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giovedì 1 ottobre 2026

Monologo bizantino di Filemazio e altri scritti gucciniani


Eccomi qua a presentarvi una mia nuova avventura letteraria, giunta, dopo anni di elaborazione, alla pubblicazione per merito di Silvia Denti delle Edizioni Divinafollia.

Il titolo è Monologo bizantino di Filemazio e altri scritti gucciniani; inizia con una mia rilettura della canzone Bisanzio di Francesco Guccini; ogni verso della quale dà il titolo a un capitolo.

Seguono altri miei scritti gucciniani: breve prose, poesie, riscritture dei testi di alcune canzoni.

Il volume è impreziosito dalla bella prefazione di Silvia Denti, che ringrazio anche per la grandissima pazienza che ha avuto di farmi da editor.

Purtroppo la scomparsa del Maestrone, che il 6 agosto scorso è volato nel Cielo dei Poeti, ci ha trovato addolorati come fans e spiazzati come persone che hanno lavorato a questo libro, che era nelle nostre intenzioni spedirglielo. Alla sua memoria è dunque dedicato.


Chi volesse acquistarlo (ma è meglio aspettare qualche giorno, perché oggi, 1° ottobre 2026, probabilmente non è ancora reperibile), può farlo nelle librerie indipendenti, in quelle di catena e in quelle online.

Senza voler fare torto a nessuna di queste tre tipologie, vi consiglio, se ne avete la possibilità, di recarvi in quelle indipendenti (a Torino vi raccomando la Libreria Gulliver, all'angolo di via Boston con via Tripoli), che più delle altre patiscono la crisi di questi anni.


Gian Contardo Colombari

Monologo bizantino di Filemazio e altri scritti gucciniani

Edizioni Divinafollia

15 euro


lunedì 6 aprile 2026

Perché la notte?

Perché la notte ispira cupi o tristi pensieri?

Perché la notte ispira canzoni di riflessioni profonde?

Perché la notte ha ispirato più di una canzone del Maestrone?

Perché la notte è buio, è silenzio, e costringe l'essere pensante a fare i conti con se stesso e con la sua presenza nel mondo.

Perché la notte è ricerca del senso della vita, del senso della Verità, del senso di tante malinconie che sgorgano dai ricordi e dei tanti pianti che sgorgano dai rimorsi.