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giovedì 8 gennaio 2026

Non spalancare

Non spalancare i tuoi occhi in una cascata di lacrime destinate a disperdersi nella palude dell’indifferenza, che le sofferenze altrui ingoia senza fermarsi ad assaporarne l’urticante e acido gusto.

Non spalancare i tuoi occhi se non per vedere un fiore o per rimirare un tramonto.

Non spalancare la tua bocca in una cascata d’urla di dolore destinate a non trovare eco in un mondo sempre più sordo, in cui esse si dissolverebbero senza nemmeno toccare terra, senza nemmeno trovare un sepolcro negli altrui ricordi.

Non spalancare la tua bocca se non per dare conforto o per infondere coraggio.

Non spalancare le tue orecchie in una cascata d’attese fatte di ascolti destinate a non trovare risposte alle tue richieste, d’aiuto o d’amore, senza spesso trovare nemmeno la schiettezza del rifiuto ma soltanto la crudeltà del silenzio.

Non spalancare le tue orecchie se non per sentire un soave canto d’uccello o per farti cassa di risonanza delle onde del mare.

Non spalancare le tue mani in una cascata di dita distese destinate a farti perdere la preziosa sabbia di ciò che hai dalla vita ricevuto o conquistato, senza spesso trovare nemmeno qualcuno pronto ad aiutarti a superare l’ostacolo che avevi davanti.

Non spalancare le tue mani se non per offrire un disinteressato aiuto o per elargire un gioioso saluto.

Non spalancare lo scrigno delle tue sofferenze, delle tue amarezze, dei tuoi rimpianti, dei tuoi rimorsi: triste forziere destinato a non essere alleggerito dei dolenti monili che contiene, anzi, a raccoglierne sempre di nuovi.

Non spalancare al mondo se non la tua dura scorza di anima che non s’arrende e che, nonostante tutto, continua ad inoltrarsi nel cammino della vita.

 

Scritto ispiratomi dalla lettura del post “Non piangere piccola mia” di mio cugino Luca Gambarelli.

Luchetto carissimo, è orgogliosa gioia per me, torrente che da tempo scorre nella prateria dei versi, specchiarmi nella fonte limpida e fresca della tua grande vena poetica.

 


venerdì 26 dicembre 2025

Nei labirinti della vita

Nei labirinti della vita non sempre ci sono Minotauri in agguato ma nemmeno solerti Arianne pronte a salvarti col loro filo.

Nei labirinti della vita puoi perderti inseguendo un sogno, un’utopia, un amore, un’illusione, che non trovi mai dietro gli angoli che ti ostini a svoltare credendo che basti la tua volontà a piegare ai tuoi desideri un Fato che è nato per somministrare più dolore che gioia.

Nei labirinti della vita quasi nessuno acquisisce la saggezza che spesso è meglio fermarsi, desistere dal vagare contorto, piuttosto che perdersi nella testardaggine di trovare un’uscita, di trovare una porta che forse non è nemmeno stata aperta.

Nei labirinti della vita non si può tornare indietro; il Tempo ha bruciato dietro di te i ponti calpestati dai tuoi passi e se ti volti indietro puoi andare a ritroso solo coi tuoi ricordi.

Nei labirinti della vita il vicolo cieco è sempre in agguato, anche se la strada che hai davanti a te sembra priva di trappole, anche se le svolte che farai ti sembrano prive d’insidie.

Nei labirinti della vita rimani fino a che la vita continuerà a scorrere in te e allora tanto vale che tu scorra in essa con saggia prudenza e con sereno coraggio, lasciando alle lacrime lo sfogo del rimorso per il male che hai fatto e per il dolore che hai provocato.