martedì 8 settembre 2026

Sbocciamo ogni giorno alla vita


Dopo la buia notte, col freddo a nutrire gli incubi e la rugiada a confortarci coi sogni, sbocciamo ogni giorno alla vita, tendendo al sole di nuovo sorto i petali delle nostre speranze e le spine dei nostri timori.

Sbocciamo ancora alla vita, coltivando nella mane tornata la forza a tutti fornita da un'altra dischiusa giornata.


Copyright © 2026 Gian Contardo Colombari

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martedì 1 settembre 2026

Sale


Sale del dialogo e della conoscenza reciproca, diluito nel mare di folla in cui la sfuggente acqua dello sfuggire agli altri è preponderante rispetto alla salina del darsi agli altri.

Sale racchiuso nella miniera di persone che troppo hanno sofferto e le cui gemme d’amore e d’amicizia devono essere estratte con dolci picconi.

Sale che scioglie il ghiaccio dell’odio e della diffidenza, e conserva a lungo il cibo dell’anima costituito da preziosi ricordi e da belle amicizie.

Sale delle parole proferite senza rispetto e senza sensibilità, che rende più dolorose situazioni di sofferenza.

Sale dei proiettili, che sciolgono vite umane come lumache.


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lunedì 24 agosto 2026

Ruvido rumore


Ruvido rumore, quello dello stilo d’inchiostro intriso che sembra ruvidamente graffiare l’altrettanto ruvida pagina del quaderno dei bozzetti del pittore.

A poco a poco con tocchi sicuri prende forma la figura della modella che, scontrosa, se ne sta fuori dall’inquadratura, nuda come sulla carta è ancora l’abbozzo, l’embrione di quello che poi diventerà dipinto sulla tela.

Sembra finito, il primordiale prendere consistenza della bozza del quadro ma all’improvviso, come per cancellare un deludente risultato finale, il pittore lo sommerge dai colpi d’un pennello da acquarello.

Sembra la fine d’un pittorico tentativo, insoddisfacente approssimarsi alla verità dell’opera finita sommerso dall’acqua, che tutto confonde, che tutto assorbe.

Ma non era umile o presuntuosa volontà distruttrice del pittore: il tempo dell’asciugarsi della carte ed ecco riapparire, consolidato, il bozzetto, pronto ad essere trasferito su tela dalla mano creatrice dell’artista.

 

Scritto ispiratomi dalla visione di una scena del film “La bella scontrosa” di Jacques Rivette.

 

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domenica 16 agosto 2026

Rumori lontani


Rumori lontani echeggiano dal pozzo profondo della mente: ribollire di gioia e di tristezza, di amore e di dolore.

Sono passato che non ritorna ma che come un fiume continua a scorrerti dentro: ti chini, tendi invano la mano, che non riesce a sfiorarli, ma il loro ribollire rimane nel tuo cuore.

Rumori lontani, ridotti a sussurri, che l'anima riascolta provando dolcezza o strazio.

Il tempo, crudele o benigno, da te li allontana ma essi per sempre continueranno a parlarti di cose e persone che non torneranno.

sabato 8 agosto 2026

Forse piangerò domani


Ho reagito alla notizia della morte di Francesco Guccini con una commozione tosco-emiliana, montanara: granitica, con le lacrime intrappolate nel marmo dell’affetto e della gratitudine. Quando morì la mia nonna paterna Anna Maria, di Villa Minozzo (nell’Appennino reggiano), dopo il funerale la mia zia più giovane, Ines, continuava a piangere disperatamente; a un certo punto il suo fratello maggiore, lo zio Ennio, le disse con fermezza: ‘Adesso basta, smettila di piangere; la mamma non c’è più e dobbiamo continuare a vivere anche senza di lei’. E non era insensibilità la sua: il giorno prima, Ennio scoppiò a piangere davanti al feretro ancora aperto della nonnina; fu l’unica volta che lo vidi piangere.

Ecco, quando ho saputo che Francesco Guccini aveva raggiunto il Cielo dei Poeti (dove Borges e il Persiano non gli hanno di sicuro fatto avere un posto da genio minore), ho reagito con la stessa forza del mio padrino: tanta gratitudine e poche lacrime per il Maestrone. Sono addolorato per la persona, per quello che può aver sofferto e per i suoi cari ma tutto quello che ci ha dato rimarrà in noi e per noi. E darà frutti anche in futuro, con le prossime generazioni.

Questo per me è il tempo di ricordarlo col sorriso; forse per lui piangerò domani. È una questione di radici, di DNA montanaro.

E poi, da anni io materialmente scrivo su di lui. Ritorno a uno dei periodi strazianti della mia vita. Poche settimane di morire, mio padre soffriva talmente tanto che urlava in continuazione. Mai e poi mai avrei immaginato che sarei dovuto andare a chiudermi per un po’ in camera mia perché sentirlo soffrire così mi era diventato insopportabile. Una volta, per la disperazione diedi un pugno alla tastiera del pc e ne ruppi gli appoggi anteriori. Per poterla continuare ad usare con la dovuta inclinazione per le mani, ci misi sotto un libro. Naturalmente ne scelsi uno di Guccini, una raccolta dei testi delle sue canzoni. Da allora la prima di copertina si è quasi completamente sbiadita ma il contenuto è e rimarrà intatto.


lunedì 3 agosto 2026

Rughe

Quando l'estate tornerà, inonderà di sole anche le tue rughe, che in tal modo perderanno la consistenza di ferite inferte dal passato e assumeranno l'essere parti consolidate di una vita che vale la pena di essere vissuta.

Le rughe altro non sono che solchi con dolore inferti dall'aratro della vita: solchi aperti per ricevere nel presente i semi di ulteriore futuro. 

martedì 28 luglio 2026

Rose

Rosa della politica: i petali rossi sfolgoranti della società perfetta, senza ingiustizie; le spine del totalitarismo che fanno scoppiare il palloncino d’aria dell’utopia.

Rosa della religione: i petali celesti dal profumo inebriante della vicinanza di Dio, del contatto con Dio, del dialogo con Dio; le spine del fondamentalismo e dell’intolleranza che, tradendo Dio, opprimono, violentano, uccidono.

Rosa dell’amore: i petali rosa del sentimento più dolce e i petali rossi della passione più travolgente; le spine che, inaspettate o annunciate, fanno sanguinare il cuore anche molto tempo dopo essere state staccate dalla carne.

Rosa dell’amicizia: i petali gialli della vivacità dello scambio di aiuti, idee, confidenze e spensieratezze; le spine dello svanire all’improvviso, del dileguarsi in un nulla che sa di tradimento, dell’impegno a far durare un legame che dovrebbe essere un bastone su cui potersi sempre appoggiare.


domenica 26 luglio 2026

Rosa tranciata

Rosa tranciata dalle forbici della vita, che spesso si rivela giardiniere crudele.

Petali vermigli precocemente appassiscono, non per naturale declino ma per la perdita di linfa dal mutilato gambo.

Speranza che svanisce dal vetro d'una finestra all'improvviso andato in frantumi e che speditamente evapora, lasciando entrare nella stanza della gioventù l'acre odore della realtà.

Sogno che sparisce, privando di una soave visione chi l'aveva ospitato e alimentato con rapidi movimenti delle palpebre: la lama affilata della veglia non sempre incubi tronca, a volte fine pone a dorate prigioni da cui uscir non si vuole.

Ma forse non sempre una rosa spezzata ingrigisce il roseo color del futuro; a volte impedisce all'anima di impugnare il gambo spinoso, provocando ferite che, indelebili, avrebbero segnato la terrena esistenza ben più di un sogno svanito.


martedì 23 giugno 2026

Rivoli

Rivoli che s’ingrossano, diventando torrenti e poi fiumi che trascinano a valle umane vite.

Rivoli alimentati da infiniti occhi che come sorgenti gettano nei loro letti lacrime come ultimo saluto.

Rivoli su cui galleggiano persone care portate via come fuscelli e dalla corrente della morte sospinte verso l’eternità. 

venerdì 19 giugno 2026

Rive

Rive dal pendio dolce, lungo il quale si scende lentamente verso il mare, verso il blu infinito, per fermarsi a un metro dall’acqua a respirare a pieni polmoni e a contemplare la distesa azzurra increspata dalle onde.

Rive ripide o rocciose, che si interrompono bruscamente davanti allo scorrere di un fiume nel suo letto, lungo il quale passano rami secchi, foglie staccate e fiori appassiti, oltre a detriti di terra erosi dalla forza della corrente.

Rive compatte, solide, protette da massi, su cui l’aria e l’acqua esercitano per secoli, per millenni, la loro lenta azione smussante.

Rive franose, su cui anche un rovescio temporalesco può provocare voragini, su cui anche la pressione di un piede umano può causare piccole crepe.

Rive alte, che separano di metri e metri l’osservatore dall’acqua, facendogli intuire quanto profondo può essere il fondo del mare ma anche quanto facile sia inabissarsi in esso.

Rive basse, la cui battigia è zona franca, confine incerto fra terra ed acqua, passaggio senza frontiere che conduce alla rilassante immersione nella culla del mare.

domenica 14 giugno 2026

Alighieri. Racconto in memoria di Maria Teresa Balbiano d'Aramengo

Alla luminosa memoria dell’insigne dantista

Maria Teresa Balbiano d’Aramengo.

 

Visse un amor giovanile, adolescenziale, non dichiarato, nemmeno sfiorato da un innocente carezza ma solo da uno sguardo sognante.

Beatrice andò sposa ad un altro, poi morì giovanissima.

Durante le restò fedele per sempre, non si sa se per fedeltà a lei oppure alla purezza dell'ideale d'amore.

Durante poi sposò Gemma, una donna mai amata.

Eresse Beatrice a sua musa ispiratrice, a sua donna ideale.

Forse, chissà, se le cose fossero andate diversamente e fosse diventata sua moglie, vi avrebbe scoperto una donna normale, con pregi e difetti.

La politica lo rovinò: Bonifacio VIII, in combutta coi guelfi neri, con l'inganno lo trasse a Roma come membro di un'ambasceria fiorentina.

Il colpo di Stato bandì dalla Città del Giglio i guelfi bianchi e per Durante ebbe inizio l'esilio perpetuo e l'umiliante vagare da una corte all'altra d'Italia, da un signorotto all'altro, per elemosinare uno straccio di mantenimento.

Sempre sognando ad occhi aperti il mai avverato sogno di rivedere la sua patria, la sua amata Firenze.

 La fine giunse a Ravenna.

Cosa disse per ultimo? Rivolse parole d'amore per Beatrice o maledisse ancora una volta Bonifacio VIII, il responsabile della sua rovina?

Non tocca a noi posteri pronunciare quest'ardua sentenza, scegliere fra amore e rancore, che come i due secoli manzoniani son l'uno contro l'altro armati.

Sulla sua tomba venne inciso il suo nome:

                 Alighieri Durante detto Dante.

Chi venne ad accoglierlo all'imbocco dell'ultimo vecchio Ponte? Virgilio, Beatrice o entrambi?

Altra sentenza da cui noi posteri siamo esentati.

Dal 1321 risiede nel Cielo dei Poeti e il suo posto di sicuro non è da scrivano minore.


venerdì 12 giugno 2026

Re Salomone e il manoscritto conteso

Due scrittori si presentarono davanti a re Salomone. Entrambi rivendicavano la paternità di un manoscritto, che era stato posto su un tavolino ai piedi del trono del monarca.

Alla fine di una lunga e astiosa discussione fra i due autori, re Salomone si alzò e pronunciò il suo giudizio: “Visto che non sono riuscito a stabilire chi è il vero scrittore di questo libro, ordino che il manoscritto venga bruciato, così non sarà di nessuno dei due”.

A questo punto uno dei due contendenti gridò: “No, maestà, no! Riconoscete pure a questo plagiario la paternità del mio libro: l’importante è  che esso venga stampato e letto, anche se ne trarrà vantaggio questo ladro”.

Al che Salomone gli disse: “Riconosco in te la paternità di questo manoscritto: solo un vero scrittore sa rinunciare ad un suo libro per farlo vivere. I libri per un autore sono come figli”. 

mercoledì 10 giugno 2026

Riscoperta

Che cos'è Amore? Dio, entità, concetto, pensiero, valore?

Che cos’è se non una domanda che esplode all'esterno verso la millenaria nebbia di mistificazioni e censure, di distruzioni e oppressioni del suo vero senso, che è unità?

Chi cerca Amore deve muoversi alla sua riscoperta, in una nuova cerca del Graal.

Riscoperta dell'inscindibile unità di Eros e Agape, di carne e spirito, di corpo e anima.

Riscoperta del femminino sacro, di Ishtar e Astarte, di Afrodite-Venere, di una dimensione civile in cui era la dea madre ad influire sul mondo, in cui la donna, ogni donna, era dea, da amare, da rispettare, da venerare, come compagna di vita, come generatrice attiva di vita.

Riscoperta dell'unione, dell'amplesso, del coito, non come atto di sopruso e di violenza, di sopraffazione e di conquista maschile, ma come atto condiviso, come reciproco donarsi di anime e di sensi.

Riscoperta, in fondo, del solo senso in cui la vita diventa Vita.

lunedì 8 giugno 2026

Rinascita

Dalle macerie d’una pianta abbattuta spuntano gemme che diventeranno nuovi alberi lungo la filiera della vita.

Dai sedimenti d’un dolore accumulato prima o poi sbocceranno i fiori d’una nuova gioia.

Da tutto quello che odora di triste fine si spanderà il profumo fragrante d’una nuova felicità.

Da tutto quello che muore, prima o poi sbocciano nuove vite.

Bisogna morire per rinascere. 

venerdì 5 giugno 2026

Rimorsi e rimpianti

Dove corrono i giorni con la loro veloce lentezza?

Corrono lungo il piano inclinato dei rimorsi e dei rimpianti, del male che hai fatto e delle occasioni che hai perso.

Corrono e ti allontanano dal tempo delle speranze dell’avvenire, in cui l’orizzonte delimitava uno spazio delimitato dal sole che si leva e non da quello che tramonta.

Corrono e ti fanno rotolare verso una notte in cui comunque sai che troverai la pace del sonno.

martedì 2 giugno 2026

Rifletti

Rifletti, assaporando nella protettiva ombra il fresco ricordo del sole che nelle anime ha infuso la luce del giorno.

Rifletti sul senso profondo delle cose, la cui ricerca forse viene favorita dall'oscurità notturna, che però può anche confondere, usufruendo sì di silenziosa solitudine ma minacciata da incubi e sogni, da ancestrali paure.

Rifletti, scoprendo infine che questo tuo meditare, scavare, indagare, dà senso alla tua umanità, è base fondante del tuo essere nel mondo.


Riflessione ispiratami dall’indimenticabile Renata Di Leo.


venerdì 29 maggio 2026

Rifiorirai

Rifiorirai ogni volta che la memoria ti riporterà nel tuo manto albino al grato e premuroso sguardo della mente, dell'anima.

Rifiorirai ogni volta che l'anima stanca avrà bisogno di tangibili certezze sull'effettivo potere della Natura di compiere miracoli, silenziosi e quotidiani ma non per questo meno prodigiosi,  sull’effettiva capacità del mondo di riservarci sorprese che confortino momenti tristi o fortifichino attimi sereni.

Rifiorirai anche fisicamente?

Poco importa se con te non dovesse ripetersi l’annuale, effimero e pur puntuale giorno delle rose di Atacama: è bastata già una volta per assicurarti un perpetuo sbocciare nel cammino dei giorni di chi ti ha vista e ti ricorda.


mercoledì 20 maggio 2026

Madre Gea

Ridi, Madre Gea, per l'acquea manna che dal cielo giunta è ad assorbire le tue rughe e a ricomporre il tuo volto in una morbida distesa di suolo.

Ridi, Madre Gea, ancora per un attimo: il sole, che come cristalli brillare fa le gocce da te non assorbite, presto le farà evaporare e tornerà sul tuo viso ad incidere solchi, crepe, rughe.

Ridi, Madre Gea, perché anche nell’ora in cui Febo coi suoi raggi più ti surriscalderà, allegro conforto ti darà la certezza che la notte presto verrà con la sua frescura a rinfrancarti.

Sorridi, Madre Gea, perché chi riconosce in te una dea lo fa per proteggerti e non per cercare aiuti da te.

Sorridi, Madre Gea, perché in questo minuscolo punto dell’Universo c’è ancora qualcuno che mira a tutelarti e non a distruggerti.

Sorridi, Madre Gea, perché chi ti è devoto respira con te, ride con te, piange con te, sorride con te.


A Mary Hanne Porcu, in occasione del suo 47° compleanno.

domenica 17 maggio 2026

Ricordi vestiti di spine

Ricordi vestiti di spine: l’assenza non li rende meno dolci ma è una dolcezza che punge e lacera l’anima di chi li accarezza specchiandosi nell’abissale vuoto che si è aperto in lui.

Ricordi vestiti di spine: aculei che sono rimorsi e rimpianti per non avere riempito abbastanza d’amore, premure e attenzioni la vita di chi vita non ha più.

Ricordi vestiti di spine: sorrisi grati e commossi, che chi è rimasto a piangere rivolge a chi l’ha lasciato dopo avergli tanto donato; mesti sorrisi accompagnati da lacrime amare, zampillanti dagli occhi, riganti le gote e increspanti la bocca; sorrisi che non rivelano più gioia ma solo dolente tristezza.

Ricordi vestiti di spine: grani di un rosario da recitare fino alla fine dei giorni terreni, fino all’Amen finale.