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martedì 2 giugno 2026

Rifletti

Rifletti, assaporando nella protettiva ombra il fresco ricordo del sole che nelle anime ha infuso la luce del giorno.

Rifletti sul senso profondo delle cose, la cui ricerca forse viene favorita dall'oscurità notturna, che però può anche confondere, usufruendo sì di silenziosa solitudine ma minacciata da incubi e sogni, da ancestrali paure.

Rifletti, scoprendo infine che questo tuo meditare, scavare, indagare, dà senso alla tua umanità, è base fondante del tuo essere nel mondo.


Riflessione ispiratami dall’indimenticabile Renata Di Leo.


domenica 12 aprile 2026

Veliero

Vele spiegate, spinte da un vento diventato burrasca.

Marosi fendono la prua, nella vana speranza di avere la meglio.

Visione da lontano, offuscata dagli scrosci di pioggia.

In che direzione navighi, veliero? Qual è la tua rotta?

Mai lo sapremo, perché questa domanda rimarrà senza risposta.

Come me, navighi verso l’ignoto, che non è privo di progetti e di mete ma che ci nasconde l’esito di sogni e speranze.

Sarà il futuro a decidere se approderemo al tanto ambito porto sicuro o se naufragheremo diventando ombre d’Averno.


Riflessione ispiratami dalla visione dell’acquerello su cartoncino "Veliero" dell'Artista Patrizia Bonazelli.


domenica 22 marzo 2026

Passano i giorni

Passano i giorni, a volte sotto forma di corsa sfrenata lungo strade che i nostri piedi non sentono nemmeno e che i nostri occhi non vedono nemmeno, accecati dal dolore o dal rincorrere sogni sempre lontani, sempre irraggiungibili.

Passano i giorni, a volte lungo un tunnel di ore che sembra non finire mai, forse per la nebbia che dentro di noi ci impedisce di muovere passi timorosi, forse perché preferiamo non avanzare lungo percorsi che ci sono indifferenti per difenderci dal dolore delle disillusioni.

Passano i giorni: pagine bianche da riempire con l'inchiostro della vita che affrontiamo o da cui fuggiamo con la mina della matita indelebile dei nostri ricordi, fino a giungere, sereni o stremati, a scrivere la parola "fine" al nostro libro terreno.


sabato 17 gennaio 2026

Oceani

Oceani che ti circondano, spazi infiniti in cui a trecentosessanta gradi non vedi altro che una liquida distesa azzurra, che ti dà smarrimento e che ti costringe a fare i conti con i tuoi limiti, con la tua solitudine, con la tua precarietà.

Oceani in cui navighi, spesso a vista, guidato dall’istinto, altre volte con l’ausilio delle bussole o delle stelle che la vita ti mette a disposizione, bussole che sono persone che ti stanno vicine coi loro consigli e stelle che sono saggi che ti orientano da lontano, nel tempo e nello spazio, con il loro esempio, con le loro parole.

Oceani di gente, in mezzo a cui sei immerso, che fluidamente sfiorano il tuo scafo senza che tu riesca a trattenerne che poche gocce sul palmo della mano, senza che tu possa berne la vicinanza e la compagnia.

Oceani di carta, in cui sei abbracciato da frasi, pagine, che ti fanno pensare suggerendoti cose che non sapevi, nuove idee con cui confrontarti, emozioni e sentimenti da altri provati e in cui puoi specchiarti.

Oceani di sogni, in cui nuoti o forse annaspi avendo davanti la profondità dell’inconscio che si rivela ad occhi chiusi e l’immensità dell’immaginazione che puoi cavalcare ad occhi aperti.


martedì 13 gennaio 2026

Nuvole

Nuvole che vagano libere nel cielo senza confini, metafora del nostro navigare nell’Universo.

Nuvole che a volte annunciano la tempesta, come un fato nemico che concentra su di noi eventi che portano la targa della sfortuna.

Nuvole che a volte vengono ad attenuare il caldo torrido indotto dal sole e a preannunciare la benedizione della pioggia, che recherà sollievo alla terra increspata dalla siccità.

Nuvole dell’umiltà, di cui abbiamo bisogno per essere riparati dai raggi accecanti e inaridenti della vanità, della presunzione e dell’arroganza.

Nuvole che col loro contrasto rendono più dolce la luce del sole e ce la fanno godere di più.

Nuvole che vengono e che vanno, inafferrabili come un sogno, ma che ci lasciano con la promessa che altre nuvole, altri sogni, verranno presto a portare conforto nella nostra vita.

Nuvole che vengono e che vanno, come gli amici che hanno rallegrato con la loro presenza un giorno della nostra vita e che hanno proseguito nel loro cammino, mentre noi ci siamo fermati alla nostra meta o abbiamo rallentato vedendoli allontanarsi: amici che hanno ripreso a vagare nella prateria dell’esistenza, scomparendo dal nostro orizzonte e lasciando dentro di noi la persistente dolcezza dei ricordi e la quieta ma insieme amara malinconia di saperli ormai distanti da noi.

Nuvole che impediscono all’anima di vedere Dio e obbligano a camminare lungo un cammino terreno poco illuminato e disseminato di occasioni di peccato: nuvole che solo la fede e la preghiera possono diradare; peccati che solo il pentimento e l’espiazione possono essere almeno in parte smacchiati consentendo di vedere meglio quel sole che è il Padre di tutti, di sentire accanto a sé il Figlio e la Beata Vergine Maria, e di essere investiti da quel rinvigorente vento che è lo Spirito Santo.


domenica 2 novembre 2025

Piove

Piove

in questo 2 Novembre,

come se il cielo

facesse cadere le sue lacrime

sui sepolcri consacrati al ricordo.


Nelle gocce di pioggia

si rispecchiano le mie lacrime

che sgorgano dal rimorso

per il mio egoismo,

per tutte le volte che,

preso dai miei pensieri,

dai miei sogni, dal mio dolore,

non ho rivolto premure,

attenzioni e parole gentili

alle persone amate

che non ci sono più.


Piove e fuori

prima o poi smetterà,

ma sulla mia anima

continuerà a cadere

la pioggia acida dei rimorsi

per le mie azioni

e per le mie omissioni. 


lunedì 11 agosto 2025

Sogni di Kurosawa


Prologo.

      Due ore passate di domenica mattina guardando un film in cassetta non sono ore perse se si ha la fortuna di assaporare otto piccoli capolavori della Settima Arte.

      Dialoghi stringati, dallo stile essenziale, per non naufragare nella vana oratoria.

      Fotografia dai colori studiati, splendidi e armoniosi, e musiche raffinate, scelte per completare i racconti del grande regista, comunicano all’anima ciò che le parole non riescono a dire appieno.

      Grazie ad Akira questa non è stata una giornata sprecata. Grazie ad Akira ho un altro comodo bagaglio di sensazioni da portarmi dietro lungo il cammino del tempo: qualcosa che rimane, qualcosa che non mi peserà sulle spalle ma che mi darà forza per andare avanti, qualcosa che non scomparirà in mezzo all’oceano delle banalità effimere di cui i media ci circondano.

 

I.

Sole attraverso la pioggia.

      Bambino come nuovo Ulisse, tentato dall’andare a vedere le volpi, desiderio proibito che si trova oltre le Colonne d’Ercole del limite della foresta.

      Forza della buona educazione: la mamma che spinge il bambino ad andare a chiedere perdono alle volpi; invece di proteggerlo, gli chiude in faccia le porte della casa. Non è cattiveria, è amore: da grande non dovrà sottrarsi alle conseguenze delle sue azioni; è giusto che impari già adesso a rispondere di ciò che fa.

 

II.

Il pescheto.

      La dolce bellezza del rosa, la fresca bellezza del colore dei fiori di pesco.

      Le figure umane armoniosamente si muovono in una coreografia che evoca il muoversi al vento dei rami fioriti delle piante di pesco.

      Le piante riconoscono nel bambino l’eccezione, l’unico che ha pianto per il loro abbattimento; solo a lui è dato di vederle nella loro forma d’origine.

 

III.

La tormenta.

      Quando la neve si dirada, i colori riprendono forma, la vita riprende i colori e torna a respirare libera.

      Quando la vista torna libera, ci si accorge che l’obiettivo, creduto perduto per sempre, si trova invece a pochi passi di distanza, a portata di mano.

      Un dubbio si fa avanti: è il ritorno a casa oppure è il Campo-Base Definitivo?

      E la donna che premurosa ti scaldava nella bufera era la Fata della Vita venuta a proteggerti oppure era la Signora della Via Senza Ritorno?

      Ma alla fine ci si scuote dal torpore, ci si alza, ci si scrolla di dosso la neve, ci si incammina verso la meta prefissata: metafora sublime della Vita che vince la Morte.

 

IV.

Il tunnel.

      Un cane esce dalla galleria: è il fantasma dei bellici orrori o il messaggero d’un cupo futuro?

      L’ufficiale stremato lo ignora, entra nel buco orizzontale, ne esce uguale a prima.

      Un soldato pallido lo raggiunge, pallido del pallore di chi ha già conosciuto la morte. L’intera compagnia lo segue: è una centuria di trapassati, come la loro avanguardia.

      L’ufficiale prende coscienza degli orrori e dell’assurdità della guerra ma è troppo tardi: i soldati morti ritornano indietro ma il cane fantasma continuerà a seguirlo, continuerà a rimanere presente nella memoria col suo bagaglio di eccidi e di odio.

 

V.

Corvi.

      Osservare attenti le opere di Van Gogh, accingersi a lasciare la sala dei dipinti, mettersi il cappello in segno di commiato e ritrovarsi di colpo in un altro luogo, in un altro tempo, come se si fosse saltati dentro l’ultimo quadro.

      Camminare nei paesaggi visti dal maestro pittore, parlare con persone conosciute dal maestro pittore, incontrarlo, parlare con lui; e poi rimpicciolirsi e navigare nei suoi quadri, navigare nei suoi colori.

      Ritornare infine alla realtà, nel museo, davanti ai quadri, e togliersi il cappello in segno di rispetto per quanto Van Gogh ci ha lasciato.

 

VI.

Fujiama in rosso.

      Follia degli uomini, ennesima, tragica follia, quella di dominare la Natura andando contro il suo essere.

      I colori radioattivi, i colori della morte si avvicinano ai sopravvissuti, ai quali rimane una sola scelta: buttarsi a mare e annegare o restare contaminati senza speranza.

      La fine verrà comunque per tutti, adulti o bambini, colpevoli o innocenti.

 

VII.

Il demone che piange.

      Terra bruciata, cenere dappertutto: a questo ci condurrà la follia tecnologica scatenata dall’avidità umana.

      Demoni un tempo uomini piangono la loro sofferenza, i mali da essi commessi nel loro passato.

      Forse qualche umano è ancora in tempo, forse può evitare di trasformarsi in demone, di condannarsi a piangere il suo rifiuto alla vita, all’amore, all’altruismo.

 

VIII.

Villaggio dei mulini.

      Ruotano lente le pale dei mulini, come lenta dovrebbe ruotare l’esistenza degli uomini.

      Isola felice, il villaggio dove non solo i mulini ma anche gli abitanti ruotano calmi, secondo natura, senza l’ausilio e la frenesia dei mezzi tecnologici.

      Alla morte di ognuno, trovare in se stessi la serenità e la forza per congratularsi col trapassato per la sua esistenza spesa nel rispetto della vita.

      Deporre un fiore sopra una pietra, nel ricordo di chi non c’è più, senza aver bisogno di un volto o di una conoscenza per rendergli omaggio: atto puro d’amore e di rispetto, quello che si rende agli anonimi, ringraziandoli per il solo fatto di essere passati sulla Terra.


venerdì 25 luglio 2025

È notte / 2

È notte.

Il sonno sta venendo, pesante come una coperta che ripara dal freddo, leggero come un balsamo che lenisce ferite vecchie e nuove.

Non oppongo resistenza, mi lascio andare al buio d'un cielo costellato di sogni.


17 febbraio 2020.

sabato 24 maggio 2025

Vento, porta via


Vento, porta via le foglie secche dei miei sogni, che la realtà con le sue dita imparziali ha staccato dall'albero della speranza; portale via, se sono intere, così come le ho viste planare lentamente dal ramo proteso al futuro all'humus del passato; portale via, se si sono sbriciolate al tocco dei miei polpastrelli appena ho provato a trasformarle in fiori e in frutti.
Vento, porta via l'ombra di una gioventù in cui dolore e rabbia erano fedele compagnia, fedeli araldi delle mie illusioni, delle mie delusioni; porta via l'ombra di tanti, piccoli o grandi, quotidiani fallimenti, che, ora lo so, erano simili ai tanti da altri incontrati;  porta via l'ombra di tante, piccole o grandi, inevitabili sconfitte, che, ora lo so, erano prove che il destino seminava lungo il mio cammino non per perseguitarmi ma per rendermi più forte, più saggio, forse migliore.
Vento, porta via tutto quello che ha annebbiato i miei anni passati, diminuendo le opportunità di prendere dalla vita ciò che di buono m'offriva; porta via tutto quello che ormai non mi causa più frustrazione e su cui non recrimino più; porta via quelle foglie ormai secche, d'ogni dolore alleggerite, vuoti involucri di amarezze che ora, se schiacciati, non lascerebbero umide macchie di dolorosa linfa ma solo polverosi residui al nulla destinati.
Vento, porta via le effimere tracce di effimere spemi; spazzale via dalla mia fronte, in modo che il sole illumini i solchi su di essa prodotti dai veri dolori, dai veri vuoti, che, ora lo so, con la loro incolmabilità fanno sparire le sofferenze causate dalla presunzione e dalla vanità. È giusto e doveroso piangere per  le vere cause di dolore; è peccato e vanità piangere per le cose che non valgono niente.