Maggiori o minori, grandi o piccole speranze,
grandi o piccole paure: futuro forse da svelare nel buio dell’imprevedibile o
del non ancora visto.
Pretesa di conoscere un destino che forse
destino non è ma solo tendenza su cui si potranno, si dovranno far scelte per
recar cambiamenti alla rotta della vita, per aggirare o superare massi che
ancor non sappiamo se troveremo davanti a noi.
Pericolo di confondere destino o fato
col disegno che Dio ha fatto per noi, che possiamo capire senza avere la
presunzione di conoscerne gli sviluppi.
Perché avere paura del futuro? Perché cercare nella lettura di
variopinte figure ciò che Dio prima o poi ci farà vedere, ciò su cui ci metterà
alla prova senza mai abbandonarci?
Di sicuro la carta della Morte non indica
la fine di tutto ma solo in cambiamento radicale, spesso già in questa vita
terrena. Perché averne terrore?
Di sicuro la morte stessa, corporea, non
è una fine ma un nuovo inizio, è l’entrata in una nuova vita, eterna e celeste?
Perché temerla anziché considerarla l’ultimo dono terreno di Dio?
In questa vita, fatta di età, di
stagioni, di dodici mesi, abbiamo tante mani dei tarocchi che dobbiamo saper
giocare per guadagnarci l’accesso alla Gerusalemme Celeste.
Riflessione
ispiratami dalla visione del dipinto "Arcani", tempera su tavoletta
in legno, dell'Artista Patrizia Bonazelli.
Il finale è chiaramente gucciniano.