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mercoledì 22 aprile 2026

Quale forma ha l'acqua?

Quale forma ha l'acqua? Quale veste indossa nella danza del mondo?

Forma di pace, di quiete, di leggero movimento, pronta a mutarsi in tempesta, in gorghi, in mulinelli, per poi ritornare quiete, dal rastrello del mondo appianata in placida distesa, come un sonno consolatore che dopo un incubo restituisce all'anima la tranquillità.

È mutevole come la vita, inafferrabile come la speranza, penetrabile come la cosa più fragile ma indistruttibile come la cosa più robusta.

La spazzi via e resistenza non oppone ma quando scorre ha la meglio sugli elementi più spigolosi e duri, e pian piano li smussa, li erode, li scava.

Evapora, sparisce al calore del tempo, come la vita svanisce al passare del Tempo, ma ritorna nel cielo una volta ricondensatasi in nuvole, come la vita migra nel passaggio al Cielo.

È culla di vita, è metafora di Vita. 

giovedì 5 febbraio 2026

Oscure nubi dal cielo incombono

Oscure nubi dal cielo incombono: tetri presagi di morte si presentano all'anima si presentano, nonostante la loro realtà di fenomeno fisico.

Oscure nubi dal cielo incombono: non scaturirà dalle loro cateratte  un rinfrancante stillare di morbide gocce ma un’acida pioggia che l'anima corroderà con nuovi dolori o facendo crescere strazi già presenti in essa.

Oscure nubi dal cielo incombono: emettono un muto rumore, scricchiolanti gemiti di diga pronta a cedere e a travolgere fragili spemi.

Oscure nubi dal cielo incombono: angoscioso e spesso sipario che col suo pesante silenzio impedisce all'udito dell'anima di percepire l'allegro gorgogliare dei raggi del sole e che, prima o poi, prenderà il loro posto.

Oscure nubi dal cielo incombono: peccati commessi che Dio potrà anche perdonare ma che peseranno per sempre sull’anima del peccatore veramente pentito.

giovedì 15 gennaio 2026

Occhi

Occhi neri: il buio che seduce, l’ignoto che attira, la sete di conoscenza e di esperienze che ti attira verso il non ancora conosciuto, verso il non ancora provato.

Occhi azzurri: la tensione verso il cielo, verso la leggerezza, verso la libertà, il fascino del mare, della profondità, dell’immersione in mondi diversi dal tuo, la serenità che sopra di te e sul mondo sta vegliando Dio.

Occhi verdi: il tuffo nella vita, nella prodigiosa architettura vegetale, nella Natura, il germogliare di pensieri, idee, progetti, all’insegna della speranza.

Occhi castani: la maturità delle piante ormai adulte, la serenità di chi accetta il proprio tramonto, la dolce tristezza delle cose passate e ormai proiettate in un tempo breve.

Occhi grigi: l’amarezza di una vita segnata dagli acidi solchi del dolore e delle delusioni, la perdita della speranza ormai assente lungo la teoria di giorni da consegnare alla noia e alla solitudine, l’offuscarsi del futuro ormai proiettato verso la parola “fine”.

Occhi arrossati: effetto del pianto, ustione dei rimorsi per i peccati che hai commesso, fiamme che ti danno le amate immagini dei tuoi cari perduti con la consapevolezza che rimani scottato dal vuoto che hanno lasciato in te.

martedì 13 gennaio 2026

Nuvole

Nuvole che vagano libere nel cielo senza confini, metafora del nostro navigare nell’Universo.

Nuvole che a volte annunciano la tempesta, come un fato nemico che concentra su di noi eventi che portano la targa della sfortuna.

Nuvole che a volte vengono ad attenuare il caldo torrido indotto dal sole e a preannunciare la benedizione della pioggia, che recherà sollievo alla terra increspata dalla siccità.

Nuvole dell’umiltà, di cui abbiamo bisogno per essere riparati dai raggi accecanti e inaridenti della vanità, della presunzione e dell’arroganza.

Nuvole che col loro contrasto rendono più dolce la luce del sole e ce la fanno godere di più.

Nuvole che vengono e che vanno, inafferrabili come un sogno, ma che ci lasciano con la promessa che altre nuvole, altri sogni, verranno presto a portare conforto nella nostra vita.

Nuvole che vengono e che vanno, come gli amici che hanno rallegrato con la loro presenza un giorno della nostra vita e che hanno proseguito nel loro cammino, mentre noi ci siamo fermati alla nostra meta o abbiamo rallentato vedendoli allontanarsi: amici che hanno ripreso a vagare nella prateria dell’esistenza, scomparendo dal nostro orizzonte e lasciando dentro di noi la persistente dolcezza dei ricordi e la quieta ma insieme amara malinconia di saperli ormai distanti da noi.

Nuvole che impediscono all’anima di vedere Dio e obbligano a camminare lungo un cammino terreno poco illuminato e disseminato di occasioni di peccato: nuvole che solo la fede e la preghiera possono diradare; peccati che solo il pentimento e l’espiazione possono essere almeno in parte smacchiati consentendo di vedere meglio quel sole che è il Padre di tutti, di sentire accanto a sé il Figlio e la Beata Vergine Maria, e di essere investiti da quel rinvigorente vento che è lo Spirito Santo.


lunedì 5 gennaio 2026

Nel sole che tramonta

Nel sole che tramonta c'è l'addio di un giorno, granello di vita che passa oltre le porte del Passato.

Nel sole che tramonta ci sono sorrisi cari che più non si volgono verso il tuo viso e che con gratitudine rincorri lungo le profonde scale dei ricordi.

Nel sole che tramonta ci sono lacrime che scivolano lungo le gote del cielo, briciole di dolore che il buio della notte può asciugare ma non cancellare.

Nel sole che tramonta c'è la promessa del ritorno e la consolazione che la separazione è solo una pausa di riposo, in attesa del definitivo ricongiungimento.


venerdì 19 dicembre 2025

Mura

Mura a secco, retaggio di civiltà millenarie o bassi innalzamenti miranti a proteggere campi brulli dal vento feroce.

Mura arricciate, coperte, protette, su cui le intemperie possono sgretolare uno strato di malta che può essere ripristinato in poco tempo.

Mura di povere case, appartenenti agli eredi di contadini che vivevano in capanne di fango e di paglia.

Mura di prestigiose dimore, di proprietà di ricchi prepotenti o rispettosi delle miserie intorno a loro, famelici vessatori o semplicemente fortunati ricettori di beni ammassati dai loro avi.

Mura tirate su per proteggersi dalle insidie del clima e degli uomini, mura difensive aperte ad offrire rifugio agli altri.

Mura erette per imporsi sugli altri, per accumulare scorte derivanti dalle altrui fatiche, per costituire un simbolo di potenza e di minaccia.

Mura innalzate per guardare meglio la Terra e il Cielo, per approfondirne la conoscenza.

Mura costruite per isolarsi dal mondo, per vivere protetti dalle proprie paure.


giovedì 27 novembre 2025

Mare

Mare fluido come la vita, dolce come la vita, amaro come la vita, crudele come la vita.

Mare in cui ti culli al caldo del sole o sotto un cielo stellato, abbandonandoti alle stesse sensazioni di pace, di sicurezza e di protezione, provate agli albori della vita nel liquido amniotico, liquido primordiale squarciato di colpo dal "big bang" del parto, dal tuo "big bang".

Mare in cui allegramente sguazzi credendoti inaffondabile e ignorando che basta un'ondata improvvisa o un istante di stanchezza o di distrazione per mandarti a fondo, perché nel letto del fiume della tua vita può sempre abbattersi a tempesta fulminante che tutto travolge, che tutto rimescola.

Mare in cui il navigare sembra placido e certo ma in cui non basta tendere lo sguardo al cielo per vedere le nubi messaggere di venti, e in cui bisogna volgere gli occhi alla superficie piana dell'acqua, perché anche gli scogli possono causare il naufragio: metafora dei tuoi sentieri, nelle cui pietre puoi anche inciampare.

Mare in cui tutto può cambiare, tutto può assumere il ruolo opposto a quello avuto fino ad allora; ed ecco dunque le placide acque, apparente sinonimo di rotta sicura, trasformarsi all’improvviso in leoni che emettono il ruggito dei venti; ed ecco invece gli scogli, apparenti o reali trappole per lo scafo della tua nave, trasformarsi in appigli, in ancore a cui aggrapparti se la tua imbarcazione sta colando a picco.

Mare che ti lambisce, che ti accarezza i piedi quando cammini sulla spiaggia, e che è dunque vicino, mare che tocchi, mare concreto, ma anche mare che spalanca davanti a te la sua immensa distesa: metafora dell'Infinito e dell’Ignoto.

Mare che tocchi con i tuoi piedi oppure, chinandoti, con le tue mani, e che sfugge immediatamente dai tuoi arti, come la sabbia che ti illudi di trattenere, come i sogni e le speranze, che il più delle volte scivolano via dalla tua vita.

Mare che ti sembra luogo di libertà, perché sulle sue onde non ci sono confini.

Mare che ti tiene prigioniero, sradicato dalla tua terra e dai tuoi cari, e che fa dunque di te un esule smarrito.

Mare nel quale ti immergi assaporando momenti di solitudine, al riparo dal rumore incessante della spiaggia del mondo.

Mare in cui non puoi sopravvivere a lungo e che devi presto lasciare per tornare alla terra, per tornare ai tuoi simili, per tornare alla vita, che da solitario non vale la pena di essere vissuta.


domenica 2 novembre 2025

Piove

Piove

in questo 2 Novembre,

come se il cielo

facesse cadere le sue lacrime

sui sepolcri consacrati al ricordo.


Nelle gocce di pioggia

si rispecchiano le mie lacrime

che sgorgano dal rimorso

per il mio egoismo,

per tutte le volte che,

preso dai miei pensieri,

dai miei sogni, dal mio dolore,

non ho rivolto premure,

attenzioni e parole gentili

alle persone amate

che non ci sono più.


Piove e fuori

prima o poi smetterà,

ma sulla mia anima

continuerà a cadere

la pioggia acida dei rimorsi

per le mie azioni

e per le mie omissioni. 


sabato 27 settembre 2025

Freccia che vaghi senza bersaglio


Freccia che vaghi senza bersaglio,

      quale demiurgo maldestro ruppe la sacra unione Zen di arciere, freccia e bersaglio?


Freccia che vaghi senza bersaglio,

      non conosci attrito e procedi verso l’Infinito che è già in te, noumeno dell’Eternità.


Freccia che vaghi senza bersaglio,

      il tuo sibilo è un sonaglio muto che non mira ad annunciare un trionfo che non ci sarà, perché non ti conficcherai al centro di un cerchio tracciato su carta attaccata a legno né tantomeno trafiggerai il cuore di un essere vivente.


Freccia che vaghi senza bersaglio,

      rappresenti forse l’Idea, inaccessibile, inafferrabile, eternamente volante nel Cielo senza essere attratta verso il terreno del Tempo, senza essere diretta verso l’obiettivo della Storia?


Freccia che vaghi senza bersaglio,

      sei forse la rinuncia dell’uomo a conoscere la Verità durante la vita terrena, sei forse la sua domanda di Verità destinata in questa vita a non centrare quel bersaglio che è la Verità e che solo la mano di Dio potrà guidare col polso sicuro dell’arciere?


venerdì 25 luglio 2025

È notte / 2

È notte.

Il sonno sta venendo, pesante come una coperta che ripara dal freddo, leggero come un balsamo che lenisce ferite vecchie e nuove.

Non oppongo resistenza, mi lascio andare al buio d'un cielo costellato di sogni.


17 febbraio 2020.

sabato 17 maggio 2025

Tendi, anima mia

Tendi, anima mia, verso un futuro fatto di passato che rimane e rimarrà, e di presente che guida verso l'Alto.

Mantieni, anima mia, i tuoi piedi ben saldi nel mio corpo terreno e non farlo precipitare nel mondo materiale su cui poggia i suoi, di piedi, ma aiutalo a farsi strumento del mio tendere verso l'Eterno.

Fa', anima mia, che il tuo bacino rimanga baricentro della mia fede e la rafforzi, come una bussola rende più sicura la rotta verso la Diritta Via.

Mantieni, anima mia, il tuo sguardo rivolto a Dio e continua a cercarLo anche quando le nuvole del mondo materiale sembrano nasconderLo ai miei occhi.

Tendi, anima mia, le tue braccia verso il Cielo e rendile frecce segnaletiche per guidare il mio tendere al Signore.

Distendi, anima mia, le dita delle tue mani verso l'Infinito:  dove i vuoti spalancatisi nel mondo terrestre saranno colmati da presenze ripristinate; dove le zolle del mio campo già rese brulle dal sole torrido del dolore ospiteranno nuovi prati di serenità e nuovi fiori di gioia; dove l'incontro con Dio riallaccerà legami che sono stati recisi dalla vita terrena, dal corrosivo scorrere del Tempo.