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giovedì 1 ottobre 2026

Monologo bizantino di Filemazio e altri scritti gucciniani


Eccomi qua a presentarvi una mia nuova avventura letteraria, giunta, dopo anni di elaborazione, alla pubblicazione per merito di Silvia Denti delle Edizioni Divinafollia.

Il titolo è Monologo bizantino di Filemazio e altri scritti gucciniani; inizia con una mia rilettura della canzone Bisanzio di Francesco Guccini; ogni verso della quale dà il titolo a un capitolo.

Seguono altri miei scritti gucciniani: breve prose, poesie, riscritture dei testi di alcune canzoni.

Il volume è impreziosito dalla bella prefazione di Silvia Denti, che ringrazio anche per la grandissima pazienza che ha avuto di farmi da editor.

Purtroppo la scomparsa del Maestrone, che il 6 agosto scorso è volato nel Cielo dei Poeti, ci ha trovato addolorati come fans e spiazzati come persone che hanno lavorato a questo libro, che era nelle nostre intenzioni spedirglielo. Alla sua memoria è dunque dedicato.


Chi volesse acquistarlo (ma è meglio aspettare qualche giorno, perché oggi, 1° ottobre 2026, probabilmente non è ancora reperibile), può farlo nelle librerie indipendenti, in quelle di catena e in quelle online.

Senza voler fare torto a nessuna di queste tre tipologie, vi consiglio, se ne avete la possibilità, di recarvi in quelle indipendenti (a Torino vi raccomando la Libreria Gulliver, all'angolo di via Boston con via Tripoli), che più delle altre patiscono la crisi di questi anni.


Gian Contardo Colombari

Monologo bizantino di Filemazio e altri scritti gucciniani

Edizioni Divinafollia

15 euro


sabato 8 agosto 2026

Forse piangerò domani


Ho reagito alla notizia della morte di Francesco Guccini con una commozione tosco-emiliana, montanara: granitica, con le lacrime intrappolate nel marmo dell’affetto e della gratitudine. Quando morì la mia nonna paterna Anna Maria, di Villa Minozzo (nell’Appennino reggiano), dopo il funerale la mia zia più giovane, Ines, continuava a piangere disperatamente; a un certo punto il suo fratello maggiore, lo zio Ennio, le disse con fermezza: ‘Adesso basta, smettila di piangere; la mamma non c’è più e dobbiamo continuare a vivere anche senza di lei’. E non era insensibilità la sua: il giorno prima, Ennio scoppiò a piangere davanti al feretro ancora aperto della nonnina; fu l’unica volta che lo vidi piangere.

Ecco, quando ho saputo che Francesco Guccini aveva raggiunto il Cielo dei Poeti (dove Borges e il Persiano non gli hanno di sicuro fatto avere un posto da genio minore), ho reagito con la stessa forza del mio padrino: tanta gratitudine e poche lacrime per il Maestrone. Sono addolorato per la persona, per quello che può aver sofferto e per i suoi cari ma tutto quello che ci ha dato rimarrà in noi e per noi. E darà frutti anche in futuro, con le prossime generazioni.

Questo per me è il tempo di ricordarlo col sorriso; forse per lui piangerò domani. È una questione di radici, di DNA montanaro.

E poi, da anni io materialmente scrivo su di lui. Ritorno a uno dei periodi strazianti della mia vita. Poche settimane di morire, mio padre soffriva talmente tanto che urlava in continuazione. Mai e poi mai avrei immaginato che sarei dovuto andare a chiudermi per un po’ in camera mia perché sentirlo soffrire così mi era diventato insopportabile. Una volta, per la disperazione diedi un pugno alla tastiera del pc e ne ruppi gli appoggi anteriori. Per poterla continuare ad usare con la dovuta inclinazione per le mani, ci misi sotto un libro. Naturalmente ne scelsi uno di Guccini, una raccolta dei testi delle sue canzoni. Da allora la prima di copertina si è quasi completamente sbiadita ma il contenuto è e rimarrà intatto.


lunedì 6 aprile 2026

Perché la notte?

Perché la notte ispira cupi o tristi pensieri?

Perché la notte ispira canzoni di riflessioni profonde?

Perché la notte ha ispirato più di una canzone del Maestrone?

Perché la notte è buio, è silenzio, e costringe l'essere pensante a fare i conti con se stesso e con la sua presenza nel mondo.

Perché la notte è ricerca del senso della vita, del senso della Verità, del senso di tante malinconie che sgorgano dai ricordi e dei tanti pianti che sgorgano dai rimorsi.