Alla luminosa memoria dell’insigne dantista
Maria Teresa Balbiano d’Aramengo.
Visse un amor giovanile, adolescenziale,
non dichiarato, nemmeno sfiorato da un innocente carezza ma solo da uno sguardo
sognante.
Beatrice andò sposa ad un altro, poi morì
giovanissima.
Durante le restò fedele per sempre, non
si sa se per fedeltà a lei oppure alla purezza dell'ideale d'amore.
Durante poi sposò Gemma, una donna mai
amata.
Eresse
Beatrice a sua musa ispiratrice, a sua donna ideale.
Forse, chissà, se le cose fossero andate
diversamente e fosse diventata sua moglie, vi avrebbe scoperto una donna
normale, con pregi e difetti.
La politica lo rovinò: Bonifacio VIII, in
combutta coi guelfi neri, con l'inganno lo trasse a Roma come membro di
un'ambasceria fiorentina.
Il colpo di Stato bandì dalla Città del
Giglio i guelfi bianchi e per Durante ebbe inizio l'esilio perpetuo e
l'umiliante vagare da una corte all'altra d'Italia, da un signorotto all'altro,
per elemosinare uno straccio di mantenimento.
Sempre sognando ad occhi aperti il mai
avverato sogno di rivedere la sua patria, la sua amata Firenze.
La fine giunse a Ravenna.
Cosa disse per ultimo? Rivolse parole
d'amore per Beatrice o maledisse ancora una volta Bonifacio VIII, il
responsabile della sua rovina?
Non tocca a noi posteri pronunciare
quest'ardua sentenza, scegliere fra amore e rancore, che come i due secoli
manzoniani son l'uno contro l'altro armati.
Sulla sua tomba venne inciso il suo nome:
Alighieri Durante detto
Dante.
Chi venne ad accoglierlo all'imbocco
dell'ultimo vecchio Ponte? Virgilio, Beatrice o entrambi?
Altra sentenza da cui noi posteri siamo esentati.
Dal 1321 risiede nel Cielo dei Poeti e il suo posto di sicuro non è da scrivano minore.
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