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giovedì 8 gennaio 2026

Non spalancare

Non spalancare i tuoi occhi in una cascata di lacrime destinate a disperdersi nella palude dell’indifferenza, che le sofferenze altrui ingoia senza fermarsi ad assaporarne l’urticante e acido gusto.

Non spalancare i tuoi occhi se non per vedere un fiore o per rimirare un tramonto.

Non spalancare la tua bocca in una cascata d’urla di dolore destinate a non trovare eco in un mondo sempre più sordo, in cui esse si dissolverebbero senza nemmeno toccare terra, senza nemmeno trovare un sepolcro negli altrui ricordi.

Non spalancare la tua bocca se non per dare conforto o per infondere coraggio.

Non spalancare le tue orecchie in una cascata d’attese fatte di ascolti destinate a non trovare risposte alle tue richieste, d’aiuto o d’amore, senza spesso trovare nemmeno la schiettezza del rifiuto ma soltanto la crudeltà del silenzio.

Non spalancare le tue orecchie se non per sentire un soave canto d’uccello o per farti cassa di risonanza delle onde del mare.

Non spalancare le tue mani in una cascata di dita distese destinate a farti perdere la preziosa sabbia di ciò che hai dalla vita ricevuto o conquistato, senza spesso trovare nemmeno qualcuno pronto ad aiutarti a superare l’ostacolo che avevi davanti.

Non spalancare le tue mani se non per offrire un disinteressato aiuto o per elargire un gioioso saluto.

Non spalancare lo scrigno delle tue sofferenze, delle tue amarezze, dei tuoi rimpianti, dei tuoi rimorsi: triste forziere destinato a non essere alleggerito dei dolenti monili che contiene, anzi, a raccoglierne sempre di nuovi.

Non spalancare al mondo se non la tua dura scorza di anima che non s’arrende e che, nonostante tutto, continua ad inoltrarsi nel cammino della vita.

 

Scritto ispiratomi dalla lettura del post “Non piangere piccola mia” di mio cugino Luca Gambarelli.

Luchetto carissimo, è orgogliosa gioia per me, torrente che da tempo scorre nella prateria dei versi, specchiarmi nella fonte limpida e fresca della tua grande vena poetica.

 


giovedì 13 novembre 2025

Macchie


Macchie sporche e macchie pulite; macchie cattive e macchie buone.

Macchie che rompono la monotona fissità dell’apparenza, provocando dolore o arrecando sollievo, portando amarezza o regalando momenti di gioia.

Macchie cattive che sporcano l’anima: macchie che noi ci facciamo con la presunzione, con la prepotenza, con l’insofferenza, con l’indifferenza, con l’egoismo, con la mancanza di volontà di capire i drammi e le sofferenze altrui, e che solo il pentimento può far sbiadire.

Macchie buone che puliscono l’anima: macchie di colore sul grembiule di un imbianchino; macchie di sangue sul vestito di chi soccorre un ferito; macchie di sudore prodotto dalla fatica di un lavoro onesto o dalla generosità di chi aiuta il prossimo; macchie che un po’ di sapone fa svanire dalla materia ma che rimangono solidi mattoni nell’esistenza di ognuno di noi.

Macchie sporche e invisibili che deturpano il più candido degli ambienti, la più asettica delle comunità umane, dove a regnare sono l’aridità e l’indifferenza: è difficile che in una pietraia una pianta possa mettere radici.

Macchie pulite e vistose che abbelliscono e ingentiliscono il più degradato dei paesaggi, il più disprezzato dei gruppi umani: in mezzo al fango può nascere un fiore.

Macchie amare, che produciamo ogni volta che vogliamo imporre le nostre ambizioni sui diritti degli altri, e che è fin troppo facile apporre nell’interno della nostra anima e nell’esistenza degli altri.

Macchie dolci, che stemperano il dolore e che spesso costa fatica e sacrifici apporle contro il muro della pigrizia e dell’egoismo.

Macchie invisibili, di un libro riposto in libreria, sempre spolverato ma mai aperto, mai letto.

Macchie evidenti, di inchiostro sulle maniche di chi impiega il tempo libero per prendere appunti, per studiare, per acculturarsi.


domenica 22 giugno 2025

Un fiore mi guarda


Un fiore mi guarda: resiste all'inverno, come io resisto alla vita.

Con i suoi delicati petali si specchia nella mia fragilità.

Cerca da me uno sguardo dolce ed un sorriso, con cui poter essere ricambiato del suo dono di dolcezza.

Gli rivolgo l'uno e l'altro: almeno io non resto muto davanti ai regali d'amore, almeno io so essere riconoscente.

Un fiore mi guarda: sarà bello dividere con lui la brezza di primavera, il sole d'estate, la rugiada che dona forza ed ottimismo; sarà bello appassire insieme a lui, dopo un reciproco e lungo scambio di riconoscenza.


8 febbraio 2019.