Ponti
che accorciano le distanze, che annullano le barriere, che avvicinano realtà
prima separate.
Ponti di
legno che evitano guadi insidiosi; ponti di pietra che sovrastano fiumi
impetuosi; ponti di corde che sorvolano abissi vertiginosi.
Ponti
che mettono in comunicazione persone, a volte portando amici, altre volte
facendo penetrare nemici.
Ponti
che sono il presente e che mettono in contatto il passato con l’avvenire.
Ponti che siamo diventati noi, dopo
essere passati su altri ponti; su di noi passeranno le generazioni future, che
a loro volta diverranno ponti, componenti di una staffetta che continueranno a
passarsi il testimone della vita e della civiltà
Ponti
che siamo noi: sotto le nostre campate sono passate persone che il tempo ci ha
portato via o che hanno voluto allontanarsi da noi; le abbiamo viste scorrere
via con un dolore o con una delusione che non abbiamo provato nel vedere da un
ponte di pietra l’acqua di un fiume dirigersi verso il mare o da un ponte di
cemento una fiumana di automobili dirigersi verso l’estuario delle loro
molteplici mete.
Ponti
che, una volta passati, non ci consentiranno più di tornare indietro e ci
volgeremo verso di essi, a volte con malinconia, a volte con sollievo.
Ponti che ci stanno conducendo all’ultimo di loro, oltre il quale ci
sarà il Nulla o il Tutto, la disperazione eterna o la beatitudine infinita.