosa più fragile ma indistruttibile come la cosa più robusta.

La spazzi via e resistenza non oppone ma quando scorre ha la meglio sugli elementi più spigolosi e duri, e pian piano li smussa, li erode, li scava.

Evapora, sparisce al calore del tempo, come la vita svanisce al passare del Tempo, ma ritorna nel cielo una volta ricondensatasi in nuvole, come la vita migra nel passaggio al Cielo.

È culla di vita, è metafora di Vita. 

lunedì 20 aprile 2026

Ponti

Ponti che accorciano le distanze, che annullano le barriere, che avvicinano realtà prima separate.

Ponti di legno che evitano guadi insidiosi; ponti di pietra che sovrastano fiumi impetuosi; ponti di corde che sorvolano abissi vertiginosi.

Ponti che mettono in comunicazione persone, a volte portando amici, altre volte facendo penetrare nemici.

Ponti che sono il presente e che mettono in contatto il passato con l’avvenire.

Ponti che siamo diventati noi, dopo essere passati su altri ponti; su di noi passeranno le generazioni future, che a loro volta diverranno ponti, componenti di una staffetta che continueranno a passarsi il testimone della vita e della civiltà

Ponti che siamo noi: sotto le nostre campate sono passate persone che il tempo ci ha portato via o che hanno voluto allontanarsi da noi; le abbiamo viste scorrere via con un dolore o con una delusione che non abbiamo provato nel vedere da un ponte di pietra l’acqua di un fiume dirigersi verso il mare o da un ponte di cemento una fiumana di automobili dirigersi verso l’estuario delle loro molteplici mete.

Ponti che, una volta passati, non ci consentiranno più di tornare indietro e ci volgeremo verso di essi, a volte con malinconia, a volte con sollievo.

Ponti che ci stanno conducendo all’ultimo di loro, oltre il quale ci sarà il Nulla o il Tutto, la disperazione eterna o la beatitudine infinita.


domenica 19 aprile 2026

Cala il tramonto

Cala il tramonto, offuscando i colori illuminati dal sole, confondendo i colori dando loro tinte sempre più cupe e indistinte, offendendo i colori.

Cala il tramonto, cancellando il rosa dei fenicotteri appoggiati sulla quasi inesistente profondità di uno stagno o di un lago, per scurire il loro manto fino a confonderlo col buio della notte, rendendo ancora più indifesa oppure proteggendola dai predatori diurni la loro gracile corporatura.

Lo sguardo si intristisce pensando alla dolcezza e alla tenerezza del rosa svanito e richiama alla memoria altre dolcezze e tenerezze perdute o rifiutate.

Cala il tramonto ma effimero è il buio che porta: passata la notte, il sole illuminerà di nuovo il rosa dei fenicotteri.


Riflessione ispiratami dalla visione dell’acquerello su cartoncino "Fenicotteri al tramonto" dell'Artista Patrizia Bonazelli.


martedì 14 aprile 2026

Arcani

Maggiori o minori, grandi o piccole speranze, grandi o piccole paure: futuro forse da svelare nel buio dell’imprevedibile o del non ancora visto.

Pretesa di conoscere un destino che forse destino non è ma solo tendenza su cui si potranno, si dovranno far scelte per recar cambiamenti alla rotta della vita, per aggirare o superare massi che ancor non sappiamo se troveremo davanti a noi.

Pericolo di confondere destino o fato col disegno che Dio ha fatto per noi, che possiamo capire senza avere la presunzione di conoscerne gli sviluppi.

Perché avere paura del futuro? Perché cercare nella lettura di variopinte figure ciò che Dio prima o poi ci farà vedere, ciò su cui ci metterà alla prova senza mai abbandonarci?

Di sicuro la carta della Morte non indica la fine di tutto ma solo in cambiamento radicale, spesso già in questa vita terrena. Perché averne terrore?

Di sicuro la morte stessa, corporea, non è una fine ma un nuovo inizio, è l’entrata in una nuova vita, eterna e celeste? Perché temerla anziché considerarla l’ultimo dono terreno di Dio?

In questa vita, fatta di età, di stagioni, di dodici mesi, abbiamo tante mani dei tarocchi che dobbiamo saper giocare per guadagnarci l’accesso alla Gerusalemme Celeste.


Riflessione ispiratami dalla visione del dipinto "Arcani", tempera su tavoletta in legno, dell'Artista Patrizia Bonazelli.

Il finale è chiaramente gucciniano.


domenica 12 aprile 2026

Veliero

Vele spiegate, spinte da un vento diventato burrasca.

Marosi fendono la prua, nella vana speranza di avere la meglio.

Visione da lontano, offuscata dagli scrosci di pioggia.

In che direzione navighi, veliero? Qual è la tua rotta?

Mai lo sapremo, perché questa domanda rimarrà senza risposta.

Come me, navighi verso l’ignoto, che non è privo di progetti e di mete ma che ci nasconde l’esito di sogni e speranze.

Sarà il futuro a decidere se approderemo al tanto ambito porto sicuro o se naufragheremo diventando ombre d’Averno.


Riflessione ispiratami dalla visione dell’acquerello su cartoncino "Veliero" dell'Artista Patrizia Bonazelli.


sabato 11 aprile 2026

Piantine sui resti di una vita

Nei giardini di pietra, consacrati al ricordo intriso di strazio e di dolore, puoi trovare, sopra litiche lastre, piantine che crescono sopra i resti di vite, sopra amate salme consegnate alla Natura.

Metafora della vita che non cade nell’oblio, del ricordo che non si scolora e che continua a produrre sorrisi, gratitudine, vuoto e pianto.

Vite ormai consegnate al passato, e innaffiate dalla pioggia che cade dal cielo e dalle lacrime che cadono dagli occhi di cari dolenti.

Fiori che sbocciano rendendo omaggio al defunto e ravvivandone il ricordo; fiori che in una stagione sbucano da rami verdi e sottili e che in un’altra cadono, coi petali che vanno a coprire con dolce e calda tenerezza il giaciglio dove riposano le amate spoglie.

Piantine che l’anno successivo daranno altri fiori, in una perenne alternanza fra sguardi che mantengono saldo il legame con chi non c’è più e sguardi proiettati al futuro, un futuro di vuoti incolmabili ma anche di cose da costruire.


venerdì 10 aprile 2026

Petalo stanco

Petalo stanco,

      passano i giorni e il tuo colore svanisce.


Petalo stanco,

      ormai su di te il bianco della morte ha soppiantato il rosso, il rosa o il giallo della vita.


Petalo stanco,

      fra un po' ti staccherai e con leggerezza planerai sulla terra accogliente d'un vaso o d'un campo.


Petalo stanco,

      la tua agonia strazia l'anima e la riempie del ricordo in cui la tua pienezza cromatica era stimolo e inno di speranza e di vita, e questo contrasto ancor più straziante rende il tuo scivolare lungo il declino fatale, come se il tuo colore ti fosse strappato da artigli rapaci, senza che tu abbia la forza neppure di proferire un acuminante lamento.

martedì 7 aprile 2026

Perdite

Siamo noi che perdiamo il tempo oppure è il tempo che perde noi, in quanto non rallenta per sincronizzare il suo cammino con noi?

Siamo noi che perdiamo le opportunità della vita oppure è la vita che perde noi, in quanto non si ferma ad aspettarci?

Siamo noi che perdiamo la persona amata oppure è la persona amata che perde noi, in quanto guarda solo alle sue esigenze?

Siamo noi che perdiamo gli amici oppure sono gli amici che perdono noi, in quanto si dimenticano presto che l’amicizia è un cammino da percorrere insieme e non una corsa che si può fare da soli seminando nel passato persone che hanno bisogno di fermarsi e che non vengono aspettate?

Domande forse retoriche, forse senza risposta.

lunedì 6 aprile 2026

Perché la notte?

Perché la notte ispira cupi o tristi pensieri?

Perché la notte ispira canzoni di riflessioni profonde?

Perché la notte ha ispirato più di una canzone del Maestrone?

Perché la notte è buio, è silenzio, e costringe l'essere pensante a fare i conti con se stesso e con la sua presenza nel mondo.

Perché la notte è ricerca del senso della vita, del senso della Verità, del senso di tante malinconie che sgorgano dai ricordi e dei tanti pianti che sgorgano dai rimorsi.

sabato 4 aprile 2026

Perché avere paura di Ade?

Perché avere paura di Ade, temuto custode d’anime che tutti noi inesorabile attende, quando spesso gli Inferi li viviamo in questa vita?

Perché avere paura di Ade e del suo cavernoso regno, quando l'assenza di persone care che a noi più non torneranno riempie le nostre ore di vuoti ancora più oscuri?

Perché avere paura di Ade, che misterioso è appostato oltre la porta finale del nostro terreno cammino, quando l'orizzonte del domani cela scenari di vita ugualmente oscuri?

Perché avere paura di Ade e immaginarcelo come monarca del regno di dolore e di espiazione, quando forse altro non è che albergatore di stanze adibite al sereno ed eterno riposo per noi che, liberati dal corpo, diventeremo puro spirito, anime libere che solo la letteratura antica ha dipinto come ombre tristi? Che tristezza ci può mai essere nel ritrovare i cari che abbiamo perduto?

Perché avere paura di Ade e immaginarcelo come monarca dell’inghiottente abisso dentro cui tutto perderemo, quando potrebbe essere il giardiniere del celeste prato illuminato dall'alba eterna, dove ritroveremo tutto e, soprattutto, tutti?

venerdì 3 aprile 2026

Perché avere paura?

Perché avere paura della notte, quando il giorno è pieno di insidie?

Perché avere paura del buio, quando le trappole si nascondono anche alla luce del sole?

Perché avere paura degli sconosciuti, quando le persone note si apprestano a pugnalarti alla schiena?

Perché avere paura della morte, quando spesso è la vita a ucciderti? 


giovedì 2 aprile 2026

Pensieri dalle fiamme eterne

Pensieri dalle fiamme eterne, che si alimentano nel ricordo: ribellione al fato, rifiuto di arrendersi alla ragionevolezza dell’accettazione dell’inevitabile. Forse è una lotta contro i mulini a vento ma vivere senza lottare, senza ribellarsi, non è vivere: è morire anzitempo.

Pensieri dalle fiamme eterne, la cui luce accecante, bassa come quella del sole in un tramonto d’estate, ostacolerà sempre i nostri passi lungo il sentiero della pace. Nessuna battaglia, del resto, va combattuta in carrozza: bisogna pugnare, soffrire, rischiare, forse anche morire.

Pensieri dalle fiamme eterne, che ustionano l’anima, che nel suo ribollire continua disperata a chiedere giustizia e riparazione, a patire rimpianti e rimorsi.

Pensieri dalle fiamme eterne, che non è però detto che siano anticipo d’Inferno ma discesa su di noi dello Spirito Santo.