Non
spalancare i tuoi occhi in una cascata di lacrime destinate a disperdersi nella
palude dell’indifferenza, che le sofferenze altrui ingoia senza fermarsi ad
assaporarne l’urticante e acido gusto.
Non spalancare i tuoi occhi se
non per vedere un fiore o per rimirare un tramonto.
Non spalancare la tua bocca in
una cascata d’urla di dolore destinate a non trovare eco in un mondo sempre più
sordo, in cui esse si dissolverebbero senza nemmeno toccare terra, senza
nemmeno trovare un sepolcro negli altrui ricordi.
Non spalancare la tua bocca se
non per dare conforto o per infondere coraggio.
Non spalancare le tue orecchie
in una cascata d’attese fatte di ascolti destinate a non trovare risposte alle
tue richieste, d’aiuto o d’amore, senza spesso trovare nemmeno la schiettezza
del rifiuto ma soltanto la crudeltà del silenzio.
Non spalancare le tue orecchie
se non per sentire un soave canto d’uccello o per farti cassa di risonanza
delle onde del mare.
Non spalancare le tue mani in
una cascata di dita distese destinate a farti perdere la preziosa sabbia di ciò
che hai dalla vita ricevuto o conquistato, senza spesso trovare nemmeno
qualcuno pronto ad aiutarti a superare l’ostacolo che avevi davanti.
Non spalancare le tue mani se
non per offrire un disinteressato aiuto o per elargire un gioioso saluto.
Non spalancare lo scrigno delle
tue sofferenze, delle tue amarezze, dei tuoi rimpianti, dei tuoi rimorsi:
triste forziere destinato a non essere alleggerito dei dolenti monili che contiene,
anzi, a raccoglierne sempre di nuovi.
Non spalancare al mondo se non
la tua dura scorza di anima che non s’arrende e che, nonostante tutto, continua
ad inoltrarsi nel cammino della vita.
Scritto ispiratomi dalla
lettura del post “Non piangere piccola mia” di mio cugino Luca Gambarelli.
Luchetto
carissimo, è orgogliosa gioia per me, torrente che da tempo scorre nella
prateria dei versi, specchiarmi nella fonte limpida e fresca della tua grande
vena poetica.