domenica 14 giugno 2026

Alighieri. Racconto in memoria di Maria Teresa Balbiano d'Aramengo

Alla luminosa memoria dell’insigne dantista

Maria Teresa Balbiano d’Aramengo.

 

Visse un amor giovanile, adolescenziale, non dichiarato, nemmeno sfiorato da un innocente carezza ma solo da uno sguardo sognante.

Beatrice andò sposa ad un altro, poi morì giovanissima.

Durante le restò fedele per sempre, non si sa se per fedeltà a lei oppure alla purezza dell'ideale d'amore.

Durante poi sposò Gemma, una donna mai amata.

Eresse Beatrice a sua musa ispiratrice, a sua donna ideale.

Forse, chissà, se le cose fossero andate diversamente e fosse diventata sua moglie, vi avrebbe scoperto una donna normale, con pregi e difetti.

La politica lo rovinò: Bonifacio VIII, in combutta coi guelfi neri, con l'inganno lo trasse a Roma come membro di un'ambasceria fiorentina.

Il colpo di Stato bandì dalla Città del Giglio i guelfi bianchi e per Durante ebbe inizio l'esilio perpetuo e l'umiliante vagare da una corte all'altra d'Italia, da un signorotto all'altro, per elemosinare uno straccio di mantenimento.

Sempre sognando ad occhi aperti il mai avverato sogno di rivedere la sua patria, la sua amata Firenze.

 La fine giunse a Ravenna.

Cosa disse per ultimo? Rivolse parole d'amore per Beatrice o maledisse ancora una volta Bonifacio VIII, il responsabile della sua rovina?

Non tocca a noi posteri pronunciare quest'ardua sentenza, scegliere fra amore e rancore, che come i due secoli manzoniani son l'uno contro l'altro armati.

Sulla sua tomba venne inciso il suo nome:

                 Alighieri Durante detto Dante.

Chi venne ad accoglierlo all'imbocco dell'ultimo vecchio Ponte? Virgilio, Beatrice o entrambi?

Altra sentenza da cui noi posteri siamo esentati.

Dal 1321 risiede nel Cielo dei Poeti e il suo posto di sicuro non è da scrivano minore.


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