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venerdì 5 giugno 2026

Rimorsi e rimpianti

Dove corrono i giorni con la loro veloce lentezza?

Corrono lungo il piano inclinato dei rimorsi e dei rimpianti, del male che hai fatto e delle occasioni che hai perso.

Corrono e ti allontanano dal tempo delle speranze dell’avvenire, in cui l’orizzonte delimitava uno spazio delimitato dal sole che si leva e non da quello che tramonta.

Corrono e ti fanno rotolare verso una notte in cui comunque sai che troverai la pace del sonno.

martedì 2 giugno 2026

Rifletti

Rifletti, assaporando nella protettiva ombra il fresco ricordo del sole che nelle anime ha infuso la luce del giorno.

Rifletti sul senso profondo delle cose, la cui ricerca forse viene favorita dall'oscurità notturna, che però può anche confondere, usufruendo sì di silenziosa solitudine ma minacciata da incubi e sogni, da ancestrali paure.

Rifletti, scoprendo infine che questo tuo meditare, scavare, indagare, dà senso alla tua umanità, è base fondante del tuo essere nel mondo.


Riflessione ispiratami dall’indimenticabile Renata Di Leo.


domenica 26 aprile 2026

Qual è l'odore della notte?

Qual è l'odore della notte, quando il sole non inonda più l'aria coi suoi profumi di luce e di attività?

Qual è l'odore della notte, quando il fresco effonde la sua fragranza su tutto ciò che è all'aperto, su tutto ciò che non è chiuso?

Qual è l'odore della notte, quando ti affacci alla finestra per respirare una quiete che forse non riesci a trovare dentro di te?

Qual è l'odore della notte, quando cerchi in essa e nel suo profondo respiro quella pace che non hai, quella serenità che la tristezza ti riempie di lacrimose coppelle, quel balsamo alle tue ferite che il tuo riflettere non amalgama per spalmarlo ma diluisce nell'acqua corrente dello strazio e della nostalgia?

Qual è l'odore della notte, quando le strade sfumano nel silenzio, quando i colori sfumano nell'oscurità, quando la tua presenza nel mondo sfuma in una muta solitudine?

Qual è l'odore della notte, che tu aspiri coi polmoni del corpo e con quelli dell'anima, per rinvigorire le tue membra e per tonificare il tuo essere vivo?

domenica 19 aprile 2026

Cala il tramonto

Cala il tramonto, offuscando i colori illuminati dal sole, confondendo i colori dando loro tinte sempre più cupe e indistinte, offendendo i colori.

Cala il tramonto, cancellando il rosa dei fenicotteri appoggiati sulla quasi inesistente profondità di uno stagno o di un lago, per scurire il loro manto fino a confonderlo col buio della notte, rendendo ancora più indifesa oppure proteggendola dai predatori diurni la loro gracile corporatura.

Lo sguardo si intristisce pensando alla dolcezza e alla tenerezza del rosa svanito e richiama alla memoria altre dolcezze e tenerezze perdute o rifiutate.

Cala il tramonto ma effimero è il buio che porta: passata la notte, il sole illuminerà di nuovo il rosa dei fenicotteri.


Riflessione ispiratami dalla visione dell’acquerello su cartoncino "Fenicotteri al tramonto" dell'Artista Patrizia Bonazelli.


lunedì 6 aprile 2026

Perché la notte?

Perché la notte ispira cupi o tristi pensieri?

Perché la notte ispira canzoni di riflessioni profonde?

Perché la notte ha ispirato più di una canzone del Maestrone?

Perché la notte è buio, è silenzio, e costringe l'essere pensante a fare i conti con se stesso e con la sua presenza nel mondo.

Perché la notte è ricerca del senso della vita, del senso della Verità, del senso di tante malinconie che sgorgano dai ricordi e dei tanti pianti che sgorgano dai rimorsi.

venerdì 3 aprile 2026

Perché avere paura?

Perché avere paura della notte, quando il giorno è pieno di insidie?

Perché avere paura del buio, quando le trappole si nascondono anche alla luce del sole?

Perché avere paura degli sconosciuti, quando le persone note si apprestano a pugnalarti alla schiena?

Perché avere paura della morte, quando spesso è la vita a ucciderti? 


lunedì 5 gennaio 2026

Nel sole che tramonta

Nel sole che tramonta c'è l'addio di un giorno, granello di vita che passa oltre le porte del Passato.

Nel sole che tramonta ci sono sorrisi cari che più non si volgono verso il tuo viso e che con gratitudine rincorri lungo le profonde scale dei ricordi.

Nel sole che tramonta ci sono lacrime che scivolano lungo le gote del cielo, briciole di dolore che il buio della notte può asciugare ma non cancellare.

Nel sole che tramonta c'è la promessa del ritorno e la consolazione che la separazione è solo una pausa di riposo, in attesa del definitivo ricongiungimento.


domenica 26 ottobre 2025

Lasciatemi morire

Lasciatemi morire,

lasciatemi andare

verso la foce dell’Eternità,

in questo momento della vita

in cui il mio passato, il mio vissuto,

è un magigno che le mie spalle

non riescono più a portare.

 

Lasciatemi morire

ma senza consolarmi,

perché i miei errori,

i miei peccati,

il mio egoismo

non meritano conforto.

 

Lasciatemi morire

ma in modo naturale,

perché se rinunciassi alla vita

per una mia decisione

sarebbe una vile fuga

per evitare le sofferenze

e lo strazio che merito

di patire fino alla fine,

sarebbe il rifiuto dell’espazione

che devo affrontare fino in fondo.

 

Lasciatemi morire

ma non ora,

perché chi mi vuole bene

non merita di soffrire

per evitare a me questa sofferenza,

 

anche se non anelo più al sole

ma alla notte,

a una notte senza stelle.


sabato 18 ottobre 2025

Il giorno come un film


Dissolvenza in entrata, interno giorno. Gli occhi si aprono e ancora annebbiati iniziano una panoramica sulla stanza in penombra, mentre la panoramica della mente scruta il futuro del giorno che inizia, scruta le cose da fare, scruta il mondo che ci attende; gli occhi si chiudono ancora per un momento, per assaporare il ricordo del sonno, del riposo, di un sogno. Dissolvenza in uscita.

Dissolvenza in entrata, interno giorno. Le gambe si muovono e iniziano la carrellata verso i rituali consueti della preparazione all’uscita, dalla toeletta alla colazione, dalla colazione alla vestizione, dalla vestizione alla porta che s’apre. Dissolvenza in uscita.

Dissolvenza in entrata, esterno giorno. Le panoramiche della vista si aggiungono, si uniscono alle carrellate delle gambe; la scena si svolge in mezzo alla gente assonnata e inghiottita dal traffico: la meta, l’obiettivo dell’ultima sua immagine è un palazzo, è una porta oltre la quale si cela un luogo dove spendere ore di vana miseria, un meschino teatro di tanti meschini arrivismi, di tante meschine frustrazioni. Dissolvenza in uscita.

Dissolvenza in entrata, interno giorno. Un ufficio dove svolgere lavori inutili o dannosi per il genere umano; un ufficio dove attendere di sbrigare una pratica avendo a che fare con burocrati ottusi; un ospedale dove cercare conferme alla speranza nel timore di trovare conferme a condanne; tante le scene, tanti gli interni, stessa musica e stesso destino, quello del tempo che passa, del tempo che viene sprecato. Dissolvenza in uscita.

Dissolvenza in entrata, esterno giorno. La panoramica dello sguardo mostra un cielo col sole basso, mostra i colori tenui della sera; la panoramica sulle strade mostra la gente muoversi sulla via del ritorno a casa; le carrellate successive portano l’obiettivo a incontrare strade affollate e mezzi di trasporto pieni. Dissolvenza in uscita.

Dissolvenza in entrata, interno notte. Una porta si apre, una luce si accende, la porta viene richiusa; il ponte levatoio è di nuovo alzato, il maniero ha di nuovo accolto il pacifico guerriero che è ritornato dal torneo quotidiano; le panoramiche si fanno più lente, il respiro diventa più calmo, ora si può tirare il fiato. Dissolvenza in uscita.

Dissolvenza in entrata, esterno notte. Una finestra aperta, un balcone adorno di vasi, regalano un sereno sguardo sul mondo, sul quel mare ora quieto ora impetuoso nel quale l’indomani bisognerà tornare a nuotare. Dissolvenza in uscita.

Dissolvenza in entrata, interno notte. la stanza in penombra è la scena ideale per consentire all’anima di fare una panoramica sul passato e sul futuro, prima che il sonno venga a portare la parola fine sullo schermo della giornata. Dissolvenza in uscita.

venerdì 25 luglio 2025

È notte / 2

È notte.

Il sonno sta venendo, pesante come una coperta che ripara dal freddo, leggero come un balsamo che lenisce ferite vecchie e nuove.

Non oppongo resistenza, mi lascio andare al buio d'un cielo costellato di sogni.


17 febbraio 2020.

domenica 29 giugno 2025

È notte / 1

È notte: dormono i fiori, dormono gli alberi, dormono i gatti randagi respinti dal mondo; il sonno non viene a placare benigno la mia solitudine.

È notte: contemplo con gli occhi appannati da lacrime trattenute i vuoti che lo scorrer del tempo mi ha regalato, il dolore per pratiche d'affetto che si riapriranno, l'amarezza per occasioni di futuro che nel silenzio sono svanite.

È notte: mi domando a che serve aspettare una nuova alba se la mia vita è ormai diretta verso un tramonto che ancora non vedo, se mi trovo di nuovo costretto a far abortire, a castrare i miei sogni e le mie speranze perché sempre mi recano l'amarezza di porte sbattute in faccia o nemmeno aperte.

È notte: tristezza non provo ma non so se sia per raggiunta saggezza o per un nuovo strato di ghiaccio che di nuovo avvolge il mio cuore stanco di troppe ferite riportate sui campi di battaglia della vita.

È notte: nessuno mi vede, nessuno mi sente, nessuno mi legge; potrei lasciarmi andare ad un lenitivo pianto liberatore, che però non viene; forse non desidero più soffrire, forse l'ultima speme s'è dissolta ripulendomi il cuore e l'anima dalle radici della pianta che fa guardare al domani con gioia ed entusiasmo.

È notte: non amo, non odio, non tremo per la paura di perdere chi m'ha voltato le spalle, non fremo più per un pensiero di dolcezza e d'amore.

È notte: in me vive soltanto la consapevolezza di non saper dove andare nei giorni che m'aspettano ancora, di dover trascinare i miei passi senza una meta precisa, cercata, voluta, sperata; sono una nave con le vele non più spiegate e al mare m'affido indifferente, senza più provare differenze tra vento e bonaccia.

È notte: non è il silenzio di queste ore all'assopimento deputate ad avermi fatto distogliere lo sguardo verso l'avvenire ma un altro silenzio, che continua a farmi male nonostante io abbia chiuso le finestre per non cercare più echi che non verranno.

È notte: ore 1.31, smetto di scrivere, come ho già smesso di sperare nelle aurore di giorni felici.


13 febbraio 2019.

mercoledì 18 giugno 2025

Notte, accoglimi


Notte, accoglimi fra le tue protettive braccia, che di sostanza e di colore bisogno non hanno.

Fa' che il mio chiudere gli occhi davanti al tuo silenzioso buio sia una serena porta che riflessioni armoniose e serene nella mente m'induca.

Fa' che il tuo cullarmi oscuro nel sonno popolato sia dei fuochi fatui dei sogni, che come semi fecondi nella realtà del giorno daranno vita ai germogli dei miei pensieri da veglio.

Fa' che il mio corpo trovi in te il rinfrancante bagno del riposo, per risvegliarsi tonificato all'unisono con la mia anima aperta in un sorriso per accogliere grata le sfide e le gioie d'un nuovo giorno.


lunedì 2 giugno 2025

Notte


Notte, implacabile sei giunta a pormi da solo di fronte al mondo, di fronte a me stesso, oltre lo specchio opaco che Quotidianità, forse per deviarmi dagli Obiettivi Ultimi o forse per proteggermi dal frantumare in essi la mia fragilità, di giorno frappone fra il mio istinto di sopravvivere nello spazio terreno e il mio tuffarmi verso aree di invisibile abisso.

Notte, hai portato con te un tramonto dispensatore di trame, portatore di vento di fili di ispirazioni che nell'aere del mio poetico osservare intorno a me invitanti fluttuano chiedendo forse d'essere catturati uno ad uno da un mio pollice e da un mio indice, d'essere impastati con ciò che dentro di me ho e sento, per diventare umili ed imperfetti versi di un vate minore.

Notte, benigna mi circondi col tuo attutente buio, che in me minaccia non reca ma protettiva coltre mi dona.

Notte, mi lasci a cullarmi con un consolante pensiero: in altri posti di questo mondo, le Muse riposano, meditano, scrivono e forse leggono quello che io posso offrir loro dopo aver preso tanto da loro. 


sabato 10 maggio 2025

Serenata per un giorno qualunque

Lenta è scesa la sera su uno dei miei già tanti giorni. Come sabbia che scorre dall'imbuto del tempo, ha coperto un altro tratto del mio futuro, che ora appartiene al mantello dei giorni passati che mi trascino dietro, forse con un po' più di fatica ma certo con equilibrio maggiore.

Intorno a me continuano dolorosi declini, piccoli sassolini che scivolano lungo la scarpata dell'irrefrenabile, dell'inevitabile.

Che senso ha spargere lacrime asciutte quando prima o poi esse dovranno, umide, cadere dai miei occhi lungo gote dal dolore scolpite?

Che senso aveva gioire, godere del settimo giorno, quando è per me uguale agli altri sei, quando è un giorno qualunque, in cui lottare contro i fantasmi dell'avvenire, contro i fantasmi del distacco, contro i fantasmi della solitudine?

È calata la notte e i suoni che nella mia anima porta si assemblano sul muto spartito d'una triste serenata, in cui non c'è speranza per l'ampio aprirsi d'una baia di gioia ma solo la mite preghiera al futuro affinché rallenti, rallenti al massimo, la discesa verso la foce del pianto.

Serenata per un giorno qualunque, perché esso si moltiplichi in un reiterato domani, in tanti altri giorni qualunque.


mercoledì 26 marzo 2025

Lasciatemi cullare

Lasciatemi cullare, lasciatemi dondolare, lasciate che il mio pensare mi renda mare che con l’alta marea inonda il presente, erodendo della sabbia di un altro giorno la spiaggia della vita che ho ancora davanti, e che con la bassa marea mi faccia rinchiudere nelle profondità dei miei ricordi.

Lasciate che i minuti di quiete che precedono il sonno rimangano lo spazio inviolato della mia libertà, il prato soffice e morbido su cui i miei piedi nudi nel posarvisi non ne violentino l’erba ma si appoggino su di essa, traendone equilibrio e freschezza.

Lasciatemi cullare, lasciatemi dondolare fra la dolcezza di un ricordo e la rinfrancante speranza del domani,  fra la tenerezza di una frase sentita o detta durante il giorno che ha appena finito il suo compito e la tristezza per tante cose, per tante persone che lentamente declinano.

Lasciate che la grata gioia dei momenti vissuti sia lo specchio in cui io possa far riflettere per un po’ fantasie e progetti: fantasie che forse rimarranno come spunti per scritti; progetti che forse non si realizzeranno.

Lasciatemi cullare, lasciatemi dondolare, lasciatemi respirare all’unisono con l’Universo, lasciate che il mio cuore batta in sintonia col pulsare della vita in ogni altro essere vivente.

La notte mi aspetta, col sonno o con la veglia, con sogni o con incubi, con pensieri che confortano o che inducono preoccupazione. Il sonno prima o poi arriverà e mi preparerà un nuovo domani da affrontare.

Ma, almeno per un po’, lasciate che io guardi dentro di me, lasciatemi cullare.