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martedì 13 gennaio 2026

Nuvole

Nuvole che vagano libere nel cielo senza confini, metafora del nostro navigare nell’Universo.

Nuvole che a volte annunciano la tempesta, come un fato nemico che concentra su di noi eventi che portano la targa della sfortuna.

Nuvole che a volte vengono ad attenuare il caldo torrido indotto dal sole e a preannunciare la benedizione della pioggia, che recherà sollievo alla terra increspata dalla siccità.

Nuvole dell’umiltà, di cui abbiamo bisogno per essere riparati dai raggi accecanti e inaridenti della vanità, della presunzione e dell’arroganza.

Nuvole che col loro contrasto rendono più dolce la luce del sole e ce la fanno godere di più.

Nuvole che vengono e che vanno, inafferrabili come un sogno, ma che ci lasciano con la promessa che altre nuvole, altri sogni, verranno presto a portare conforto nella nostra vita.

Nuvole che vengono e che vanno, come gli amici che hanno rallegrato con la loro presenza un giorno della nostra vita e che hanno proseguito nel loro cammino, mentre noi ci siamo fermati alla nostra meta o abbiamo rallentato vedendoli allontanarsi: amici che hanno ripreso a vagare nella prateria dell’esistenza, scomparendo dal nostro orizzonte e lasciando dentro di noi la persistente dolcezza dei ricordi e la quieta ma insieme amara malinconia di saperli ormai distanti da noi.

Nuvole che impediscono all’anima di vedere Dio e obbligano a camminare lungo un cammino terreno poco illuminato e disseminato di occasioni di peccato: nuvole che solo la fede e la preghiera possono diradare; peccati che solo il pentimento e l’espiazione possono essere almeno in parte smacchiati consentendo di vedere meglio quel sole che è il Padre di tutti, di sentire accanto a sé il Figlio e la Beata Vergine Maria, e di essere investiti da quel rinvigorente vento che è lo Spirito Santo.


sabato 10 gennaio 2026

Notti

Notti in cui le stelle sono gocce di luce, che cade leggera come calda pioggia.

Notti in cui la luna ci induce a nostalgie che il giorno poi sloggia.

Notti in cui il respiro rallenta, diventando sereno e profondo,

Notti in cui nell'anima aumenta il disio del sacro, del silenzioso ascolto di Dio.

Notti che puoi dedicare all'ascolto di quello ch'è stato  il tuo passato: un ricordo che hai appena raccolto può riportarti ad un tempo andato, in cui qualcuno affetto t'ha tolto, in cui qualcuno amore t'ha dato.

Notti in cui il male che hai compiuto in pensieri, parole, opere ed egoistiche omissioni ti assale, ti strazia, ti artiglia, ti dilania e solo il sonno ti reca sollievo annunciandosi col suo benigno torpore e facendoti sprofondare in qualche ora di pace.


domenica 2 novembre 2025

Piove

Piove

in questo 2 Novembre,

come se il cielo

facesse cadere le sue lacrime

sui sepolcri consacrati al ricordo.


Nelle gocce di pioggia

si rispecchiano le mie lacrime

che sgorgano dal rimorso

per il mio egoismo,

per tutte le volte che,

preso dai miei pensieri,

dai miei sogni, dal mio dolore,

non ho rivolto premure,

attenzioni e parole gentili

alle persone amate

che non ci sono più.


Piove e fuori

prima o poi smetterà,

ma sulla mia anima

continuerà a cadere

la pioggia acida dei rimorsi

per le mie azioni

e per le mie omissioni. 


venerdì 26 settembre 2025

Foglie d'autunno / 2


Foglie d'autunno, abbandonate dalla linfa, si staccano dai rami senza opporre resistenza, indebolite dallo scorrere del tempo e rasserenate dall’aver accettato la fine.

Leggere planano, trasportate dal vento, che le porta ad un suolo bisognoso di loro.

Proteggeranno le zolle dai rigori invernali; col loro rugginoso manto difenderanno le semine.

Secche si sbricioleranno oppure, impregnate di pioggia, con la terra si fonderanno per preparare il rifiorire della vita.

venerdì 12 settembre 2025

Danza la pioggia


Danza la pioggia; le sue gocce cadenti sono passi d'un ballo su cui calerà il sipario del sole, lasciando forse gli applausi d'un arcobaleno.

Danza la pioggia, recando d'estate sollievo dall'afa e portando d'inverno un umido gelo che lesto arriva nelle ossa dei vivi.

Danza la pioggia sopra prati e su campi che l'accolgono felici, perché essa generosa procura crescita d'erba e di messi.

Danza la pioggia su tavolini all'aperto di dehors ormai deserti.

Danza la pioggia sulle tombe adagiate in cimiteri che altre gocce hanno già raccolto: quelle delle lacrime dei cari rimasti a piangere e pregare davanti a lastre di pietra recanti un nome e due date.

Danza la pioggia sulla vita e sulla morte, che nel mondo s'alternano oppure s'intrecciano in tessuti il cui disegno è stato fatto da Dio, in arazzi di tempo che solo la fede riesce a far accettare con l'anima rivolta alla Beata Speranza. 

mercoledì 27 agosto 2025

Cade una foglia dall'albero


      Cade una foglia dall’albero, sotto un grigio cielo autunnale.

      Leggera, ha fatto il suo tempo; leggera, ha esaurito la sua linfa dopo avere assolto al suo compito.

      Ha dato forma al risveglio di vita che in primavera è passata dalle radici attraverso il tronco e i rami. Ha dato gioia a chi la vedeva colorata di un verde vivo. Ha protetto i frutti che sono nati e maturati.

      Ed ora, giunto l’autunno, colorata di rame, cade leggera per depositarsi sul terreno che contribuirà a nutrire, a proteggere dal freddo invernale col caldo manto formato con tante altre sorelle: metafora commovente del ricordo di chi non c’è più ma che continua a scaldare i nostri cuori dall’inverno della tristezza.

      La pioggia e la neve la dissolveranno facendola diventare parte del terreno, da cui sorgerà nuova vita, da cui spunteranno nuove piante: anello di congiunzione fra passato e futuro, in un cammino di infiniti ritorni.


lunedì 11 agosto 2025

Sogni di Kurosawa


Prologo.

      Due ore passate di domenica mattina guardando un film in cassetta non sono ore perse se si ha la fortuna di assaporare otto piccoli capolavori della Settima Arte.

      Dialoghi stringati, dallo stile essenziale, per non naufragare nella vana oratoria.

      Fotografia dai colori studiati, splendidi e armoniosi, e musiche raffinate, scelte per completare i racconti del grande regista, comunicano all’anima ciò che le parole non riescono a dire appieno.

      Grazie ad Akira questa non è stata una giornata sprecata. Grazie ad Akira ho un altro comodo bagaglio di sensazioni da portarmi dietro lungo il cammino del tempo: qualcosa che rimane, qualcosa che non mi peserà sulle spalle ma che mi darà forza per andare avanti, qualcosa che non scomparirà in mezzo all’oceano delle banalità effimere di cui i media ci circondano.

 

I.

Sole attraverso la pioggia.

      Bambino come nuovo Ulisse, tentato dall’andare a vedere le volpi, desiderio proibito che si trova oltre le Colonne d’Ercole del limite della foresta.

      Forza della buona educazione: la mamma che spinge il bambino ad andare a chiedere perdono alle volpi; invece di proteggerlo, gli chiude in faccia le porte della casa. Non è cattiveria, è amore: da grande non dovrà sottrarsi alle conseguenze delle sue azioni; è giusto che impari già adesso a rispondere di ciò che fa.

 

II.

Il pescheto.

      La dolce bellezza del rosa, la fresca bellezza del colore dei fiori di pesco.

      Le figure umane armoniosamente si muovono in una coreografia che evoca il muoversi al vento dei rami fioriti delle piante di pesco.

      Le piante riconoscono nel bambino l’eccezione, l’unico che ha pianto per il loro abbattimento; solo a lui è dato di vederle nella loro forma d’origine.

 

III.

La tormenta.

      Quando la neve si dirada, i colori riprendono forma, la vita riprende i colori e torna a respirare libera.

      Quando la vista torna libera, ci si accorge che l’obiettivo, creduto perduto per sempre, si trova invece a pochi passi di distanza, a portata di mano.

      Un dubbio si fa avanti: è il ritorno a casa oppure è il Campo-Base Definitivo?

      E la donna che premurosa ti scaldava nella bufera era la Fata della Vita venuta a proteggerti oppure era la Signora della Via Senza Ritorno?

      Ma alla fine ci si scuote dal torpore, ci si alza, ci si scrolla di dosso la neve, ci si incammina verso la meta prefissata: metafora sublime della Vita che vince la Morte.

 

IV.

Il tunnel.

      Un cane esce dalla galleria: è il fantasma dei bellici orrori o il messaggero d’un cupo futuro?

      L’ufficiale stremato lo ignora, entra nel buco orizzontale, ne esce uguale a prima.

      Un soldato pallido lo raggiunge, pallido del pallore di chi ha già conosciuto la morte. L’intera compagnia lo segue: è una centuria di trapassati, come la loro avanguardia.

      L’ufficiale prende coscienza degli orrori e dell’assurdità della guerra ma è troppo tardi: i soldati morti ritornano indietro ma il cane fantasma continuerà a seguirlo, continuerà a rimanere presente nella memoria col suo bagaglio di eccidi e di odio.

 

V.

Corvi.

      Osservare attenti le opere di Van Gogh, accingersi a lasciare la sala dei dipinti, mettersi il cappello in segno di commiato e ritrovarsi di colpo in un altro luogo, in un altro tempo, come se si fosse saltati dentro l’ultimo quadro.

      Camminare nei paesaggi visti dal maestro pittore, parlare con persone conosciute dal maestro pittore, incontrarlo, parlare con lui; e poi rimpicciolirsi e navigare nei suoi quadri, navigare nei suoi colori.

      Ritornare infine alla realtà, nel museo, davanti ai quadri, e togliersi il cappello in segno di rispetto per quanto Van Gogh ci ha lasciato.

 

VI.

Fujiama in rosso.

      Follia degli uomini, ennesima, tragica follia, quella di dominare la Natura andando contro il suo essere.

      I colori radioattivi, i colori della morte si avvicinano ai sopravvissuti, ai quali rimane una sola scelta: buttarsi a mare e annegare o restare contaminati senza speranza.

      La fine verrà comunque per tutti, adulti o bambini, colpevoli o innocenti.

 

VII.

Il demone che piange.

      Terra bruciata, cenere dappertutto: a questo ci condurrà la follia tecnologica scatenata dall’avidità umana.

      Demoni un tempo uomini piangono la loro sofferenza, i mali da essi commessi nel loro passato.

      Forse qualche umano è ancora in tempo, forse può evitare di trasformarsi in demone, di condannarsi a piangere il suo rifiuto alla vita, all’amore, all’altruismo.

 

VIII.

Villaggio dei mulini.

      Ruotano lente le pale dei mulini, come lenta dovrebbe ruotare l’esistenza degli uomini.

      Isola felice, il villaggio dove non solo i mulini ma anche gli abitanti ruotano calmi, secondo natura, senza l’ausilio e la frenesia dei mezzi tecnologici.

      Alla morte di ognuno, trovare in se stessi la serenità e la forza per congratularsi col trapassato per la sua esistenza spesa nel rispetto della vita.

      Deporre un fiore sopra una pietra, nel ricordo di chi non c’è più, senza aver bisogno di un volto o di una conoscenza per rendergli omaggio: atto puro d’amore e di rispetto, quello che si rende agli anonimi, ringraziandoli per il solo fatto di essere passati sulla Terra.