Quando la spiaggia scotta, arroventata dal sole, i granelli di sabbia sono aghi arroventati sotto le palme dei piedi.
Ma le onde che a due passi spumeggiando offrono la salvezza dal rovente tappeto.
Con la loro spuma sommergono dita e talloni, offrendo rifugio e refrigerio mentre orme si imprimono sulla molle e fresca battigia: calco che il disco solare non cuocerà trasformandolo in naturale scultura; calco che l’alta marea livellatrice farà presto sparire ripristinando sul lieve pendio la tabula rasa di sabbia compatta, che altri piedi calpesteranno, inconsapevoli di tracce destinate a sparire.
Quando la spiaggia scotta, diventa di dolore metafora: dolore dove si posano i passi nei tristi giorni di lutto.
L’ombrellone dell’affetto e della vicinanza di persone a te care ti ripara dal sole dello strazio ma non rende meno infuocata la sabbia che ormai sarà il tuo camminamento.
Puoi solo rifugiarti nella battigia dei ricordi in cui posare i tuoi piedi, con le onde che lambiscono le tue caviglie; imprimi nell’umida sabbia delle orme che forse l’alta marea cancellerà ma il tuo sguardo verso profondità che raggiungere non puoi, non puoi ancora, riesce a vedere orme indelebili, che il flusso e il riflusso del mare non cancelleranno, orme di chi ti ha lasciato dopo averti tanto amato.
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