mercoledì 12 luglio 2017

Commemorazione di mio padre Vincenzo





Vincenzo Colombari
25/8/1922 – 8/7/2017



      Nel timore che l’emozione e le mie difficoltà di parola mi impediscano di essere comprensibile, delego l’amico fraterno Maurizio De Bortoli, che ringrazio con tutto il cuore, a leggere questo breve ricordo di mio padre.

      Desidero innanzitutto ringraziare le persone che ci sono state vicino in questo periodo. In primis le signore Laura Saracco e Iman Dewidar e il signor Karim Ismail, che in questi anni si sono presi cura di mio padre e l'hanno accudito con affetto e premure filiali. Ringrazio don Matteo Sorasio, che mi è stato vicino in questi giorni: la sua sollecitudine ha reso dolce la mia tristezza. Ringrazio tutte le persone che in queste ultime settimane sono passate a fare visita a mio padre, anche più di una volta, come il signor Giuseppe Chiarello e la maestra Teresa Mignacco. Ringrazio per l'aiuto e il sostegno che abbiamo ricevuto Mariuccia, Franco e Claudio Tomatis, Anna e Luciano Fontana, e la famiglia Contino-Gavello, soprattutto Gabriella Contino, che si può dire non abbia lasciato passare un solo giorno senza informarsi e offrire aiuto. Ringrazio gli angeli dell'Ospedalizzazione a Domicilio delle Molinette di Torino, che hanno curato mio padre con impeccabile professionalità e commovente umanità, in special modo la dottoressa Elena Guida e il dottor Davide Sardi. Ringrazio tutti gli amici che su Facebook mi hanno fatto sentire la loro vicinanza e il loro affetto. Ringrazio, last but not least, le mie cugine Cristina Cassinadri, per la costante sollecitudine con cui si è fatta viva per chiedere notizie di mio padre e per infondermi coraggio, e Livia Colombari, sia per aver fatto negli ultimi mesi la spola tra Villa Minozzo e Torino per esserci vicino, sia perché è stata la causa dell'ultima gioia di mio padre; il giorno prima di andare in coma, quando gli dicemmo che Livia sarebbe di nuovo venuta a trovarci, sul volto di mio padre Vincenzo comparve un sorriso, il suo ultimo sorriso.

      Chi era mio padre? Chi è e continua ad essere, nel Regno di Dio, mio padre?
      Un uomo onesto e un padre di famiglia, un padre di famiglia cristiana.
      Qualche anno fa, durante una breve crisi di sconforto, mi disse con amarezza: "Io sono sempre stato una persona onesta". Come a dire: mi sono sempre comportato onestamente e adesso perché mi sento così giù?
     E che sia sempre stato onesto lo dimostra anche solo un episodio: un encomio che ebbe dalla Fiat, dove ha lavorato per oltre vent'anni, per avere trovato in un corridoio un portafoglio e averlo consegnato ai suoi superiori affinché venisse restituito al legittimo proprietario.
      E' stato anche un esemplare padre di famiglia, dopo una vita lunga sì ma anche estremamente dura.
      A quattro anni andava già a pascolare le pecore. A diciannove anni venne arruolato negli Alpini, per poi essere mandato a fare la Campagna di Russia. Ritornato in Italia, si aggregò ai Partigiani della Federazione Italiana Volontari della Libertà. Poi emigrò per sei anni in Australia, facendo anche lavori massacranti come tagliare canna da zucchero.
      Al suo rientro, formò una famiglia con mia madre, Giuseppina Massa.
      In tutti questi anni si è preso amorevolmente cura prima di me, facendo ogni sorta di sacrifici e di rinunce per assicurarmi un futuro migliore, e poi di mia madre, quando lei si ammalò e passò i suoi ultimi sei anni di vita in un letto. Quella di Vincenzo non fu solo una vicinanza a Pina spirituale e affettiva ma anche fisica: in tutti quei sei anni dormì sul divano accanto al letto ortopedico della mamma, compromettendo la salute delle sue articolazioni, che si è poi fatta dolorosamente sentire.
       Una presenza costante, fondata sull'amore coniugale. Una presenza silenziosa.
      Il mio grandissimo amico Paolo Stefano Riccadonna non a torto l'ha paragonato a san Giuseppe, che non si fa sentire ma c'è sempre.
      Vincenzo è stato un padre di famiglia cristiana, da lui sostenuta con dedizione totale, senza se e senza ma, seguendo l'esempio di Gesù: "... non è venuto per essere servito, ma per servire ..." (Vangelo secondo Marco, 10,45).
      Pensate: ancora pochissimi giorni prima del peggioramento definitivo delle sue condizioni di salute, quando vedeva in casa qualcuno fare qualcosa mio padre chiedeva subito: "Hai bisogno di una mano?". Pur essendo già su una sedia a rotelle. Vincenzo è venuto su questa Terra per servire, fino alla fine.
      Era anche sempre pronto a ricercare l'armonia fra le persone, sempre pronto a cercare di placare le liti fra parenti, che qualche volta scoppiano.
      Era sempre pronto a ricordarmi il dovere e l'utilità del perdono, a me che non sono propriamente incline a perdonare. Una volta mi disse una cosa che mi stupì e mi fece riflettere: "Perdonare è anche una questione di intelligenza".

      Adesso mio padre Vincenzo si trova nella Casa del Padre. Sono certo che il Signore l'ha accolto con un paterno ed eterno abbraccio, ringraziandolo per essere stato per tanti anni un Suo docile ed umile strumento.
      Così come sono certo che si è già ricongiunto con tutti i suoi cari, soprattutto con la sua mamma, Anna Maria Cavalletti, con sua moglie Pina e con suo fratello e mio padrino Ennio, di quindici anni più anziano di lui e che è stato per lui come un secondo padre.
      Mi mancherà tutto di lui, a cominciare dai vezzeggiativi con cui anche negli ultimi tempi continuava a chiamarmi: "Cocco" e "Gioia bella".
      Di lui voglio qui ricordare l'ultimo scambio di frasi che ebbi con lui, prima che le nebbie della malattia lo inghiottissero. Una sera mi avvicinai alla sua carrozzina e, nel dargli un bacio, gli dissi: "Un bacetto che ti voglio bene". E lui, con un filo di voce, mi rispose: "Anch'io".
      Ora non potrò più dirti che ti voglio bene, papà, ma continuerò a volertene. Per sempre.
      Riposa in pace nella luce di Dio, papà.
      E grazie per tutto quello che hai fatto per noi.

10 luglio 2017.

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